Red Lines, “Paisley”: la recensione

red lines

Dopo la pubblicazione dell’ep omonimo d’esordio e del successivo Colder il duo Red Lines, formato dalla londinese d’adozione Marianna Pluda e dal chitarrista bresciano Simone Apostoli ha pubblicato il primo lavoro full lenght dal titolo Paisley.

L’album è stato interamente registrato da Simone Piccinelli alla Buca Recording Club tranne il brano Colder che è stato registrato al TUP Studio di Brescia da Brown Barcella e Alessio Lonati. Il master è stato realizzato da Daniele Salodini al Woodpecker Mastering Studio Tutti i brani tranne Colder sono stati scritti lo scorso luglio da Marianna e Simone durante una vacanza a Londra negli studi dell’Università di Westminster.

Tutti gli strumenti sono stati suonati da Simone e Marianna, tranne la batteria suonata da Riccardo Cola. Cover Art realizzata da Giulia Stucchi e Marianna Pluda.

Red Lines traccia per traccia

La traccia d’apertura del disco è Talk to me, che dopo un ingresso piuttosto parossistico abbassa ritmi e toni, aprendo a una canzone rock-pop con qualche svolazzo ma anche con una base molto solida.

Sonorità synth pop si mostrano in pieno con Say. Invece Tomorrow lavora sotto il pelo dell’acqua, con i bassi che acquistano maggiore importanza e un mood di malinconia vellutata.

Control III parte con un ritmo acido e molto determinato, e sulla struttura ridotta all’osso che apre il pezzo si inseriscono campioni, suoni e altre idee, fino a esiti indie rock molto importanti per volume e intensità.

Con Rubber Spaceship prosegue l’umore piuttosto rancoroso, reso più spaziale dalla voce recitata ma anche dalla chitarra algida sullo sfondo. Il finale è di sapore oriental-psichedelico.

Vasti indizi di sensualità nel cantato di 2AM Surf, urbana e animata da un basso particolarmente attivo. Ecco poi la più volte citata Colder, che cresce gradualmente ma mantiene una certa compostezza formale.

Si chiude con Together, molto più intima e con i crismi della ballad, ma senza per questo essere

Il disco apre con memorie di synth pop classico, ma più avanti i Red Lines danno prova di potersi esprimere anche in altre direzioni. Ed è un bene perché ne risulta un disco vario, sfaccettato e difficile da prevedere.

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