Subsonica: il senso di vaga potenza #primadinoi

primadinoi Subsonica

Senza avere la pretesa di essere enciclopedici né esaustivi, per passare agosto 2026 abbiamo deciso di raccontare, a modo nostro, e quindi con un po’ di ironia e molto rispetto, le storie relative a venti band che hanno plasmato, in modi spesso molto diversi, le sonorità e le idee dei decenni successivi. Ecco chi c’è stato #primadinoi 

Della fertilissima scena torinese che negli anni Novanta partoriva gruppi di valore a getto continuo, nati soprattutto in riva al Po e cresciuti ai Murazzi, i Subsonica sono i rappresentanti di maggior successo e più longevi. Punta di diamante di un movimento che può contare su Mau Mau, Persiana Jones, Mao e la Rivoluzione, Fratelli di Soledad, Frankie Hi-Nrg, Perturbazione, Linea 77 e centinaia di altri.

Tra i quali naturalmente anche gli Africa Unite, per i quali suona la chitarra per un quinquennio Max Casacci, che però esce dalla band perché in realtà vorrebbe fare solo il produttore. Ma due ragazzini che conosce, Boosta e Samuel, invece gli propongono di fondare una band insieme a loro. Dopo qualche resistenza, Max accetta. E’ una buona idea, mi permetto di opinare.

Alla formazione si aggiungono presto Ninja e Pierfunk, che però più avanti lascerà la posizione di bassista a Vicio. C’è da scegliere un nome per il gruppo e Casacci propone Subacquea, come una sua canzone scritta per gli Africa Unite, mentre Samuel è ispirato da Sonica, il brano dei Marlene Kuntz. La fidanzata di Casacci all’epoca, l’attrice Ana Valeria Dini, suggerisce una crasi: Subsonica, appunto.

La band decolla in fretta: un demo, un singolo (Istantanee) e il primo disco, omonimo, che esce il 24 maggio 1997 e contiene anche Cose che non ho, Radioestensioni, Preso Blu. Samuel scrive per lo più i testi, mentre Boosta e Casacci sono autori di quasi tutte le musiche. La formula funziona e in sostanza non cambierà più. Il lavoro è già molto valido, magari ha ancora qualcosa di acerbo qui e là, ma frutterà alla band qualcosa come 150 concerti in un anno.

Il perfetto album pop

E i risultati dei live si vedono subito: la band approda al 1998 con ulteriori consapevolezze e con le canzoni di un disco, Microchip emozionale, che assomiglia moltissimo al perfetto album pop: dopo i sei secondi di Buncia, ecco girare Sonde, prima dell’infilata da vertigini Colpo di pistola, Aurora sogna, Lasciati, Liberi tutti, Strade, Discolabirinto, Il mio DJ, Il cielo su Torino, Albe meccaniche. E ne restano in fondo un paio, ma l’idea non era di mettere tutta la tracklist. Ok però c’è anche Depre, curioso esperimento che allinea nomi di farmaci e antidepressivi, e che come intermezzo non è proprio usuale.

Quasi tutti potenziali singoli, anche se poi si fermeranno a quattro. E’ molto evidente che il sound della band, che mescola elettronica, pop, dance, rock, sempre sotto il vasto cappello dell’alternative, abbeverandosi largamente alle fonti internazionale ma travasandole attraverso filtri decisamente affini a quelli della musica d’autore italiana e tenendo conto degli istinti indie di band contemporanee, ha già trovato una propria direzione.

Benché nati formalmente soltanto quattro anni prima, nel 2000 partecipano già a Sanremo con Tutti i miei sbagli, che sarà “reimpacchettata” poi nel disco, alzandone ulteriormente il livello. Arrivano undicesimi ma hanno l’occasione di mostrare al pubblico sanremese che ci sono possibilità un po’ meno polverose di fare pop. Con Discolabirinto, che vede la partecipazione di Morgan, realizzano un video che è destinato anche a un pubblico di persone audiolese.

