P.Q.M., l’intervista: la libertà di sperimentare appartiene al punk

P.Q.M., l’intervista: la libertà di sperimentare appartiene al punk

Dopo averli presentati qui, torniamo a parlare dei P.Q.M., la band punk nata nelle pagine di Tre minuti alla fine del mondo, il romanzo di Antonio Sarullo, e arrivata sulle piattaforme con il singolo Illusione. Ne abbiamo parlato con l’autore.

Antonio, i P.Q.M. sono una band che esiste solo nel tuo romanzo, eppure da oggi ha un singolo sulle piattaforme. Quando hai capito che Illusione non poteva restare sulla carta?

Dopo aver raccontato quanto quella canzone fosse importante per i protagonisti, mi è venuta voglia di ascoltarla davvero. Nel romanzo cambia le loro vite; pubblicandola potevo dare anche al lettore la possibilità di sentirla. Sono uno scrittore e mi incuriosisce vedere fin dove possono arrivare i miei personaggi. Adesso qualcuno può leggere dei P.Q.M., cercarli e trovare la loro canzone. Questa cosa mi diverte parecchio.

Nel libro Illusione è il pezzo che diventa virale e rimette in pista una band ormai finita. Mentre scrivevi il testo pensavi di più alla canzone che sarebbe uscita davvero o a quella che dovevano suonare i tuoi personaggi?

Il punto di partenza sono i personaggi. Il testo deve appartenere a loro, alla loro rabbia e al modo in cui guardano il mondo. Deve essere credibile che quella canzone li rappresenti ancora dopo tanti anni. La pubblicazione reale aggiunge un’altra possibilità: chi legge può ascoltare il brano che mette in moto la storia e immaginare Antonio, Giovanni e Riccardo mentre lo suonano.

Per la musica hai usato l’intelligenza artificiale. Noi seguiamo da vicino la questione, e c’è chi la vede come una minaccia per chi suona. Cosa risponderesti a un musicista punk che ti dovesse accusare di aver preso una scorciatoia?

Suono la chitarra, canto e ho avuto un’etichetta indipendente, Ossa Rotte Records. Vengo da un punk più vicino ai Crass che ai Clash: autoproduzione, occupazioni, militanza nei collettivi. Ho fatto fanzine e organizzato concerti, con Xeno Zine e gli Xeno Fest. Per me il “fallo da solo” è stato una pratica concreta.

In questo progetto ho utilizzato l’intelligenza artificiale per dare una voce alla band del mio romanzo, dichiarandolo apertamente. Non la considero una minaccia per il punk: la libertà di sperimentare appartiene a quella cultura. Il risultato può piacere oppure no, ma definirlo una scorciatoia senza considerare il progetto mi sembra riduttivo.

Entriamo nel concreto: cosa è tuo in Illusione e cosa ha fatto la macchina? Testo, melodia, struttura, scelte di suono?

Sono miei il romanzo, i personaggi e il testo della canzone. Per la realizzazione musicale e vocale ho utilizzato Suno. Porto nel progetto anche la mia esperienza con la chitarra e il canto, ma questo non significa che gli strumenti e la voce che si ascoltano nel singolo siano una mia esecuzione. Il mio ruolo comprende la scelta del risultato da pubblicare e la sua coerenza con il mondo dei P.Q.M. La parte generata va riconosciuta come tale.

I P.Q.M. sono tre musicisti in declino che si ritrovano addosso un successo improvviso. Quanto c’è di te, o di gente che hai conosciuto, in quella storia?

C’è molto di un ambiente che ho vissuto: la musica, l’autoproduzione, i collettivi, le discussioni e le contraddizioni. Ma il romanzo parla anche di quando smetti di crederci, di quando smetti di essere punk, perché prima o poi si cresce e bisogna fare i conti con quello che si è diventati. Puoi continuare ad ascoltare la stessa musica, ma intanto sono cambiati i desideri, le priorità e il rapporto con i soldi.

Nella storia questo si vede attraverso le scelte dei protagonisti, anche quando contraddicono quello che dicono. Antonio, Giovanni e Riccardo sono sempre rimasti amici: il successo arriva dentro quel legame e fa emergere la distanza fra ciò che erano e ciò che sono adesso.

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