Ohdio è il nuovo disco della Tundra: undici brani, 33 minuti e 22 secondi, che iniziano con la noia e finiscono con un funerale. In mezzo: macchine, case, lavoro, nemici, Dio e soprattutto quella sensazione costante di essere sempre un passo indietro rispetto a ciò che si desidera davvero.
Ohdio raccoglie l’urgenza che la band porta sul palco da tempo: suonare per liberarsi, trasformare la tensione in energia condivisa. Un lavoro rumoroso, di dinamiche che esplodono e poi si ritraggono, che prende la frustrazione e la restituisce amplificata, senza mediazioni né filtri. Non cerca risposte né offre consolazioni: alza la voce, si irrigidisce, resta addosso.
“Oh Dio” per noi sono due parole perfette per riassumere i temi del disco. Le abbiamo fuse in una singola parola, per schiacciarne l’intonazione, per non avere vie di fuga: perché nel tempo di un respiro si riassuma la reazione a quel casino che ci rende disperati e immobili, rassegnati
Tundra traccia per traccia
La rivendicazione del proprio comportamento animale è alla base di Noia, che apre il disco convogliando da subito aggressività e frustrazione, con qualche osservazione sul lavoro (che è “dove faccio le alghe“) e molta elettricità.
Si procede con Zero catene, che riverbera subito di ulteriore energia. L’odio prevale sull’amore e la voglia di fuggire vince su tutto. Varie considerazioni su Dio aprono Dono di D: un’ondata critica dedicata alla divinità ma soprattutto a certi suoi adepti coglie nel segno con grande forza.
La catena alimentare è fra i fil rouge di questo disco: lo ribadisce Unicellulare, che su un basso particolarmente ruvido, ma anche aperture scintillanti e improvvise, opera considerazioni su evoluzione e civiltà e le morti sul lavoro.
Un altro dei temi ben presenti nel disco è l’Odio, canzone un po’ più rallentata ma non meno determinata. Un drumming molto vivo e distinto convoglia istinti negativi: “Mi odio esco e sono come nuovo“.
“Ora sì che sono un uomo“: La macchina mette al centro del discorso problemi di status, di capitale, di acquisti fatti per dimostrare di essere all’altezza della società. Fino alle conseguenze più estreme.
Si passa per l’Interludio, che procede a loop, aumentando il senso di minaccia a ogni giro. A seguire ecco Il mio dovere, che risolleva il livello dello scontro e della rabbia. Ribaltamenti di senso tra dovere e piacere rivelano mondi alla rovescia.
Apre saltellando e continua picchiando Padrone, che parla di cani ma più che altro per metafora: la sezione ritmica si scatena su un pezzo che sa di punk e di energia, mentre il lavoro che schiavizza è al centro della riflessione del testo.
Parte piano ma sfocia presto in sonorità sostanzialmente metal Un bel funerale, che organizza la cerimonia con una certa attenzione ai dettagli. A chiudere ecco Milioni, ballata morbida che si intensifica lungo il percorso, riprendendo alcuni temi già affrontati durante l’album, prima di un finale piuttosto rumoroso.
Sa di anni Novanta il disco dei Tundra, non tanto per i suoni (un po’ anche per quelli), ma soprattutto perché si permette di scrivere prestando attenzione soprattutto per la realtà circostante, sociale, politica e religiosa. La band toscana conferma sensazioni e vibrazioni che aveva già trasmesso fin qui.
Sa di anni Novanta ma anche di qualche decennio precedente: mescolato nell’elettricità a volte punk della Tundra ci trovi qualcosa di Gaber, dei primi Litfiba, dei Ministri, tutti rimescolati e indignati di volta in volta da un mondo e da una società che non possono non indignare. Ma tutto sotto una lente di osservazione del tutto personale e con un sound plastico e furibondo, come si conviene.
Chi è la Tundra
La Tundra è una band alternative-rock di Pisa, che si forma come qualsiasi altra band: qualcuno vuole dire qualcosa con delle canzoni e cerca altre persone che condividono la stessa visione. Suona un mix di post-punk e alternative rock in italiano, con due chitarre, un basso e una batteria. Ha pubblicato un ep dal gusto ancora “pubescente” e un disco da veri sognatori. Ora, però, sembra che qualcosa sia andato storto… e che la rabbia abbia preso il sopravvento
Composta da cinque elementi, la Tundra muove i primi passi nell’estate 2019. Dopo alcuni concerti nei locali della città natale, durante i quali il gruppo presenta l’ep Tundra, la formazione si concentra sulla scrittura del primo album, Nuvole rosa, ragni e guai, uscito nell’aprile 2021. Il disco, autoprodotto e distribuito in collaborazione da Freecom Hub e Believe Music, parla di relazioni finite e amori alla deriva, alternando sonorità morbide, riconducibili al brit pop, a momenti più aggressive.
Sempre nel 2021 la band si aggiudica le finali di 1M NEXT, vince il concorso Arezzo Wave Toscana e inizia un lungo periodo di concerti, esibendosi tra l’estate 2021 e quella del 2024 su oltre 50 palchi in tutta Italia. La dimensione live è quella in cui La Tundra si esprime meglio, con concerti energici e coinvolgenti. In questo periodo si esibisce in alcuni tra i principali club della scena alternativa italiana, come The Cage (LI), Lumiere (PI), GOB (LU), Circolo Gagarin (VA), Giardini Luzzati (GE), e apre i concerti di Giancane, Tommaso Novi (Gatti Mezzi), Karma e Dutch Nazari.
Negli anni di militanza live, il gruppo continua ad evolversi musicalmente, producendo nuovo materiale, spesso proposto anche dal vivo. Nel 2024 la band entra al Redroom Recording Studio di Nodica (PI) per registrare il disco assieme a Giulio Ragno Favero, chiamato a occuparsi anche del mixaggio.

