Livia Bigi pubblica Monnalisa, nuovo singolo che si muove tra pop elettronico e suggestioni anni ’80. Il brano affronta il tema della perdita e dell’assenza, costruendo una narrazione che lavora più sull’evocazione che sulla linearità del racconto.
Al centro della traccia si colloca una figura simbolica: Monnalisa. Non semplice riferimento iconografico, ma presenza interiore che prende forma nel vuoto lasciato da chi non c’è più. Monnalisa diventa così un dispositivo narrativo che trasforma la mancanza in tensione creativa, traducendo la fragilità in un processo di elevazione.
La struttura del brano riflette questa dinamica. L’impianto elettronico richiama atmosfere anni ’80, ma evita un approccio puramente nostalgico: le sonorità vengono utilizzate come elemento funzionale alla costruzione di uno spazio sospeso, in cui convivono dimensione emotiva e ricerca sonora. La componente melodica resta centrale, mantenendo un equilibrio tra accessibilità e stratificazione.
Un elemento rilevante è l’uso di più lingue, che contribuisce a disarticolare il significato letterale per privilegiare una dimensione più percettiva. La voce si muove come uno strumento ulteriore, inserendosi nel tessuto sonoro senza limitarsi a veicolare un contenuto semantico definito. Questo approccio rafforza l’idea di un brano che agisce per immagini e suggestioni.
Il ruolo dell’arte
Il riferimento alla Monna Lisa introduce inoltre una riflessione sul ruolo dell’arte. Il sorriso dell’icona diventa gesto ambivalente, allo stesso tempo universale e intimo, capace di generare riconoscimento in chi attraversa un processo di trasformazione. In questo senso, Monnalisa si colloca in una linea espressiva che considera l’arte non come rappresentazione del reale, ma come strumento per renderlo percepibile.
Il singolo si inserisce nel progetto Sezione Feriale Promiscua, una serie di pubblicazioni che esplora identità sonore ibride e una scrittura aperta alla contaminazione. All’interno di questo contesto, Monnalisa segna un passaggio verso una maggiore centralità dell’elettronica, senza rinunciare alla componente autoriale.
La costruzione del suono è affidata a una produzione che lavora per sottrazione e stratificazione, evitando eccessi e mantenendo coerenza con l’impianto evocativo del brano. Non emergono compartimenti rigidi tra scrittura e produzione: ogni elemento contribuisce alla definizione di un linguaggio unitario.
Il risultato è una traccia che non punta sull’immediatezza, ma su una progressiva immersione. L’ascolto richiede attenzione, ma restituisce una struttura coerente con le premesse concettuali del progetto.
Chi è Livia Bigi
Livia Bigi è una cantautrice e antropologa nata a Roma. La sua formazione unisce studi musicali e ricerca accademica, sviluppata tra Italia, Europa e Americhe. Nel corso del tempo ha collaborato con musicisti internazionali, attraversando contesti che spaziano dal fado portoghese a progetti legati alla musica latinoamericana e al folk.
La sua scrittura si caratterizza per l’uso di più lingue e per un approccio che integra cantautorato, elettronica e influenze world/folk. Questo percorso converge nel progetto Sezione Feriale Promiscua, in cui sperimenta strutture aperte e identità sonore differenziate, mantenendo una coerenza legata alla dimensione evocativa più che narrativa.

