An Early Bird: cinque minuti con…

Ottobre porta con sé il vento dell’autunno e il calore delle piccole cose che sanno scaldare il cuore. È il caso di Of Ghosts & Marvels, esordio solista di An Early Bird, Stefano De Stefano all’anagrafe. Dopo l’esperienza decennale nei Pipers, ha deciso di mettersi in gioco con un album delicato e profondo, che sa raccontare storie e accarezzare con i suoi arrangiamenti eleganti. Lo abbiamo intervistato. 

Non si giudica un album dalla sua copertina, ma spenderei qualche parola sulla splendida illustrazione di “Of Ghosts & Marvels”. Ci sei tu, la tua chitarra, i tuoi gatti…

an early birdSono davvero legato a George e Yara, oltretutto loro sono proprio così, lei un po’ schiva sull’albero e lui giocherellone e sempre pronto a fare casino. Sono contento che mi chiedi dell’artwork e della copertina perché l’illustrazione è davvero meravigliosa, così come ogni cosa che disegna Maria Ballarin per My Paper Tales.

Lei è una ragazza dotata di un vero talento e di una immaginazione molto romantica. Lei ha disegnato ogni canzone del disco infatti l’album è stato stampato con un package particolare che lo ricollega più a un album di cartoline che a un disco “vecchia maniera”.

All’interno troviamo dieci tracce delicate e sognanti, che in parte richiamano la tua esperienza con i Pipers, ma che sanno regalarti un’identità riconoscibile. Cosa hai portato con te nel tuo progetto solista dal percorso fatto con il gruppo con cui hai lavorato per ben dieci anni?

Probabilmente un certo tipo di approccio del tipo less is more, che a volte nella mia vecchia band mancava. Spesso fai un disco e poi dal vivo suona la metà a livello di impatto, qui invece le cose sono tenute – eccetto pochi casi – abbastanza scarne o leggere in modo da non creare un dislivello di attenzione quando poi sono sul palco. Comunque brani come To The Trees o il primo singolo Warning Signs dovevano finire già in alcuni dischi dei Pipers ma il contesto non era adatto.

Nel tuo album ci sono scelte precise, dagli arrangiamenti ai testi, che sono lontani dalla moda del momento. Nel panorama musicale attuale ci sono artisti a cui fai riferimento e che sono fonte d’ispirazione?

Con il tempo ho iniziato a guardare ad artisti minori perché spesso da lì arrivano le cose più interessanti quindi non direi che sono vere e proprie fonti di ispirazione, piuttosto un benchmark per capire come fare bene certe cose. Una volta ho incontrato Damien Rice a Napoli e mi disse che nessuno potrà mai fare quello che fai tu come lo fai tu: è un concetto un po’ tautologico e semplice ma se ci pensi è di assoluto impatto ed è anche così vero.

In ogni caso in questo periodo sto ascoltando molto William Fitzsimmons, Villagers e SYML.

In Italia mi piace The Leading Guy e The Heart And The Void. E sta per uscire Grand Drifter, un ragazzo di Acqui Terme che con il primo singolo Circus Days ha già messo in chiaro un paio di cose.

C’è una traccia a cui sei particolarmente legato e che meglio incarna i tuoi fantasmi e le tue meraviglie?

Probabilmente Till Dawn che è anche la canzone con più ascolti – in questo momento in cui ti scrivo sono circa 18mila. E poi Something Left e Still I Had To Love You.

Ci salutiamo con una breve playlist: qualche brano che possa farti conoscere meglio e continuare a farci sognare dopo aver ascoltato il tuo album?

Partirei proprio con qualcosa di mio: Till Dawn e To The Trees. Poi Numb di Benjamin Francis Leftwich, Distant Lovers di William Fitzsimmons, Rising Wall degli Starframes dove siamo su altri pianeti ma sono in ogni caso belli da esplorare. Finirei con Icarus di Dan Owen, ho suonato con lui in Polonia qualche settimana fa ed è davvero un songwriter puro e pieno di energia sul palco.

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Chiara Orsetti

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