A volte, basta pronunciare il nome di una città per evocare un intero mondo fatto di assenze, attese e chilometri da colmare. È esattamente da questa suggestione intima e universale che prende vita Quanto distante Parigi, il nuovo singolo di matte, nome d’arte di Matteo Loisotto, classe 2000, originario del pordenonese e formatosi tra Milano e Pavia nella produzione cinematografica e audiovisiva.
In uscita su tutte le piattaforme digitali, il brano affonda le radici nelle primissime prove di scrittura dell’artista, rimanendo custodito a lungo nel cassetto mentre il progetto prendeva forma attraverso brani come Ricordi sparsi e Con un messaggio. La canzone nasce da un’esperienza personale: una storia d’amore a distanza segnata dal periodo Erasmus vissuto a Parigi dalla sua ragazza, Elisa, autrice anche dello scatto scelto per la copertina. Lontananze che diventano geografie dell’anima, dove ogni stazione o strada assume il volto di chi non c’è, fino a sfociare nell’urgenza del finale: “Vengo verso di te“.
Musicalmente, il singolo riflette l’identità ibrida del giovane cantautore, fortemente influenzato tanto dal cantautorato italiano quanto dall’estetica J-pop e J-rock, con un chiaro omaggio alla narrazione cinematografica di opere come Your Name. dei RADWIMPS. Prodotto da Matteo Piazzi e arricchito dalle chitarre elettriche di Giovanni Pes, il pezzo unisce indie pop e pop-rock attraverso una cura meticolosa dei dettagli, dai suoni ambientali dei voli alle chitarre in reverse. Non una celebrazione della distanza, dunque, ma il manifesto di un sentimento capace di annullarla, confermando matte come una delle voci più interessanti e visive della nuova scena emergente.
Il brano s’intitola Quanto distante Parigi: quanto c’è di geografico e quanto di emotivo in questa distanza?
Penso che sia un 50 e 50. Naturalmente Parigi è un elemento geografico: è la città in cui la ragazza con cui stavo all’epoca, e con cui sto tuttora, si era trasferita lì per frequentare l’università. Un periodo di Erasmus che doveva durare solo un semestre, ma che si è velocemente allungato fino a un anno, facendomi sentire sempre di più quella distanza che si crea emotivamente tra due persone.
Quel tipo di distanza che però è mutevole, meno oggettivo come può essere quella geografica, e spesso può cambiare da un giorno all’altro, a volte può essere enorme e altre volte basta scrivere un brano per accorciarla.
La scintilla del pezzo nasce da una notte specifica durante l’Erasmus della tua ragazza: ripensandoci oggi, che peso ha avuto quella lontananza nel plasmare la canzone?
La canzone è nata proprio da quella stessa lontananza. Avevo bisogno di accorciare la distanza emotiva che ci separava, e per farlo ho reso la città il simbolo del problema. Quella meta che sembra irraggiungibile, non solo fisicamente, ma anche soprattutto mentalmente.
Lo scopo del brano diventa quello di non abbandonarsi a quello che sembra impossibile, ma di superare mano a mano gli ostacoli che ci impediscono di raggiungere quello a cui teniamo.
Nel finale del brano il ricordo si trasforma in azione con la frase “Vengo verso di te”: è una scelta di istinto o una consapevolezza maturata nel tempo?
Si tratta d’istinto perché dopo il primo periodo di lontananza ho deciso che non sarebbe dovuto passare troppo tempo dal rivedersi. Così ci siamo creati molte occasioni per riunirci in quella città che per lei era un nuovo mondo e per me inizialmente una croce.
Hai dichiarato che la canzone non celebra la distanza, ma il fatto che esista qualcuno per cui valga la pena percorrerla. Quanto è difficile oggi mantenere saldi i legami quando tutto sembra spingere verso la frammentazione?
Non è così complicato, anzi sono del parere che oggi ci siano tutti i mezzi per avvicinare chiunque e dovunque, il problema è più quanto le due parti siano disposte ad impegnarsi, sacrificare ore di viaggio per vedersi. In una relazione a distanza, ora, è molto più facile connettersi con l’altra persona, ma il rischio è quello di abituarsi a questa comodità a tal punto da non impegnarsi più ad incontrarsi nella vita reale.
Questo singolo arriva dopo Ricordi sparsi e Con un messaggio: sentendo che si tratta di una delle tue prime scritture, che effetto fa pubblicarla oggi, a distanza di anni?
Penso di non aver ancora realizzato del tutto che questa canzone sia ora uscita nel mondo. È stata solo mia, e della mia ragazza, per così tanto tempo che condividerla è stata una scelta veramente importante. Tuttora fa parte delle fondamenta su cui si basa la mia scrittura. È un brano semplice, ma allo stesso tempo lo sento molto attuale con il mio approccio al testo.
Se chi ascolta dovesse portare via con sé una sola immagine o sensazione dopo aver finito il brano, quale vorresti che fosse?
Vorrei che si portasse via un po’ di speranza. Non solo a chi si è ritrovato in una relazione a distanza, ma anche a chi è in una situazione difficile, a livello personale o magari anche lavorativo. Sta proprio qui il risvolto finale del brano, le relazioni non sono destinate sempre a finire, e le mete per quanto distanti non sono irraggiungibili.








