Le Madri degli Orfani pubblicano il nuovo video, I gatti randagi, e lo offrono in anteprima esclusiva a TRAKS! Goditi il video e poi leggi l’intervista che abbiamo fatto con due terzi della band appena sotto.
Direi che il video de “I Gatti Randagi” pone un pochino l’accento sulla chitarra (e anche un po’ sul basso): perché questa scelta anche visiva?
LOGAN: Non è stata proprio una scelta, piuttosto un “riadattamento”. Qualche mese fa il nostro batterista Dario Bertoletti – con cui abbiamo registrato tutti i nostri dischi, compreso questa canzone – ha deciso di dedicarsi ad altro e siamo rimasti in tre.
JIM: Inoltre aggiungiamo che il brano è praticamente un blues, è scarno e si adatta bene alla direzione musicale che stiamo prendendo ultimamente.
Chi sono, veramente, i vostri “gatti randagi”?
LOGAN: Il mio gatto randagio personale sono io! Tutti gli altri, al di là di quelli descritti metaforicamente nella canzone, sono quelli che non si danno pace, per un motivo o per un altro. Però nella canzone abbiamo voluto dargli una parvenza di cielo sereno, non sono tristi i nostri gatti randagi, a modo loro…
JIM: Per me i gatti randagi sono uno stile di vita, a volte positivo altre meno.
A che cosa fa da preludio questo nuovo video? Insomma cosa succederà dopo?
LOGAN: Sicuramente la scelta di utilizzare le chitarre acustiche non è casuale. Data la mancanza del batterista e la voglia di suonare sempre e comunque abbiamo pensato a un set semiacustico – che dal vivo prevede anche una chitarra elettrica e in alcuni casi la tastiera – riarrangiando i pezzi.
JIM: Come già anticipato anche la direzione che stiamo prendendo ora è molto simile, basata appunto su una dimensione semi-acustica. “I gatti randagi” la vedo un po’ come la perfetta conclusione che fa da preambolo a un nuovo inizio.

