Il 30 aprile 2026 l’Arci Bellezza di Milano ha accolto il ritorno del Duo Bucolico, formazione composta da Antonio Ramberti e Daniele Maggioli, impegnata nel tour di presentazione di Champagne, decimo album in studio pubblicato lo scorso 10 aprile in occasione dei vent’anni di attività.
La sala è gremita e attraversata da un pubblico eterogeneo, caloroso e già pronto alla festa. Ad aprire la serata è Loste (Stefano Morandini), in set semiacustico tra chitarra e basi. Le sue canzoni scorrono leggere, ironiche e ben accolte dagli ascoltatori. Tra i brani spicca La terra è un posto bellissimo, pezzo che intreccia sostenibilità e necessità di prendere posizione nelle battaglie politiche e sociali.
La scena si presenta essenziale, dominato soltanto da una scritta luminosa “Champagne”, accompagnata da due flûte che brindano. Un’immagine perfetta per raccontare il nuovo disco del duo, lavoro corale e itinerante registrato presso il GattoLab Studio nel dicembre 2025, per poi essere ultimato a Ferrara nel gennaio 2026 all’Animal House Studio da Federico Viola. Il mix e master è stato affidato a Fabio Zanolini.
L’inizio del concerto è affidato a Dai che sfondiamo: dichiarazione d’intenti perfetta. Fin dai primi minuti emerge una delle qualità più evidenti del Duo Bucolico: la capacità di abitare il palco con grande naturalezza. Le canzoni si alternano a sketch, improvvisazioni e dialoghi col pubblico. Basta la voce di un ragazzo in platea per simulare un litigio improvviso e trasformarlo in una scena comica che fa ridere tutti.
Con Ingorgo, in cui “il tennis è metafora della società” di una Milano raccontata come una sorta di nuova America per chi la sogna da lontano, salvo poi rivelarsi molto meno speciale una volta raggiunta. Seguono Gianni Morandi, Manu Chao e una travolgente Voglio andare al mare, cantata a squarciagola da tutta la sala.
Tra i momenti più surreali c’è una serissima introduzione al brano Mantra Town, con la spiegazione del mantra “gnongo gnongo”, il cui vero significato sarebbe nientemeno che, a detta del Duo, “Milano Lambrate”. Nonostante i momenti più apertamente nonsense, il Duo Bucolico ha una satira incisiva e una comicità rara che, per fortuna, nasconde grande sostanza in termini di argomenti e critiche.
Non manca l’autoironia. Quando il duo chiede quanti abbiano già ascoltato il nuovo disco e scopre che sono pochi, parte la stoccata: “Potevate prepararvi prima per il concerto. Mettetemi nei panni di Mahmood. Pensate se nessuno ascoltasse… Achille Lauro: sarebbe un casino”.
Il concerto prosegue con un racconto della vita dal punto di vista di una transenna (Transenna, traccia del nuovo disco, appunto), Coccodrillo bello e Il centenario, durante il quale Ramberti dirige il pubblico come un coro popolare nel ritornello mentre racconta la sua vita il giorno del suo centesimo compleanno, il 16 maggio 2067. Poi ancora Tutta colpa dell’Europa, Scemo per scelta, Il genio dello Xanax e Ti amo ti amo ti amo, la “storia di un analfabeta emotivo”.
A rendere tutto ancora più imprevedibile ci pensano i continui cambi d’abito di Ramberti, i pupazzi, i robottini, i cappelli e gli oggetti di scena che diventano personaggi aggiunti dello spettacolo. Il Duo Bucolico costruisce un universo in cui concerto, cabaret e teatro-canzone si fondono in maniera efficace e molto comunicativa.
Il vertice emotivo arriva con Manola Robot, ballata intensa e sorprendente, eseguita con grande consapevolezza musicale. È forse il momento in cui emerge con più chiarezza il mestiere dei due artisti: dietro il gioco e il caos apparente c’è una padronanza notevole della scena e della scrittura.
La sala esplode con I tempi d’oro, il classico più amato: si canta, si salta, parte il pogo, il pavimento dell’Arci Bellezza sembra vibrare. Nel bis, richiesto a gran voce da un pubblico molto calorodo, trova spazio Si è sposata la mia zia, chiusura perfetta.
Ciò che colpisce davvero è la forza scenica del Duo che, armato soltanto di chitarra e pianoforte, riesce a sostenere oltre un’ora e mezza di spettacolo senza cali. Si ride, si balla, ci si abbraccia e ci si diverte.

