Si chiama Crimini d’autore il nuovo disco di Alexanderplatz. Cantautrice, chitarrista e producer italiana, nata nel 1987, firma il suo primo contratto discografico a 18 anni. La sua carriera musica conta, attualmente, tre dischi all’attivo.

Innamorata della chitarra, inizia a studiare musica classica a 6 anni e più tardi canto, capendo da subito che la musica sarebbe stata l’elemento fondamentale della sua vita. Alexanderplatz ama i racconti e le sue performance ruotano attorno alle storie che le piace cantare accompagnandosi con la sua chitarra, fedele compagna di viaggio.

A volte solo con il suo strumento in veste acustica, a volte con la sua band, a seconda del contesto artistico-musicale. Crimini d’autore è un concept album che raccoglie dieci storie ambientate dietro le sbarre, dove i protagonisti sono uomini e donne che raccontano le loro storie prima, durante e dopo la prigione.

Alexanderplatz traccia per traccia

Battiti rallentati e ragionati, con tastiere sofferenti e un cantato un po’ dark wave: il disco inizia con La sentenza.

1950 – Franca ha invece un aspetto acustico e qualche influenza folk. Poi lo sviluppo della canzone vede ulteriori evoluzioni.

Si cambia passo e suoni con 1968 – Fritz, prima moderata e pop, poi molto più vicina al rock.

Più battagliera e popolare, ecco poi 1976 – Nino, storia invece torinese che narra di un tentativo di emersione dalla periferia e dalla mediocrità.

Grida orribili e rumori di treno aprono 1981 – Ofelia, che poi si avvicina al rock-pop, con una evidente linea di basso.

Si va sul morbido e sul malinconico nella ballad 1984 – Sergio, che lascia sensazioni piuttosto vintage, drumming rumoroso compreso.

Cicale e tristezza per 1986 – 185 giorni, brano dal passo moderato e dalle atmosfere cupe.

C’è molta più ansia in 1999 – Daria, quasi industrial nell’apertura e poi riempita da un recitato dai profili drammatici.

Con 2003 – Wanda si entra in un mercato d’Oriente, per raccontare un’altra storia di miserie umane, con un pezzo che sa davvero di “cantautrice”, a dispetto di una certa muscolarità.

Si chiude con K., che incomincia con i rumori e poi emerge con il drumming e con vaste dosi di elettricità.

I personaggi di Crimini d’autore (qualcuno ha già scritto:”una specie di Spoon River”?) scorrono nell’album cercano il loro posto nel mondo, sostanzialmente senza trovarlo, se non per momenti finiti sempre in modo tragico.

Alexanderplatz, che non si spende molto nel concept della copertina e che tutto sommato potrebbe trovare un moniker più adatto, impiega però molto nella qualità di un album ben scritto e ben eseguito, capace di mescolare melodia ed energia in modo equilibrato.

Genere: cantautorale

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