Burro – I Grandi Successi Vol. I, è il nuovo/vecchio disco dei Vendrame: primo album pubblicato nel 2020 è oggi riproposto sulle principali piattaforme digitali. Dieci tracce che rappresentano il primo capitolo di un percorso musicale volutamente difficile da catalogare, dove rock, punk, reggae e canzone d’autore convivono senza preoccuparsi troppo delle regole.
Burro è un disco nato all’insegna dell’ironia e della dissacrazione, una sorta di manifesto di quella che la band definisce “malcomplesso”: una condizione fatta di talenti inespressi, occasioni perse, frustrazioni, ego e contraddizioni che diventano materia per raccontare la società con uno sguardo surreale e irriverente.
Anche il nome Vendrame nasce da un omaggio a Ezio Vendrame, calciatore degli anni Settanta, poeta del pallone e delle parole, figura simbolo di quel talento irregolare e difficilmente riconducibile alle convenzioni che rappresenta perfettamente l’immaginario della band.
Vendrame traccia per traccia
Pianoforte e chitarra per un approccio rock/cantautorale, con una certa ironia: C’era una volta il tratturo (Mr. Trousers) ha accenti vintage nei suoni e nelle idee, ma anche il ritmo piuttosto sostenuto.
Vaghe sensazioni dub quelle trasmesse dalla corsa statica de Il ragazzo sul tapis roulant. Accenni jazzati nella seconda parte, più sciolta, del brano. Si vira decisamente sul folk con Baracca nella scatola, con accenti che fanno pensare a Modena City Ramblers e Van de Sfroos.
Intermezzo, sempre ironico, Telefonata con Dio produttore (che probabilmente è un lestofante, ma che tutti i torti sul singolo non ce li ha: anch’io sarei andato a giocare a burraco, onestamente).
E’ un dialogo anche Al bagno: qui siamo in campo Elio e le Storie Tese, sostanzialmente senza compromessi. Seconda parte di elencazione enfatica di sintomi sparsi di malessere su suoni electropop.
Andiamo fortemente sul melodico con Binnu il cane che non va a votare: posto che Binnu era il soprannome di Bernardo Provenzano, capomafia, latitante e pluriergastolano, onestamente non ho capito la metafora.
Si viaggia verso l’ultima parte del disco con Fonzie non è tempo per la musica, intermezzo nostalgico che lascia presto spazio a L’Omino sulla gru, rock aggressivo e ruvido, con la voce leggermente fuori tempo. Il pezzo parla sostanzialmente di suicidio, senza esplorare particolarmente le motivazioni.
Va verso il confidenziale Postalmarket, sentimentale e ulteriormente ironica, con ricordi di infanzia profusi a piene man… ok, potevo usare una metafora migliore. Voce femminile per la poetica (?) La piccola cacca, che diventa un “ballabile” d’altri tempi.
Non ho capito benissimo che direzione vogliano prendere i Vendrame, sarò onesto. Ci sono scampoli di qualità ma a volte si va verso il folk battagliero, a volte verso il progressive, a volte sul cantautorale. E considerando che il disco è una riproposizione, la mia perplessità aumenta. Credo sia opportuno prendere una strada, possibilmente originale, e seguirla fino in fondo.







