Vhelade, “Afrosarda”: la recensione

vheladeIl debut album di Vhelade si chiama Afrosarda, titolo che, inequivocabilmente, rende omaggio alle origini della cantante, Sardegna e Africa. Le 14 tracce che compongono l’album, tra le quali troviamo anche i primi 3 singoli “Insieme”, “Oro nero” e “Afrosarda”, offrono una visione del mondo della cantante, delle sue esperienze personali ed artistiche, passando da ambientazioni di stile soul, jazz, pop a ricercate sonorità elettroniche, a tratti minimal. L’album è impreziosito dai featuring di Tormento e di Dargen D’Amico in due diverse tracce. 

Già prima voce negli spettacoli di Piero Chiambretti e attrice, specialmente accanto a Maccio Capatonda in Italiano Medio, Vhelade mescola origini zairesi e isolane, in un mix particolarmente avvertibile anche all’interno del suo primo disco.

Vhelade traccia per traccia

Dopo la breve Intro, si procede con una vellutata In Bilico, tra soul e pop, con caratteristiche ben modulate. Discorsi decisamente diversi quelli di Afrosarda, che fa largo uso di percussioni a metà tra l’etnico e la dance, muovendo il bacino a tempo e mettendo in evidenza la voce, prolungandosi poi in un ulteriore excursus sperimentale verso il finale.

Straniero, cover “minore” di Battisti, si muove all’oscuro, con la voce che emerge da un buio sostenuto quasi esclusivamente dalle percussioni, e da un’elettronica minimal che però gradualmente cresce. Più morbidi i movimenti di Nuovo inizio, che di nuovo fa ricorso a una miscellanea di pop, soul, R&B, con l’intervento di Tormento e della tromba che si occupa di un finale dal sapore jazz.

Si rientra nel velluto con La Notte, con aperture che squarciano il velo, ma sempre con gentilezza. Molto movimentata I miei eroi, con Dargen D’Amico, che su una struttura sonora da disco anni ’70 stende suoni contemporanei. Due divisioni differenti per la molto tribale Mama Nangai, con una prima parte molto mossa ed etno, e una seconda più sotterranea ed elettronica.

Dopo lo strumentale Amore come via ecco Oro Nero, pezzo in cui prevale l’attitudine pop. Una chitarra acustica apre Insieme, pezzo vivace e mobile. Il percorso di 13 Luglio (A Modo Mio) invece è molto più intricato, con recitati sovrapposti, a parlare di religione, tradizione e liberazione. Si chiude con una molto chitarristica Outro.

Non il classico disco pop che ti aspetteresti da qualcuno che proviene da uno show televisivo: questo va detto. Vhelade si circonda di ottimi collaboratori e di ottime idee, arrivando a un disco molto elegante ma anche con quella dose di coraggio in più che lo stacca dal paesaggio tipico del nuovo (o vecchio) soul.

Se ti piace Vhelade assaggia anche: Black Beat Movement