Marlene Kuntz: nuotando nella poesia #primadinoi

Marlene Kuntz

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi 

Nel corso di una (per me) memorabile intervista con i Marlene Kuntz nel 2021, ebbi modo di concludere chiedendo di spiegare la band a un adolescente che non li conoscesse attraverso una singola canzone. Cristiano e Davide dissero Io e me, Lagash optò per Musa oppure Osja, amore mio, Riccardo scelse Lieve. Neache un voto per Festa mesta, con mio consistente scorno.

Si scherza, ovviamente, ma di sicuro quella è una buona canzone dalla quale partire, soprattutto se sei adolescente, e quindi, si spera, un po’ incazzato. Poi è ovvio che la band piemontese ha tantissimi altri volti da offrire, grazie a una produzione stratificata e attenta alle sottigliezze, per quanto sempre dotata di potenza ed energia.

Ed è proprio questo strano ma efficace connubio tra poesia e chitarre spesso suonate fortissimo che ha offerto possibilità di esplorare contesti sempre differenti a Godano e compagni. C’è un altro brano-bandiera che nessuno ha preso in considerazione in quel pomeriggio al Birrificio Baladin nel Cuneese: Sonica, che forse più di tutti esemplifica la combo e il noise poetico sul quale si sono edificati soprattutto i dischi seminali della band.

Un gruppo non molto famoso

Com’è ben noto i Marlene nascono nel 1988 per iniziativa soprattutto del batterista Luca Bergia e del chitarrista Riccardo Tesio, in una sala prove di Confreria, frazione di Cuneo. A loro si unirà, dopo qualche cambio di formazione, il chitarrista e cantante Cristiano Godano, ex Jack on Fire. Fu Cristiano a presentare agli altri Alex Astegiano che diventerà il primo cantante dei MK, nonché colui che contribuì alla parte “Marlene” del nome (“Kuntz”, con la doppia traduzione “arte” dal tedesco e “fighe” dall’inglese, è pura farina del sacco di Godano).

Ma in qualche punto tra il primo e il secondo demo, Astegiano molla il gruppo per problemi di lavoro, e chissà se n’è mai pentito. Cristiano si assume la responsabilità di prendere il microfono, ma all’inizio non è un trionfo. Poi però il cantante si focalizza e cose buone iniziano a succedere, pur fra qualche passo falso.

Per esempio è ben noto quanto sia stato decisivo l’incontro tra la band e Gianni Maroccolo, che nel 1993 ha già concluso l’avventura con i Litfiba, ha collaborato con i CCCP e ha fondato i CSI. Ecco: decisivo sì, ma non subito, visto che il primo incontro lascia tutti insoddisfatti. Ma la band non demorde, torna da Gianni con un demo nuovo e lo convince a lavorarci.

Il demo si trasforma in un lp che si chiama Catartica, esce il 13 maggio 1994 e colpisce subito. Giovanni Lindo Ferretti si innamora di Lieve e la include nel live della sua band In quiete presentandola così: “Adesso vi facciamo una cover di un gruppo che non è molto famoso, anzi è appena uscito il loro primo disco, si chiamano Marlene Kuntz, la canzone si chiama Lieve. Io spero tanto di riuscire a cantarla bene perché presenta per me qualche difficoltà”. Un endorsement timido ma riuscito, che diffonde il verbo negli ambienti giusti e attenti.

Ma del resto il disco, che esce per il Consorzio Produttori Indipendenti nonostante qualche offerta delle major, è già in grado di camminare con le proprie gambe. Arrivano subito i paragoni con i Sonic Youth, e non si tratta di paragoni fuori luogo viste le caratteristiche del sound di alcuni pezzi. Tuttavia è la versatilità della band a colpire subito: la stessa potenza che si registra nell’apertura, con l’ingenua ma vibrante MK, si converte in carezza quando si giunge a Nuotando nell’aria.

Le già citate Lieve, Sonica, Festa mesta vanno a corredare un esordio fulminante e tuttora amatissimo, che comprende anche Trasudamerica, Canzone di domani, Merry X-Mas. La band parte per un lungo tour che ne certifica la posizione e ne irrobustisce i sogni.

