Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi
E’ veramente molto difficile non vedere un disegno nei movimenti governativi di repressione continua della protesta, nei 2345 “pacchetti sicurezza”, nella determinazione nello sgomberare soltanto ciò che fa comodo sgomberare lasciando sempre intatti gli “amici” tipo Casapound o certi ambienti politici coinvolti in faccende mafiose.
La protesta c’è sempre stata, la rivolta cova sempre sotto la cenere, la ribellione è motivata se le circostanze sono repressive e oppressive. C’è stato un gruppo, nato a Napoli nel 1991, che più di ogni altro ha saputo canalizzare la rabbia nata nei centri sociali e trasformarla in musica.
Quando sono nati si chiamavano Centro Sociale Occupato Autogestito Officina 99, dal nome della realtà in cui ha avuto origine la formazione. Poi hanno optato per un più sintetico 99 Posse.
Curre Curre
L’Officina 99, che nasce occupando i locali vuoti dell’ex scuola Stefano Falco, nella periferia est di Napoli, esiste ancora. Nel corso degli anni ci hanno suonato Marlene Kuntz, Enzo Avitabile e molti altri. Comprato dal comune di Napoli nel 2005, con ovvi alti e bassi nei rapporti con le amministrazioni locali, continua a proporre modalità alternative di socialità, quando altrove, soprattutto al nord, si va allo scontro in nome di una non meglio precisata esigenza di “ordine”. Quando i 99 dicevano “e mo’ co’ cazz’ e ce cacciate“, qualche ragione l’avevano.
Esistono soltanto sporadicamente invece i 99 Posse, che già nel 1992 pubblicano il primo lavoro, Live al Leoncavallo 1992, ora introvabile. Il nucleo fondatore si articola su Luca “O’ Zulù” Persico, Marco “Kaya Pezz8” Messina e Massimo “JRM” Jovine, senza dimenticare la mezza dozzina di membri e collaboratori che si alterneranno nel corso degli anni, fra cui spicca la voce di Meg.
Molto presto arriva Curre Curre Guagliò che, grazie al singolo omonimo e anche all’inclusione nella colonna sonora di Sud di Gabriele Salvatores, non soltanto ottiene un successo immediato, ma si insinua nel tessuto culturale, partenopeo ma non solo, per mostrare un’alternativa radicale ma possibile.
Il disco contiene pezzi particolarmente aggressivi, come Rigurgito antifascista, Odio, Rappresaglia, ispirata all’arresto di Zulù al termine di un corteo, ma ogni tanto mostra anche il lato più ironico della Posse. Il disco offre anche lo spunto per molte collaborazioni importanti, tra cui quella con i Bisca, che darà molti frutti a venire.
Tanto da formare il supergruppo Bisca99 Posse che per due anni gira l’Italia facendo duecento date e pubblicando un live, Incredibile Opposizione Tour 1994, e un disco di inediti, Guai a chi ci tocca, nel 1995. Dopodiché ognuno torna per la propria strada.
La vita che verrà
Il disco con i Bisca segna anche l’ingresso di Meg nella Posse, anche se all’inizio soltanto ai cori. Nel 1996 esce Cerco Tiempo, che ha tematiche un po’ più riflessive e un po’ meno politiche. E’ un successo di vendite notevole, con ottantamila copie vendute, così come il successivo Corto circuito, pubblicato nel 1998, più mescolato a livello di tematiche.
L’album, che di copie ne vende centosessantamila, vede anche una collaborazione con i Subsonica su Me siente? Ora: perché all’apice del successo le band degli anni Novanta in particolare sentissero il bisogno di salutarsi e cercare altre strade, molto più di quanto succeda adesso, non lo so dire. Ma capita anche ai 99 Posse, che nel 2000 pubblicano La vida que vendrà e si sciolgono di lì a poco.
Progetti solisti, altre collaborazioni eccetera, finché nel 2009 la scintilla in qualche modo si riaccende e il gruppo riprova a fare qualcosa insieme, soprattutto dal vivo, ma anche con qualche singolo, un paio di album, l’ingresso di nuovi membri. E nuove controversie, per esempio l’accusa di essere filorussi per aver esposto bandiere durante un concerto nel 2023.
Le opinioni cambiano, i contesti anche, a volte si fanno scelte discutibili, a volte i versi delle canzoni risultano più violenti di quanto sarebbe opportuno. Non staremo a discutere di questo. Ci sono però realtà, concetti e parole che mantengono la propria verità a dispetto dei decenni passati.
“Un giorno come tanti ma non certo per qualcuno/qualcuno che da giorni mesi anni sta lottando/contro chi di questo stato na gabbia sta facendo/reprimendo ascolta dico reprimendo/chi da solo denuncia e combatte sti fetiente/e sa bene che significa emarginazione“: così inizia Curre Curre Guagliò, anno di uscita 1993. Cambiato qualcosa in 33 anni? Ma certo: decisamente in peggio. Curre Curre Guagliò…