Arrivano premi, nuovi tour sempre più gremiti, e arriva presto anche un altro disco, Amorematico, del 2002: forse non è ai livelli del capolavoro precedente, ma che dire di pezzi come Nuvole rapide, Nuova ossessione con i Krisma, Mammifero, Ieri, Sole silenzioso (dedicata ai fatti del G8 di Genova)?

Litigi e cambiamenti

Nella vita di una band solitamente ci sono traumi, addii, liti, separazioni. Ora, i Subsonica danno sempre prova di un equilibrio interno invidiabile, tanto che da trent’anni hanno sostanzialmente la stessa formazione. Se c’è proprio da cercare qualche burrasca è in campo discografico: tra il 2004 e il 2006 si consuma il divorzio molto traumatico da Mescal per approdare a EMI. Il gruppo è deluso dal comportamento dell’etichetta indipendente, vuole uscire dal contratto presentando un paio di dischi strumentali; l’etichetta si sente in qualche modo defraudata, insomma finisce a carte bollate.

I risultati della lite sono, oltre che l’uscita verso la major, anche un disco “vero”, Terreste, che esce nel 2005, suona piuttosto rock e contiene il singolo di maggior successo della storia della band, Incantevole. Ma anche un best of pubblicato da Mescal senza il consenso della band, SUBurbani 1997-2004. E in fondo, anche un disco postdatato: nel 2020 infatti uscirà Mentale strumentale, uno dei due album “non cantati” rifiutati da Mescal.

I membri della band iniziano presto a coltivare progetti collaterali di vario tipo, musicali ma non solo. Alla fine una band ha dinamiche non poi così lontane da quelle della coppia: avere interessi e distrazioni spesso è il modo per scaricare le tensioni e una garanzia di successo a campo lungo.

Non che i dischi della band smettano di uscire a intervalli regolari: nel 2007 arriva L’eclissi, nel 2011 Eden, nel 2014 Una nave in una foresta, nel 2018 8. Eden comprende anche una cover di Up Patriots to Arms con il featuring dell’autore originale del brano, Franco Battiato: la canzone sarà regolarmente riproposta live dalla band che, quando canta “E non è colpa mia se esistono spettacoli/Con fumi e raggi laser/Se le pedane sono piene/Di scemi che si muovono” con una certa autoironia fa partire fumi e raggi laser. E tutti si muovono.

Dialoghi con la scena nuova

Le collaborazioni del resto sono una consuetudine per una band che è nata in una scena fertile e ha continuato a interagire con altre band e artisti, ispirando poi via via anche i “nuovi” artisti che ne riconosceranno apertamente l’influenza.

Sembra quindi piuttosto appropriato che nel 2019 esca Microchip temporale, che rilegge le canzoni di Microchip emozionale con l’ausilio di numerosi artisti, per lo più della nuova scena indie, come Willie Peyote, Nitro, Elisa, Motta, Lo Stato Sociale, Coez, Cosmo, Achille Lauro, Ensi, Fast Animals and Slow Kids, Myss Keta, Gemitaiz, Coma_Cose.

Un omaggio opportuno per una band che è stata fonte di ispirazione per centinaia di artisti, non soltanto per le innumerevoli canzoni di valore, ma forse anche per il modo di porsi: sempre coerenti, sempre attenti ai temi sociali e politici, sempre in grado di dare all’esterno un’impressione di compattezza e di equilibrio.

Ci siamo occupati sulle pagine di TRAKS dei dischi più recenti, come gli ultimi Realtà aumentata (2024) e Terre rare, uscito nel marzo di quest’anno. La produzione della band continua a essere di altissimo livello, inoltrandosi spesso in territori un po’ meno pop ma senza deludere i fan storici. E dal vivo la formazione torinese continua a proporre tour di grande potenza anche estetica, con una padronanza totale del palco e il passo dei grandi gruppi internazionali. Ma senza sottoporsi ai compromessi ai quali, di solito, i grandi gruppi internazionali prima o poi si sottopongono.

Pagina Instagram Subsonica

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