Fondamenta solide

Nonostante un fluire consistente di membri della band, e soprattutto di bassisti, il trio centrale Bergia-Tesio-Godano costruisce fondamenta solide alla band, che si fa le ossa in tour ma che non trascura la produzione discografica: nel 1996 esce Il vile, che è meno ricco di “singoli” o comunque di anthem trionfali rispetto al suo predecessore, ma non è meno apprezzato, grazie a brani come Cenere, L’agguato, Come stavamo ieri.

E mentre lo scrittore Enrico Brizzi dice che i Marlene sono “l’unico gruppo italiano di rock”, la band è già alle viste di un nuovo lavoro: Ho ucciso paranoia. Le “divagazioni” in campo filosofico-psichedelico qui prendono forme molto varie: da L’odio migliore a In delirio, passando per L’abitudine, Infinità, Una canzone arresa, in un saliscendi emozionale continuo, fino ad approvare alle Spore, jam session in libertà che sono accluse all’edizione “estesa” del disco.

Un primo momento “pop” per la band è il duetto con Skin su La canzone che scrivo per te, inclusa nel quarto album Che cosa vedi, che vende cinquantamila copie. Del resto il primo decennio del 2000 consolida fama e fortune del gruppo, che allinea collaborazioni importanti, cover eccellenti come Impressioni di settembre della PFM, altri cambi di formazione. Fino ad approdare perfino a Sanremo, nel 2012, con Canzone per un figlio, che frutta il Premio della Sala Stampa e un duetto con Patti Smith.

Ma sarà l’understatement piemontese, sarà la coerenza di fondo, saranno i modelli nobili: quello che piace più di tutto, forse ancor più delle canzoni e dei dischi, è la capacità della band di attraversare ambienti anche “compromessi” (come Sanremo, che pure non era ancora il Sanremo di Sal da Vinci) senza farsi nemmeno spettinare.

Rallentamenti e coerenza

A parte Lieve, scelta da Tesio, che cos’hanno in comune Musa, Io e me e Osja, amore mio, scelte dalla band come “canzone-simbolo” alla fine della mia intervista? Il fatto di appartenere tutti ad album “non classici” della band, quelli usciti a metà 2000.

Musa, con Paolo Conte che suona il pianoforte, esce in Uno, del 2007; Io e me sta in Ricoveri virtuali e sexy solitudini, prodotto da Howie B e uscito nel 2010. Osja, amore mio, con la vicenda straziante di Nadežda Jakovlevna, moglie del poeta Osip Mandel’stam, esce con Nella tua luce, del 2013. A conferma che, anche se i tempi si allungano, la band è ancora armata di poesia e di ispirazione.

Certo, dopo il 2013 sono usciti soltanto due album, Lunga attesa del 2016 e Karma clima del 2022. Non che manchino eventi: per esempio nel 2018 suonano a Barolo, al Collisioni Festival, in apertura ai Depeche Mode, su richiesta espressa del gruppo inglese.

Ma ci sono dinamiche interne che portano eventi di vario genere: Cristiano per esempio dà il via alla propria carriera solista, che però trova una chiave più intimista che convive bene con le idee della band, sempre portata a esperienze più elettriche. E c’è l’uscita di Luca Bergia, che nel 2021 esce dalla band ed è sostituito da Sergio Carnevale (ex Bluvertigo). Purtroppo Bergia abbandona anche questo mondo, il 23 marzo 2023.

La band negli ultimi anni si è concessa qualche celebrazione, riportando in tour i primi dischi e scoprendo che l’amore dei fan è sempre lì dove lo avevano lasciato. L’operazione piace così tanto che ne ricavano un paio di dischi dal vivo, cosa che ormai sembra terribilmente demodé. Ma non per un gruppo della sostanza dei Marlene Kuntz, capaci di attraversare i decenni con meravigliosa coerenza, spendendo in studio tutte le proprie idee migliori e lasciando ogni stilla di energia sul palco.

Pagina Instagram Marlene Kuntz

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *