AmbraMarie, “Bruciava tutto”: la recensione

ambramarieSi chiama Bruciava tutto il nuovo album completamente autoprodotto di AmbraMarie. Sono dieci le tracce che compongono questo lavoro totalmente in italiano e che rappresenta una svolta musicale nella carriera di AmbraMarie.

La stesura del disco è stata sviluppata sull’insolito asse Romanengo (sede polverosa dello studio/sala prove della band) – New York, dove AmbraMarie ha vissuto per alcuni mesi e dove ha potuto trovare nuove ispirazioni per l’album e avere invece la conferma di altre. Nel brano “Nella stanza buia”, si sente la partecipazione alle voci di Omar Pedrini: “un immenso regalo da un amico e maestro anche giù dal palco”, afferma AmbraMarie.

AmbraMarie traccia per traccia

È un rock-pop piuttosto roboante quello con cui si apre il disco: Diversa è una proclamazione rumorosa di scelte alternative, con parti elettroniche all’interno di un contesto piuttosto tradizionale. Regole dell’universo riparte su ritmi alti, con il drumming in evidenza e la voce a prendersi la parte centrale del discorso. Il genere di riferimento rimane quello del rock-pop con qualche idea di cantautorato e qualche apertura all’elettronica contemporanea, ma senza esagerare.

Nella stanza buia è uno degli snodi centrali dell’album, anche se non soprattutto per il duetto con Omar Pedrini. L’ex Timoria arriva a benedire le scelte sonore di un pezzo che si vorrebbe forse più claustrofobico, visto il testo, ma che esprime ancora una volta la rabbia di fondo dell’album. I toni si abbassano e le tematiche diventano intime con Niente più di te, capace comunque di picchi non troppo morbidi.

Come un’ombra un deserto di cenere bianca è il titolo, elaborato e creativo, di una ballata per voce e pianoforte che acquista nerbo e struttura con il procedere delle battute. Chitarra elettrica fin da subito invece in Odio di lei, sorretta da una buona sezione ritmica. Qualche oscurità in più arriva con Perdersi, prima che arrivi una sgasata che riporta in alto i giri del motore.

Re draghi e dame sceglie la via più soffice, pur non rinunciando a chitarre e batteria. Bruciava tutto, a dispetto del titolo bellicoso, che poi è anche quello dell’album, sceglie traiettorie elettriche ma morbide, con cori che allargano il paesaggio.

Sebbene qui e là si cada un po’ nel convenzionale, il disco di AmbraMarie mette in evidenza i talenti, vocali e di scrittura, della cantautrice. Il vestito rock è ben confezionato, anche se le qualità migliori sembrano emergere paradossalmente quando il ritmo si allenta un po.

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