Arci Bellezza: un po’ di fiducia e un po’ di coraggio

Nel variegato e sempre più difficoltoso mondo dei locali che assicurano al proprio pubblico una proposta di musica dal vivo di qualità e di alto livello, ci sono isole felici come l’Arci Bellezza, storico circolo milanese che sta, appunto, in via Bellezza, tra via Ripamonti e il Parco Ravizza, non lontano dall’Università Bocconi e dallo IED.

Proposta variegata e di qualità, si diceva, assicurata anche dall’esperienza e dalla competenza del direttore artistico, Alberto Molteni, al quale abbiamo posto qualche domanda per scoprire di più rispetto alla stagione appena iniziata e alle prospettive future.

Cominciamo da una tua presentazione: ci racconti chi sei, che cosa fai all’Arci Bellezza e come sei arrivato fin lì?

Io sono Alberto Molteni e faccio parte del direttivo di Arci Bellezza, da ormai diversi anni. Sono arrivato qui tanti anni fa per vedere concerti, partecipare alle attività essendo arrivato a Milano durante gli studi universitari. Ho studiato management per lo spettacolo, quindi da sempre con l’idea di occuparmi di organizzazione di eventi, concerti, musica dal vivo.

Dopo i miei studi ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo e degli eventi, prima in realtà piccole nella zona in cui sono nato, in Brianza, poi man mano arrivando in realtà più grosse, quindi per esempio al Carroponte a Sesto San Giovanni, all’Alcatraz a Milano.

Nel 2017 sono partito, ho fatte diverse esperienze in giro per il mondo occupandomi anche della parte creativa e di comunicazione su eventi. Sono stato in Arabia Saudita, in Perù, in Indonesia seguendo e documentando, occupandomi di creazione contenuti backstage di grossi spettacoli.

Tra il 2019 e il 2020 sono tornato in Italia e proprio contestualmente al periodo di pandemia ho scelto di mettermi in prima persona al lavoro su uno spazio come Arci Bellezza che in quel momento iniziava a soffrire a causa della crisi per lockdown e pandemia. E’ stata la voglia di concentrarmi su uno spazio che andava salvato, insieme ai miei colleghi del direttivo, mettersi in gioco e far ripartire questo spazio.

Ci spieghi che cosa prevede questa nuova stagione del Bellezza?

Molto in continuità con il lavoro che è stato e con la programmazione culturale, sociale e politica fatta negli ultimi anni, anche questa stagione, e parlo a nome del direttivo e in particolare della mia parte legata ai concerti, c’è sicuramente una grossa attenzione nella fascia serale di apertura del circolo. Grande attenzione ai concerti di musica indipendente, indie, alternativa, a tutto il tessuto underground, sia italiano, sia soprattutto, mi verrebbe da dire purtroppo o per fortuna straniero.

Quindi una bella ricerca con una programmazione a lungo termine, con la possibilità di avere un calendario già molto chiaro e ben esposto dall’estate, e che già anticipa tante date da qui a febbraio, marzo, aprile in alcuni casi. Tanta attenzione al mondo indipendente con anche nomi grossi, destinati a riempire il nostro salone come sarà questa sera stessa (ieri per chi legge, ndr) con gli Algiers, o tra qualche giorno con il Management.

E in contemporanea tante proposte dal basso, tante realtà emergenti, tanti collettivi che magari saranno nella Palestra Visconti, quindi uno spazio un po’ più piccolo, che vive di quell’idea di “palestra”, che è uno spazio in cui in passato si sono esibiti nomi molto piccoli che però sono cresciuti nel tempo. E’ sempre stato uno spazio, così come tutto il circolo, che ha ospitato istanze dal basso ma molto vere e molto genuine. Uno spazio da vivere, perché a Milano di questo tipo di spazi ce ne sono molto pochi, tra quelli che possono ospitare certo tipo di attività.

Ovviamente non posso lasciar correre indenne quella tua frase “Purtroppo o per fortuna stranieri”…

E’ un tema secondo me molto attuale che progetti indipendenti italiani siano un po’ all’interno di una bolla, non necessariamente per loro responsabilità ma obbligati a restringere i loro tour perché è molto difficile suonare in provincia, è molto difficile suonare fuori da Milano, Roma o Bologna.

Quindi per le realtà italiane ci sono difficoltà nel costruire un tour, nel far stare in piedi le economie di un progetto o di un disco stando solo a Milano; c’è una difficoltà generale o comunque si perde il senso nel fare un disco, da suonare, se poi alla fine finisce che lo suoni molto poco. Quindi succede che c’è un impoverimento a livello di qualità, di proposta, di fattibilità, all’interno di un circolo vizioso che rischia di far perdere credibilità a tutti quelli che ne fanno parte.

Per quanto riguarda gli stranieri c’è molta voglia per un certo mondo, che è quello dell’indie rock, dello shoegaze eccetera, di venire per la prima volta in Italia. Ci sono ancora etichette che investono per far stare in piedi dei tour, facendo in modo che le economie che gravano su chi produce una data o su chi ospita un artista siano comunque sensate e limitate, compatibili con il fatto che l’artista inglese o americano non farà i numeri che fa in Inghilterra o America ma permetterà di coprire i costi sia da una parte sia dall’altra.

Con un po’ di scommesse, un po’ di orecchio, un po’ di fiducia e coraggio su chi lavora con noi si riesce a fare un certo tipo di proposta, però guardando molto all’estero. Poi, quest’anno soprattutto, si sente di più questa tendenza.

