Cuore in silenzio è il secondo capitolo della Trilogia dell’Io di Giuseppe Condello. Si tratta di una ballad rock che indaga il sentirsi finalmente in pace con se stessi. Ecco la nostra intervista.
Cuore in silenzio ha origine prima ancora che avessi completamente chiaro cosa sarebbe diventata. Come è nata questa canzone?
Sono partito da una sensazione e, mentre la canzone prendeva forma, ho iniziato a riconoscerne anche il significato. Anche musicalmente volevo raccontare questo passaggio: il brano parte come una confessione, poi il suono si apre progressivamente e acquisisce sempre più forza.
Questa progressione sonora coincide anche con il testo. È come se anche la musica accompagnasse la conquista di una consapevolezza che, alla fine, diventa libertà.
Cuore in silenzio è il secondo capitolo della tua Trilogia dell’Io. Cosa rappresenta per te questo brano?
Rappresenta un momento di consapevolezza. Dopo essersi persi, arriva il momento in cui si comincia a capire che non possiamo affidare a qualcun altro il compito di definirci o di completarci. Nessuno può essere presente nella nostra vita soltanto per riempire uno spazio.
E lo stesso concetto l’ho applicato agli strumenti: nessuno è lì per riempire. Tutti hanno una funzione precisa. Il pianoforte accompagna in maniera tradizionale, le chitarre hanno soprattutto una funzione emotiva e seguono la progressione del testo e della voce, mentre basso e batteria danno soprattutto forza fisica.
Il singolo arriva dopo Odio. Che legame c’è tra le due canzoni?
Il legame è sicuramente narrativo, ma credo che si senta anche nel modo in cui sono costruite musicalmente. Sono due brani diversi e avevano bisogno di avere una propria identità sonora, pur appartenendo allo stesso percorso.
Cuore in silenzio eredita il vuoto lasciato da Odio, che rappresenta proprio la sua parte conclusiva. La protagonista, però, questa volta non cerca di colmarlo ma di attraversarlo.
È proprio questo il passaggio tra i due brani: dal perdersi nell’altro alla possibilità di ritrovare se stessi.
Il 24 agosto hai presentato il brano all’Azzurra Film Festival, dove hai ricevuto anche un riconoscimento. Come hai vissuto quel momento?
L’ho vissuto con molta gratitudine, anche perché il riconoscimento è stato assegnato alla canzone. È stato particolare vedere Cuore in silenzio presentato in un contesto cinematografico prima ancora della sua uscita ufficiale.
In fondo il brano ha già una componente molto visiva nella sua costruzione emotiva: ci sono momenti più raccolti e altri in cui il suono si apre completamente. Per questo mi ha fatto piacere che potesse essere ascoltato all’interno di un contesto in cui musica e immagini dialogano.
Dopo Odio e Cuore in silenzio, arriverà Quando i sogni muoiono. Cosa puoi raccontarci del terzo capitolo senza svelare troppo?
Posso dire che non sarà semplicemente la conferma della consapevolezza raggiunta nel secondo capitolo. Anche musicalmente credo che ogni brano debba rappresentare il proprio momento del percorso.
Quando i sogni muoiono nasce da un’altra forma di instabilità. A volte anche ciò in cui abbiamo creduto, pur non essendo realmente ciò che pensavamo, quando viene meno ci lascia destabilizzati. Perché, anche se non era reale, quell’illusione ha comunque abitato una parte di noi.
Il terzo capitolo arriva proprio lì, quando alcune immagini che abbiamo costruito crollano e siamo costretti a chiederci cosa rimane. Non voglio anticipare troppo, ma credo che sarà il capitolo più contraddittorio e anche l’arrangiamento avrà un taglio ancora diverso.
La trilogia racconta un percorso. Quando hai iniziato a scriverla avevi già in mente tutti e tre i capitoli?
No, non sono partito con l’idea di costruire una trilogia. Le canzoni sono arrivate prima e solo successivamente mi sono accorto che stavano dialogando tra loro. Tra l’altro sono nate proprio nell’ordine in cui le sto pubblicando.
Avevo molto più chiaro il mondo musicale di ogni singolo brano che non l’idea di un progetto complessivo. Gli arrangiamenti di tutti e tre erano già abbastanza definiti prima di entrare in studio.
La trilogia, in realtà, me la sono ritrovata. Solo dopo aver scritto le tre canzoni mi sono accorto che non avevo davanti semplicemente tre brani, ma un racconto in tre parti. Un percorso che, senza rendermene conto, ho fatto insieme alle canzoni.
Cosa speri che arrivi a chi ascolta questa canzone?
Mi piacerebbe che arrivasse prima di tutto l’emozione, anche prima del significato preciso che io ho dato alla canzone. Credo che Cuore in silenzio abbia una componente emotiva molto forte e che possa cambiare il proprio significato nel momento in cui entra nella vita di chi l’ascolta. Io posso raccontare da dove nasce, cosa significa per me e perché ho scelto determinati suoni, ma poi ognuno può trovarci qualcosa di diverso.
E sono rimasto anche sbalordito da alcune interpretazioni che mi sono state date. A volte mi sono fermato a chiedermi se forse quelle persone avessero capito la canzone molto meglio di me.








