Voina, “Kintsugi”: recensione e streaming

Kintsugi è il nuovo album dei Voina, per V4V Records (edizioni Sony/ATV Music Publishing). Il disco sarà disponibile anche in vinile in due colorazioni, oro e nero, in edizione limitata. A marzo parte inoltre il Kintusgi Tour, che li vedrà impegnati sui palchi dei club della penisola.

Questo disco è un inno alla disfatta e all’infinita voglia di continuare ostinatamente a risorgere. Un inno alle sfide quotidiane, un inno ai Voina che da più di dieci anni si infrangono contro questo strano mondo e ogni volta rimettono insieme i pezzi sapendo che alla fine sono proprio le crepe a far entrare la luce.

Kintsugi è il quarto disco in studio dei Voina e, come ogni loro disco, rischia inesorabilmente di essere l’ultimo. Ancora una volta la band raccoglie i cocci della propria esistenza e riassembla tutto glorificandone le disfatte, da qui la metafora della pratica giapponese kintsugi, e lasciando ammirare i segni del tempo e della maturità raggiunta sui propri inciampi, errori e dolori. 

Rincollare le cose rotte. Rincollarle anche quando ti dicono che forse non ha più senso farlo, che le cose vecchie vanno tenute in soffitta insieme ai ricordi e le cose dimenticate. Rincollare le cose rotte. Rincollarle anche quando i pezzi si fanno sempre più piccoli, e ogni nuova incrinatura allarga quella precedente. Rincollare le cose rotte. Rincollarle contro il tempo, la memoria, contro gli impegni della vita tutti i giorni

Voina traccia per traccia

Con un giro di chitarra malinconico e molto 90s, Maya apre il disco e si fa martellante fin da subito. “Assomigliamo alla fine/della grandezza dei greci”: il senso di decadenza e molte immagini storiche scorrono, mentre si fa parecchio rumore.

Ecco poi Che vita di merda, singolo d’apertura del disco: le crisi di ogni tipo devastano una canzone dal testo semplice e diretto, senza soluzioni se non nello sfogo che offre la musica.

Si procede a velocità molto alte con Meteorite, che recupera una certa cattiveria (e una citazione mourinhiana) per un pezzo che ti invita a fottersene e a “drogare il tuo ego” per superare le inevitabili difficoltà della vita.

Rallenta Fortini, per raccontare il desiderio con un’immagine ben precisa: “Ci sono sedici miliardi di gambe e io vorrei soltanto essere stritolato solo dalle tue“. Le idee e le atmosfere risalenti alla memorabile Ossa si riverberano fin qui.

Bianco, ricco e civilizzato/sotto un finto cielo stellato”: lo sguardo qui si allarga alle prospettive che nascere in un posto anziché in un altro regala. Sempre con dosi consistenti di rock.

Sotto i Grattacieli ci sono i gratta e vinci, in una dicotomia che ha al centro la povertà e le scelte di vita che portano nei bar ad annegare i pensieri. Anche qui c’è parecchia gloria per la chitarra.

Ecco poi La pubblicità, alla quale non credere mai, per un pezzo che rimbalza violento e che proclama: “Basta col salutismo/torniamo alla droga“. Dagli torto, se riesci. Il fascino plasticato di tutto ciò che è fittizio è rigettato con forza da un brano che vuole soprattutto risvegliare.

Si abbassano i toni con una molto struggente Mal di gola, guidata soprattutto da voce e chitarra, per raggiungere un’intimità comunque dolorosa.

A chiudere, ecco Supermercati cinesi, con un’altra verità incontestabile: “Qui una volta era tutta campagna/tu pensa che merda“. Il mito della nostalgia dei bei tempi andati è rigettato con grande potenza e senza possibilità di contraddizione.

Band di contrasti se ce n’è una, i Voina lavorano sui propri punti di forza riproponendo una formula che li ha resi significativi. Il senso di sconfitta permea nove pezzi che però guadagnano in elettricità e rabbia tutto ciò che perdono in magnifiche sorti eccetera.

A un certo punto della loro storia forse i Voina avranno avuto anche la possibilità di prendere la strada pop che altre band ben note provenienti dalla stessa regione hanno imboccato. E invece un “no” enorme sembra campeggiare sulla loro strada, sigillato in questo disco da dosi di chitarra elettrica non esattamente omeopatiche.

E francamente ascoltare una band che usa la chitarra senza nostalgie, con creatività, e con testi intelligenti e urticanti come i loro è un grandissimo piacere. Facciamo che non sia l’ultimo, amici Voina.

Genere musicale: rock alternativo

Se ti piacciono i Voina ascolta anche: I Ministri

Pagina Instagram Voina