Jagwari, Emma Nolde e Zen Circus: questi i nomi della seconda serata 2026 targata Balena Festival, andata in scena all’Arena del Mare del Porto Antico di Genova. Una serata calda nella temperatura e nell’atmosfera, dove è il rock a farla da padrone; un rock con un cuore, però, che non vuole solo martellare e fare casino, ma ha anche bisogno di farsi sentire per quel che ha dentro.
Si comincia con la band composta da Brian, Gordon, Jamie & Stevie Jagwari, il cui frontman è noto ai fedelissimi dell’indie per il progetto Dellacasa Maldive, che hanno dato una bella scossa al pubblico con i suoni ruvidi, distorsioni, voglia di spaccare. Temi sociali, visioni del nostro tempo e apatia di fondo sono i temi che vengono sputati i faccia a chi ascolta, preso bene anche se, forse, non conosceva la band prima dell’inizio del festival.
Abbiamo imparato a cambiare idea
Si procede poi, a passo non troppo svelto, con la fresca Targa Tenco Emma Nolde. Una conferma, se mai ce ne fosse bisogno, di quanto la giovane artista toscana sia capace di catalizzare l’attenzione pur senza far niente per attirarla, se non essere se stessa. Sul palco insieme a lei ci sono Marco Martinelli, Andrea Beninati, Francesco Panconesi e Federica Sutera, per un live molto diverso dall’ultima volta in cui è venuta a Genova, in cui era sola sul palco.
Sentitevi liberi di cantare e di ballare malissimo, perché qui ci siamo soltanto noi… e se vi vergognate a farlo siete venuti al concerto giusto. Se preferite essere sinceri invece che furbi… non sarete nel mondo giusto ma siete al concerto giusto
Poche parole, eleganza innata nei modi, inanella un brano dietro l’altro come fossero tante perle di una collana colorata e dalle mille sfaccettature: Sconosciuti, Pianopiano!, Tuttoscorre, fanno decollare il live, arrivando poi a una particolare fusione fra la sua Toccaterra e il brano Occhi di Zucchero e alla canzone scritta per il compleanno di una ex, per rispondere a chi chiedeva cosa le sarebbe piaciuto ricevere come regalo.
Emma Nolde è così: è in grado di mettere nelle canzoni quello che a parole sarebbe troppo difficile da spiegare, rendendo ogni brano, ogni frase, ogni ritornello, un pensiero unico, vivo, sentito. E poi ancora Voci stonate, Respiro, e la riflessione sull’anniversario dei 25 anni dal G8 di Genova, sulla morte di Fakir a Bologna per mano delle forze dell’ordine:
Leggo commenti come ‘per sempre dalla parte della polizia’. Quel ‘per sempre’ mi spaventa. Noi ventenni facciamo fatica ad avere certezze assolute, perché abbiamo imparato che le idee possono evolvere e che cambiare opinione non è una debolezza. Se schierarsi significa negare l’evidenza, allora non vogliamo schierarci nel modo in cui fate voi. Ci sono due cose che contano davvero: la giustizia e la verità. Con tutti i nostri dubbi, la nostra apparente fragilità e la nostra fluidità, abbiamo imparato a mettere in discussione le convinzioni e, quando serve, a cambiare idea. Ed è questo che la nostra generazione sta cercando di fare
Disarmante, armata di quanto più prezioso abbiamo: le parole, e la capacità di usarle per trasmettere messaggi, non solo per pronunciare slogan.
Il live si chiude con il nuovo singolo Siamo in tanti, partito senza microfono e diventato un canto corale, Sirene, che con il suo ritornello riesce a far male ogni volta per quanto possa esser reale “Tu è una vita che sbagli/Che per non deludere gli altri/Preferisci deludere te”. Con Quello che deve essere sarà, fresco di vittoria della Targa Tenco per la miglior canzone, Emma si prende i suoi applausi, scende dal palco ma esce dal backstage durante il live del Circo Zen per godere dello spettacolo e abbracciare i fan. D’altronde, anche Ufo, Appino e Karim sono appassionati sostenitori della collega, e anche in questa occasione non è mancato il commento appassionato del bassista del gruppo, che l’ha definita ‘La nostra Kate Bush’.
Le nostre vecchie tr… preferite
Cambio palco, si accumula un po’ di ritardo ma sembra non importare al pubblico, felice e appagato per aver assistito a un altro grande live. Quando poi la band headliner sale sul palco inizia il casino vero: si comincia con Il male, brano che dà il titolo al nuovo album in studio del gruppo, proseguendo poi con Gente di merda e La terza Guerra mondiale, giusto per far capire quali sono le intenzioni di Appino e dei suoi.
Sul palco, come di consueto, c’è anche il Maestro Pellegrini, insieme al power trio che sembra invecchiare solamente all’esterno, come è inevitabile che sia. D’altronde, anche loro stessi ammettono di essere una band di Vecchie Troie prima di eseguire l’omonima canzone, sempre con la speranza di essere le nostre vecchie troie preferite. E come contraddirli? Nonostante i loro live siano certezze per noi di TRAKS, non smettiamo mai di cantare, emozionarci e di ballare per quanto il fisico consenta.
I pezzi nuovi e quelli che hanno contribuito a rendere gli Zen Circus uno dei punti di riferimento imprescindibili per la musica si alternano, facendo così nuovamente ascoltare Catene, Non voglio ballare, fino all’iconica Andate tutti Affanculo, punto fermo in questi anni movimentati e inno indiscusso dei fan del gruppo. D’altronde lo sappiamo bene che se canti, ti passa almeno un po’ quella bellissima inquietudine che conosciamo tutti fin troppo bene.
Anche nel live degli Zen troviamo un riferimento all’anniversario del G8, poco prima dell’inizio di Novecento: un secolo nuovo è iniziato e proprio nel 2001 è andato in scena l’inizio del “futuro meraviglioso che abbiamo davanti a noi”. Se poi ce ne fosse bisogno, la maglia Guardie scritta con i caratteri e i colori della Polizia indossata da Ufo completa il quadro.
Ancora si canta e ci si sfrangia il cuore con Non ed È solo un momento, lanciate così, una dietro l’altra, a sciogliere quel briciolo di cuore che ancora ci rimane, per poi riprendere con un ritorno sul palco “Come impone lo show business” per i grandi classici di fine concerto, L’anima non conta e Viva. Di certezze nella vita, nell’anno del Signore 2026, ce ne sono davvero poche. Per fortuna le canzoni live suonate dal Circo Zen sono una di queste, e finché avremo fiato saremo sempre lì, sotto palco, a cantarle insieme a loro.
Scaletta del concerto degli Zen Circus
Il male
Gente di merda
La terza guerra mondiale
Catene
Non voglio ballare
Vent’anni
Il fuoco in una stanza
Andate tutti Affanculo
Ilenia
Vecchie troie
I Qualunquisti
Novecento
Canta che ti passa
Figlio di puttana
Ragazzo eroe
Non
È solo un momento
Nati per subire
L’Anima non conta
Viva












































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