Chi decide chi può ascoltare De André #sottotraccia

Salvini Diodato De André

(Immagine: Corriere della Sera)

E’ di dominio pubblico la notizia della contestazione pubblica della presenza del ministro e vicepremier Salvini all’evento in Gallura in onore di Fabrizio De André. Cito l’articolo de La Voce di Genova che tra i primissimi ha raccontato la vicenda:

È polemica sulla presenza di Matteo Salvini al concerto di Diodato all’Agnata, la residenza di Fabrizio De André in Gallura, dove ogni anno il festival Time in Jazz, per iniziativa del direttore artistico Paolo Fresu, propone un omaggio al cantautore. 

A contestare la presenza del vicepremier è stata una spettatrice, che durante l’esibizione si è alzata in piedi interrompendo il concerto. Salvini, in questi giorni in vacanza all’Agnata, era seduto accanto a Dori Ghezzi, quando la ragazza ha preso la parola rivolgendosi a Diodato: “Tu sei bravissimo, ma non è possibile che qui sia presente una persona che con le canzoni di De André non c’entra niente. Io mi sento offesa e non posso continuare a restare qui”.

L’articolo prosegue raccogliendo il parere, espresso sui social, di Alice  De André, nipote di Fabrizio e figlia di Cristiano, che aggiunge che Salvini non ha capito niente dei testi del nonno (“forse i la la la”) e che è paradossale come la polemica sia scoppiata più per la ragazza che ha contestato che per la presenza del leader leghista all’evento.

Fin qui i fatti. E una premessa ulteriore: provo ribrezzo per quasi tutto ciò che Salvini e la Lega hanno fatto in questi anni. Credo siano stati, insieme ai complici che si sono succeduti al governo da Berlusconi in qui, protagonisti dello sfascio totale del Paese, devastato dalle fondamenta, impoverito culturalmente, svuotato politicamente, razziato economicamente per puro interesse personale, di cordata ed elettorale. Credo non ci possano essere equivoci in merito. Ma davvero possiamo contestare a Salvini quello che ascolta?

Contestazioni e distinzioni

Non sto polemizzando sul fatto che la ragazza abbia manifestato il proprio dissenso: era suo diritto e se si sentiva di farlo, ha fatto bene ad alzarsi e andarsene, anche esprimendo il proprio sconcerto in modo plateale. Non sto dicendo che Alice De André abbia fatto male a scrivere ciò che ha scritto: che Salvini e quelli come lui abbiano praticato eventualmente un’attenzione selettiva al messaggio dei cantautori che hanno ascoltato, senza capirli mai veramente, è piuttosto evidente.

Ma come al solito sulla vicenda si è poi scatenata una ridda di commenti in libertà e potentemente senza senso, dando l’impressione complessiva che ci sia tutta una fascia di critici che possono decidere chi ascolta cosa. Diciamo per brevità “la sinistra”, come direbbero i fasci, ma è una determinazione che va bene soltanto in campo elettorale. 

Sono di sinistra da sempre, ma proprio per questo non mi verrebbe da decidere che cosa deve ascoltare nella vita il mio vicino di ombrellone, figurati se mi interessa che cosa ascolta Salvini, Meloni o Vannacci (tanto quello ascolta Faccetta nera, non è che sia un mistero).

Al massimo mi impegnerò per far ascoltare musica migliore a chi legge TRAKS o a chi conosco di persona e stimo, ma non trovo grandissimo costrutto nel convertire Salvini da De André a Pezzali, per dire. 

Conquiste culturali

Capisco anche benissimo che ci sia un tentativo della destra italiana di accalappiare qualche totem della sinistra e di evidenziarne le virtù che fanno comodo, lasciando da parte tutto quello che per loro è fastidioso.

Ci sono riusciti? Temo di no. Sono sessant’anni che fracassano i cosiddetti con la citazione di Pasolini su Valle Giulia: «Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte coi poliziotti, io simpatizzavo coi poliziotti! Perché i poliziotti sono figli di poveri». Sono riusciti a far percepire Pasolini come uno di destra? Direi decisissimamente di no.

Non sono capaci di capire che cosa sia la cultura: lo dimostra come abbiano fatto scempio dei dicasteri dedicati (cultura appunto, istruzione, università), ma anche dal fatto che abbiano un approccio rapace che consente loro di arraffare, ma non di assorbire e di capire. 

Anche perché assorbire vorrebbe dire farsi assorbire, vorrebbe dire farsi plasmare dalle idee altrui, vorrebbe dire accogliere il diverso. Che è esattamente ciò che va contro tutti i principi che professano e sbandierano ai quattro venti. 

Il giogo 

Sotto il gioco delle polemiche sono caduti Diodato, Fresu, Dori Ghezzi, tutti a vario titolo “complici” del misfatto. Troppo pavidi, troppo accoglienti, troppo di qui e troppo di là. Come se toccasse a loro ergersi a giudici e rifiutare la presenza di quella che, ci piaccia o no, è una delle figure politiche più importanti di questo Paese. Ho detto delle migliori? Neanche per sogno. Ma vogliamo rifiutare la realtà e fare finta che quel tizio sia vicepremier? Direi che non è utile.

Che fare? (E cito Lenin, sperando che non arrivi domani un La Russa a dire che in fondo non era tanto diverso da quello di cui ha il busto in salotto). Ci sono talmente tante cose da fare che mi viene il mal di testa. Ma bisogna provare a farle perché non è con gli slogan e i commenti sui social che si cambierà la situazione.

E non è nemmeno con le liste di proscrizione ai concerti che si risolve. Ma a voi sembra normale che Diodato, voglio dire Diodato, uno che ha fondato l’Uno maggio libero e pensante di Taranto proprio per dar voce ai diritti dei lavoratori e alle tematiche ambientali, sia contestato perché avrebbe dovuto cacciare Salvini dal suo concerto?

Contestiamo Salvini per ciò per cui va contestato. Il ponte sullo Stretto, i 49 milioni, le ferrovie, gli aeroporti, gli amichetti nei luoghi di potere, il sostegno all’assassino condannato Roggero, decenni di politica urlata contro i migranti, i centomila favori alle lobby, l’assenza totale di contenuti politici, soltanto per solleticare un elettorato sempre più ignorante e misero dal punto di vista intellettuale. 

Ma una volta, dico una, che fa qualcosa di decente, cioè ascoltare qualcuno di infinitamente più intelligente e migliore di lui, lasciamoglielo fare. E’ un gesto di sinistra, ve lo giuro

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