Willie Peyote, “Anatomia di uno schianto”: la recensione

Willie Peyote

Come una meteora caduta dal cielo, è disponibile da oggi in tutti i negozi tradizionali e in digitale Anatomia di uno schianto prolungato, il nuovo album di Willie Peyote. L’album contiene undici tracce tra cui i singoli Burrasca e il singolo in rotazione radiofonica Kodak (“la calma forse un po’ troppo solitaria di un pomeriggio in riviera, tra chiare sognanti e l’aiuto della voce di Danny Bronzini“, ha raccontato in merito Willie) ospita anche tre collaborazioni con Brunori Sas, Noemi e Jekesa.

Come ha raccontato lo stesso Willie sui social, l’album ha una ispirazione cinematografica, e gioca sull’ossimoro di vivere in un mondo in attesa della fine, ma senza mai arrivarci per davvero. La parola anatomia invece, oltre a richiamare a titoli cinematografici, vuole anche indicare la metafora della lenta e inesorabile “caduta” del corpo umano, nel processo di invecchiamento che si manifesta dal superamento dei 40 anni in poi.

Willie Peyote traccia per traccia

C’è la voce di Samuel a rendere ancora più esplicita la citazione subsonica di In cerca di uno schianto, che dice di “voler chiudere col botto” ma sembra aver appena aperto le danze: il pezzo è duro, nonostante i modi r&b, con le tensioni che si mescolano ai fiati e il mondo che bussa alla porta: “Se il futuro non è scritto puoi inventarne un altro“.

Molto più tranquillo il ritratto di Burrasca, che, forse per questioni di rima, ospita Fudasca, e allinea su toni molto morbidi una canzone d’amore molto descrittiva e narrativa.

Si torna a funkeggiare con Sapore di Marsiglia, che al contrario sembra aver finito la benevolenza, tra il cielo grigio e la ricetta della carbonara. “Senza offesa ma non riesco a ringraziarvi/per il bene che ci fare coi miliardi“: l’obiettivo polemico è piuttosto chiaro, anche se la narrazione del pezzo prende qualche twist qui e là.

Parla di assassini ma è più tranquilla Kodak, scelta anche come singolo di accompagnamento dell’album: visioni di Riviera, ma piuttosto malinconiche, si affollano nel brano. Gocce d’acqua perse nell’oceano che si cercano senza trovarsi.

Malinconia a palate in Mi arrendo, che racconta della confusione tra diritti e privilegi, della gentrificazione, del leibniziano “migliore dei mondi possibili”, prima che entri a gamba tesa un Brunori Sas particolarmente intenso, per uno dei pezzi meglio riusciti, forse perché più amari, del disco: “Con i tempi che stanno correndo forse ci conviene/nasconderci bene“.

I pezzi morbidi e malinconici prevalgono, almeno in questa fase del disco: Che caldo fa a Testaccio parla, peraltro, anche del posto dov’è morto Lennon e della gente che si fa i selfie. C’è Noemi a dialogare in un pezzo che sa di soul e di molti vuoti da riempire: “Conta solo il presente, ora o mai più“.

Ecco poi Luigi, che non è il fratello di Supermario ma è Mangione: inevitabilmente qui si torna a tensioni alimentate dal presente. “Sappiamo dove inventano le crisi“: l’invito “Fai come Luigi” potrebbe essere un filo controverso, sempre che qualcuno si accorga e faccia i collegamenti. Ma probabilmente ci sono aggiornamenti sull’omicidio di Garlasco, perciò non se ne accorgerà nessuno.

Dalla faccia che fai mi sa di mai più“: ecco un incontro irripetibile, che magari si ripete anche, ma senza smettere di essere occasionale, incurante di qualche implicazione ulteriore, raccontato nei dettagli da Come se.

Parecchi gli obiettivi polemici enumerati da Kill Tony (tipo Cristicchi e Morgan), in una specie di dissing allargato che diventa spaccato di vita sociale, condita di un po’ di associazioni mentali rapide: “Non sono io che sembro Gramsci ma voi che siete tutti mezzi fasci“.

Rimane polemica anche Air B&B che include Jekesa e fa qualche paragone americano per raccontare una realtà che sembra decisamente più vicina e quotidiana. I fiati gonfiano un pezzo articolato e colorato.

Preferisco non sapere chiude il disco in modo soft, che cita niementenoché Memo Remigi (“Sapessi com’è strano/sentirsi stupidi a Milano“). “Quando sei vicina è una luna di miele/quando sei lontana preferisco non sapere“: più che la fiducia, è l’ansia a decidere le distanze da mantenere.

Come sempre, Willie Peyote prende la mira e colpisce nel segno: il disco scivola rapido, poco più di mezz’ora, colpisce come la meteora che lascia il cratere della copertina, e poi si ritira in buon ordine, in attesa del prossimo schianto.

Come sempre, Willie riesce anche a essere istantaneamente instagrammabile, ma anche profondo e da scavare, con pezzi che mescolano il quotidiano e l’universale, le esperienze di vita e la politica, ma spesso così velocemente che è il caso di fermarsi e riascoltare più volte per assaporare i particolari. O anche solo per godersi il flow, che alla fine è probabilmente il regalo migliore di questo lavoro.

Genere musicale: hip hop

Se ti piace Willie Peyote ascolta anche: Dutch Nazari

Pagina Instagram Willie Peyote

Iscriviti subito al canale Telegram di TRAKS 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi