I colli di Ubeda è l’ep d’esordio di Golconda: un racconto sospeso consapevolmente sul filo del non-significato e del non-senso. Le quattro canzoni che compongono la tracklist si muovono attraverso un linguaggio che fonde tradizione cantautorale e scrittura rap, le due principali influenze dell’artista, in cui le parole diventano talvolta rumore fuori controllo in cui il significato si perde, altre volte ferite, e poi guarigioni.
Parliamo di ep ma, salvo errori sempre possibili da parte dello scrivente, i quattro brani si trovano sui dispositivi di streaming alla spicciolata, messi lì come singoli, e poi l’ascoltatore andrà a ricercarli per i fatti suoi.
Golconda traccia per traccia
La giornata si preannuncia strana e umida: I colli di Ubeda (che si pronuncia ùbeda con l’accento sulla “u”), title track dell’ep-non ep, parte solo voce, in modo fitto e denso, e poi si lascia andare lungo il percorso, con sonorità mediterranee ma anche un battito continuo e profondo che sembra voler scavare.
Più malinconica, almeno sulle prime, Parole d’amorte, che però affronta diversi cambi d’umore: anche qui le parole si susseguono in modo particolarmente denso, all’inseguimento di un rap dai modi letterari.
Coro iniziale per C’era una volta un uomo, che sembra voler prendere i modi della fiaba ma quello che ne esce è un ritratto piuttosto realistico. La storia si dipana nelle periferie, della città e della vita, fino a spostarsi dalla terza alla prima persona, per una vicenda di marginalità che ci tocca direttamente, anche se facciamo finta di no.
L’Ultimo (De André e Tecno) torna a un umore un po’ più positivo, a esplorare eredità cantautorali ed errori di battitura, mescolando ritmi e sensazioni in uno sfogo surreale e con poche limitazioni.
Talento molto puro e propensioni ironiche e surrealiste molto marcate, Golconda convoglia la propria fascinazione per Magritte verso brani per lo più di carattere hip hop ma anche con una certa fascinazione culturale “alta”, senza mai essere pedante. Positivo però come riesca a dimostrare anche un certo attaccamento alla realtà, come in C’era una volta un uomo, a conferma di una versatilità importante, che può portarlo lontano.
Chi è Golconda
Golconda è un cantautore-rapper fiorentino che vive a Roma e non fa niente per nascondere un certo fascino per Magritte. Nelle sue canzoni prova a parlare dell’amore, della morte e di altre sciocchezze, a volte rubando citazioni di Francesco Guccini, altre volte no. E quando non lo fa, è costretto a inventarsi un modo tutto suo di scrivere canzoni, frutto degli ascolti di una vita: da bambino i cantautori (in macchina), da adolescente i rapper (in cuffia). In ogni caso, l’attenzione alle parole è la sua piccola grande ossessione: non solo per cosa vorrebbero dire, ma per come risuonano e toccano chi le ascolta.
Debutta nel 2020 con il suo primo singolo, Il mondo di Ambra, per Piuma Dischi, a cui seguono altri singoli. Nel 2026 uscirà il suo primo ep, prodotto da Lorenzo Pellegrini (/handlogic) e pubblicato con Costello’s Agency. Ha vinto il premio nazionale “Dante Rock” di Arezzo Wave con il suo penultimo singolo Caronte, uscito in vinile insieme a canzoni di Elio, Modena City Ramblers, Paolo Benvegnù e Finaz della Bandabardò, coi quali ha condiviso il palco. Il suo ultimo singolo è Eldorado.

