Magarìa è il nuovo album di Eman: otto brani che attraversano contraddizioni profonde, intrecciando dimensione personale e sguardo sociale. Tra relazioni che si sgretolano, desiderio, senso di appartenenza alla propria terra e l’amore per una figlia, il disco affronta anche temi come la solitudine digitale, l’indifferenza collettiva e una società che tende a trasformare tutto in spettacolo. Eman non osserva il mondo da lontano: sceglie di entrarci dentro, con le proprie fragilità, senza cercare scorciatoie né risposte definitive.
Quel posto, per me, è lo spazio tra ciò che si vorrebbe dire e ciò che rimane in gola. Ho passato molto tempo lì, in quello spazio. E alla fine ho smesso di cercare di uscirne e ho cominciato a scriverci dentro
Eman traccia per traccia
Sarà la vocalità, sarà l’impeto nel cantare, ma Luce dalle crepe che apre il disco fa pensare a un Tiziano Ferro d’antan (e vuole essere un complimento). In ogni caso Eman ci mette molto del suo in una traccia d’apertura portatrice di notevole emotività.
Eventi che arrivano all’improvviso sono al centro de La peste, ricca di immagini e metafore e dall’approccio cantautorale ma anche dalle aperture improvvise. Una canzone in gola si fa largo con un’introduzione voce e piano, salvo poi costruire con gli altri strumenti nella seconda parte, in un ulteriore climax emozionale.
Sonorità quasi techno per Barricate, tra autocritiche e riferimenti al contemporaneo. La tensione del brano si fa narrativa e i ritmi vertiginosi. Con Magarìa ci si immerge in atmosfere più antiche e molto oscure, con parti cantate in dialetto ma una forte tensione rituale in tutto il brano. Ma anche qui si esplode, soprattutto in invocazioni alla luna.
Molto fiammeggiante, ecco poi Supernova che torna all’italiano e a un certo approccio molto vibrante al pop. Abbassa i toni Cura di me, che affronta le doppiezze dei social e tutto ciò che nascondono, soprattutto nella vita personale di ognuno.
A chiudere arriva L’equilibrista, episodio delicato e poetico che rappresenta una buona uscita.
Del disco di Eman ciò che colpisce prima di tutto è la personalità, spiccata e manifesta, che il cantautore mette in ognuno degli otto brani. Con un range che va dal potente al sommesso, vocalità e scrittura rendono completo un progetto dalle molte sfaccettature e dotato di grande consapevolezza autorale.
Chi è Eman
Eman è un cantautore dalla forte identità, capace di fondere nel suo corso artistico reggae, elettronica e scrittura d’autore. Muove i primi passi nella scena reggae calabrese, fondando nel 2005 il Sound System Pennywise. Dopo l’esordio autoprodotto Come Aceto (2009), si fa notare con Insane (2012), firmando con Sony Music Italy. Nel 2016 pubblica Amen, album di successo tra impegno e ironia, seguito da un tour sold out. Nel 2019 esce Eman, con brani intensi come Tutte le volte. Dal 2021 avvia una fase più introspettiva, proseguita con l’ep Distratto (2023).

