Terje Nordgarden, “Changes”: recensione e streaming #TRAKSTRANGERS

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terje nordgardenCinque anni dopo, Terje Nordgarden torna a pubblicare un album di inediti, dal titolo Changes. Il norvegese ha vissuto 4 anni in Sicilia dove è anche diventato padre di una bellissima bambina. Nel 2013 ha pubblicato un album in italiano. Nel 2014 si è esibito in più di 140 concerti in giro per l’Europa e nell’anno seguente ha realizzato un album dal vivo, Live in Dresden.

Changes è però un capitolo del tutto nuovo. Nordgarden ha sempre desiderato registrare un album di studio “live”, cioé con l’intera band che suona nella stessa sala contemporaneamente, come si faceva ai vecchi tempi. Con l’aiuto di alcuni dei migliori musicisti dell’attuale scena norvegese Nordgarden è riuscito a creare un disco davvero molto caldo e ben strutturato, dal sound solido e vibrante.

I pezzi sono stati registrati allo Studio Paradiso di Oslo durante l’inverno del 2016. Al mixer c’erano Christian Engfelt e Marcus Forsgren, già ingegneri del suono della band norvegese Big Bang and Jaga Jazzist, tra gli altri. In due giorni la band ha registrato undici canzoni, poi Erik Johannessen (anche lui dei Jaga Jazzist) ha arrangiato gli ottoni, Lise Voldsdal (Sivert Hoyem) ha suonato le parti degli archi e le cantanti soul Rikke Normann and Sisi Sumbundu (Madcon) si sono occupate delle armonie vocali.

Il disco consiste di dieci canzoni che spaziano tra panorami folk, country, soul e blues. In alcuni momenti risuonano gli echi di New Orleans. Due delle canzoni sono state scritte insieme a Claudia Scott, leggendaria cantante country anglo-norvegese. Altre due sono state scritte con la svedese Johanna Demker. Le collaborazioni infatti sono un altro elemento chiave di questo album.

Terje Nordgarden traccia per traccia

Si apre con la title track, Changes, un percorso tranquillo tra suggestioni blues e soul, ma anche una canzone che ci si aspetterebbe verso la fine di un album, piuttosto che al suo principio. C’è un feeling da big band all’interno di Side of the Road, che si nutre di influssi R&B, di nostalgie vintage, del sax e dei cori.

Si rallenta con Wide Open Spaces, ballata in grado di mostrare il lato più sensibile della personalità di Nordgarden. Dopo le prime battute introduttive si assiste a una specie di rivelazione, su tonialità sostazialmente gospel. C’aria di blues morbido e con pianoforte una volta saliti a bordo di I Ain’t Gonna Let Her (Let Me On No More).

You Must be the Change è un incitamento che si avvale di cori e di un ritmo medio e qualche ulteriore tentazione soul. Si torna a ritmi molto soft con The Storm, insieme a Johanna Demker. Discorsi ricchi di intimità anche quelli di Right Now (Love is Hell), con vaste dosi di pianoforte e qualche spuntatura di archi.

Si torna a bordo di un battello a ruota sul Mississippi con Don’t Need Nobody, con pianoforte, trombone e tutto il resto. Hearts at Stake fa registrare un nuovo rallentamento e fa rientrare l’ascoltatore in discorsi apparentemente dolorosi, anche se temperati dal blues. Si chiude con Come On, Come In, Come Along, percorso dolce verso il finale di un disco senza strappi.

Un disco fatto veramente “come una volta”, quello di Terje Nordgarden, che dimostra di apprezzare sonorità e modi antichi pur senza scadere nel passatismo a tutti i costi. Anzi c’è molto vigore in tutte le canzoni del norvegese, per un risultato complessivo più che apprezzabile.

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