Centoventi anni di storia alle spalle

Che cosa distingue il Bellezza dagli altri locali di Milano?

ll Bellezza è uno spazio storico, che ha dietro decenni di associazionismo, perché è un circolo Arci da oltre cinquant’anni. Ha dietro oltre 120 anni di storia a livello strutturale e simbolico, per la città, come Casa del Popolo, come Casa di Soccorso eccetera. Convoglia quel tipo di messaggio che ancora oggi è il cuore, sebbene magari più nascosto a certi tipi di attenzioni che una proposta musicale e di concerti, che va così tanto sul mercato più giovane e dei social.

Ma il Bellezza è innanzitutto gestito da un’associazione nella quale si svolgono una ventina di corsi durante la giornata, dove c’è una scuola di italiano per stranieri la sera, dove c’è una trattoria, un camp estivo per ragazzi durante l’estate quando i concerti non si fanno più. E dove c’è una proposta politica e culturale, in alcune giornate in particolare, al lunedì, al martedì, la mattina, con ritrovi stabili per una serie di realtà associative (mi viene in mente Arci Gay, mi viene in mente ANPI).

C’è tutto un altro tipo di concezione non legata a una proposta che è anche più giovane e diversa, però c’è una dinamica di associazione molto vera e genuina, che è più difficile da trovare, sicuramente rispetto alle altre realtà stabili di business, che sono rappresentate dai grandi concerti che ci sono in città.

Entri in dinamiche legate ai concerti negli stadi e nei palazzetti: una persona che si compra oggi il biglietto per un concerto in uno stadio ha immobilizzato una cifra che un tempo sarebbe stata destinata a dieci concerti al Bellezza. Ci sono paragoni che vanno fatti ma mi viene da dire in maniera molto semplice quello che sento dire molto spesso: che siamo molto genuini nel nostro lavoro e ci crediamo molto. E questo è il frutto di una realtà molto più complessa dell’essere soltanto uno spazio serale per concerti.

Allargando un po’ il discorso: qual è la situazione della musica dal vivo dal tuo punto di vista?

E’ un discorso di esperienza, di scelta: diciamo che poi, anche lì purtroppo o per fortuna, il mondo della musica è diventato molto veloce e anche molto ibrido. Sono cambiati molto negli anni certi schemi gestionali e degli artisti. I progetti nascono con dinamiche molto più a tavolino, portati anche a divenire dei “talent”: non mi riferisco soltanto alla televisione, ma piuttosto al discorso di essere qualcosa tra un artista, un influencer, un ospite per serate ed eventi.

Si è un pochino slegati, nel mondo musicale, dal discorso di essere una band o un artista, andare in sala prove, scrivere le proprie canzoni, fare un disco e girare l’Italia per suonarlo. Per una serie di fattori: la crisi dei locali in provincia, l’inesistenza di certi tipi di spazi, l’aumento dei costi fissi. Ormai un furgone ce l’hanno ben poche band, metterci la benzina costa il 50% in più e noleggiarlo costa probabilmente il 150% in più.

Gli spazi si sono ridotti, il pubblico si è ridotto, o almeno si inizia a percepire una piccola riduzione di pubblico potenziale interessato a queste cose, comunque fisiologicamente calato perché privo di ricambio generazionale. Su Milano la prospettiva è un po’ “drogata” perché c’è un affluso di audience nuova, dato che si tratta di una città internazionale, piena di universitari fuori sede e di persone che vanno e vengono in giornata e possono raggiungerla da ovunque.

Però forse un dato di fatto su cui dovremmo riflettere è quello che c’è una generazione che per tre anni non ha visto concerti: fino all’inizio di quest’anno c’è chi nei club non ci andava e ha visto l’ultimo live a gennaio 2020. E magari è una generazione giovane: chi aveva 17 anni nel 2020 oggi ne ha 20 e non è mai andato in un club. E chi ne aveva 35 ora è più vicino ai 40.

Certi artisti, anche internazionali, che avevano un certo tipo di pubblico oggi non ce l’hanno più. Artisti italiani idem: magari hanno comunque tanti ascolti, perché sono una cosa che resta. Ma c’è un grosso cambio; ci sono una serie di temi che vanno per sottrazione e che vanno a innescare una tendenza non proprio eccezionale.

Se mi dovessi segnalare un concerto imperdibile di questa stagione del Bellezza? Proprio quello che non perderesti tu se fossi uno spettatore e non il direttore artistico…

Direi Will Butler + Sister Squares (ex Arcade Fire per intenderci) che ci sarà il 20 novembre. E’ quello su cui ho più curiosità, essendo il disco molto bello.

Chiudiamo con un sogno: hai una carta “free” per far suonare chi vuoi al Bellezza domani sera. Ma proprio chi vuoi, senza limiti. Chi scegli?

Chi scelgo… Non saprei! Sono totalmente impreparato… Artista italiano Vasco Brondi, è il mio preferito.

Arci Bellezza: i prossimi eventi

mercoledì 25 ottobre – CARAMELLO: RARES + TAISTOI
giovedì 26 ottobre – ROBERTO CASALINO
venerdì 27 ottobre – BIUTIFUL (Un bellissimo torneo di Slam Poetry)
sabato 28 ottobre – MANAGEMENT
lunedì 30 ottobre – VERA GHENO – PAROLE PAROLE PAROLE
sabato 4 novembre – LAURA MISCH
venerdì 10 novembre – BUGO
lunedì 13 novembre – GUIDO CATALANO LEGGE CALVINO

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