Asianoia, “Carneplastica”: la recensione

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Si intitola Carneplastica il nuovo album degli Asianoia: tra post-punk e canzone italiana, la band fa della forma canzone una soluzione alternativa. Gli Asianoia osservano il reale attraverso la lente del paradosso: l’assurdità del quotidiano, le persone, le città, le condizioni mentali complesse e contraddittorie. Per la musica come strumento collettivo di emancipazione e di lotta, un mezzo attraverso cui dissezionare il distorto e il violento.

“Carneplastica” è il nostro primo album, composto da dieci canzoni. Cantiamo in italiano l’assurdità della società e dell’uomo contraddittorio che la abita: la provincia, la salute mentale, il lavoro. Tutti gli aspetti della sottilissima tensione tra il pudore e l’esibizionismo, tra la voglia di amare e l’odio sanguigno, tra la carne e la plastica, tra la spinta a vivere e il suicidio, e così, avanti, verso i confini dell’alienazione contemporanea. Ci riappropriamo della forma canzone classica deformandola attraverso soluzioni alternative portando i brani in un mondo non convenzionale e strettamente personale. Questo non è un manifesto di critica. È un vero e proprio elogio all’uomo moderno. È una dedica a tutti noi. La quotidianità di Francesco Ranocchia è la nostra ispirazione, la vita “normale” che viviamo è il climax della nostra narrazione. È tutto rivolto verso l’incomprensibile feticismo della morte, che paradossalmente ci mantiene vivi, che ci costringe ossessivamente a cercare qualcosa che non funziona, un nuovo dolore, una nuova malattia. È la corsa disperata nel provare a salvare qualcosa che crediamo stia marcendo velocemente, e che deve essere curata al più presto. “Per ogni malattia c’è una cura.” “Quindi dimmi, ti piace perché vive o perché sai che può morire?”

Asianoia traccia per traccia

Ingresso enfatico nel disco, accoppiato a una voce sottile e quasi timida: vive di contrasti Sangue x4, che ha passo cadenzato e proclama la propria incapacità di azione.

Molto più rapida e accelerata, ecco Raskolnikov: i riferimenti dostoevskijani si allineano su attitudini indie rock, con tanto di ritornello urlato e di strofe a ritmo battente. Questioni di tavor e di ansia in Per un’idea, che cerca motivi per vivere in mezzo a sonorità post punk, con una buona linea di basso ed evidenti influenze dei Fontaines DC.

Corale e fluida, ecco poi Caterina, che parla di psicofarmaci, collane e dell’amore di una madre. L’atmosfera è cupa e piuttosto scura. Battente e veloce, ecco poi Un impostore, tagliente e anche gridata, alla ricerca di risposte sotto le maschere.

Toni un po’ più bassi quelli di Irene Cura L’Informale, tra lettere suicide e amori impossibili, con un mood un po’ Baustelle e una chitarra malinconica. Molto tirata e alternativa Nuova fabbrica, incentrata su una sorta di transumanesimo ricco di vibrazioni non necessariamente positive.

Tornano suggestioni Fontaines ne Il Punto Preciso Dove Ti Hanno Accoltellato, che ribolle di drumming e si tinge di noir. Un po’ di eredità dei Massimo Volume e di poesia sparsa per Pomeriggio Banale.

A chiudere il lavoro ci pensa Nascosto dalla luce, che assomiglia a una ballad decadente e delusa, su toni sommessi.

Un flusso alternative rock caratterizza tutto il disco d’esordio degli Asianoia, che pescano da modelli italiani e internazionali per costruire un suono compatto e coerente, che pone le fondamente di un disco ricco di energia e di intensità.

Genere musicale: alternative rock

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Pagina Instagram Asianoia

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