Ascari, “Italien*”: recensione e streaming

Esce per Gelo Dischi il nuovo album, primo full length, di Ascari, dal titolo Italien*, un concept album, un viaggio sonoro all’interno di dieci tracce strumentali e cantate collegate fra loro dal tema dell’alienazione, dell’appartenenza e della non-appartenenza. Il titolo stesso presenta un multiplo livello semantico e di significato: il gioco di parole tra “italiano” e “alieno” (da cui la crasi “italieno”), che racchiude il senso di sentirsi smarriti nella propria cultura di riferimento; l’asterisco che neutralizza il termine e lo fa assurgere a un genere universale, introducendo così il concetto di smarrimento all’interno del binarismo di genere espresso dalla lingua italiana.

L’artista è particolarmente sensibile a quest’ultimo tema essendo egli stesso una persona queer e non-binary. 

Sono nato 33 anni fa attraverso un taglio cesareo, sono uscito dalla pancia di mia madre proprio come il piccolo alieno nel film Alien (1979, Ridley Scott). 33 anni dopo sono rinato in un corpo non binario, grazie a un altro taglio chirurgico, divenendo finalmente l’alieno che sono sempre stato: un essere androgino, fuori da ogni classificazione

L’album vanta collaborazioni con alcune delle eccellenze musicali italiane fra ospiti e collaboratori: Francesco Bianconi, Pippo Kaballà, Enrico Gabrielli, Sebastiano De Gennaro, Stefano Pilia, Gianluca De Rubertis, Mauro Palmas, Ferruccio Spinetti, Francesca Guccione e Lele Gambera.

Ascari traccia per traccia

Dopo l’Intro strumentale, piuttosto funerea, si parte con Follow Me Through the Wood, viaggio insistito fra gli archi con qualche saliscendi umorale.

Arriva il cantato su Gli Indifferenti, un po’ moraviana e molto classica come impostazione e come stile di canto. Un’ondata malinconica e dolce inizia a raccontare la storia dell’album.

C’è il pianoforte che si prende cura di Mechanism of Joy, che sfrutta una progressione dinamica importante. Al contrario, Disco nostalgia si tuffa in sonorità da club anni ’80, tra citazioni del Giovane Holden e cuori chiusi in discoteca.

C’è anche Gianluca De Rubertis a raccontare le sensazioni vintage di Me ne vado al mare, che va sul pop ma con chiari intenti retrò, fermandosi dalle parti di Giuni Russo.

Si ritorna al pianoforte per Follow Me Through the Wood – reprise, questa volta in modo inquieto. Arriva poi la voce di Francesco Bianconi a imporsi in modo solenne su Calypso, a raccontare di vicende odissaiche, di dee e di uomini.

C’è una (breve) ripresa anche per l’Intro, prima che Waiting for Something Good chiuda il lavoro tornando su ritmi tra pop e dance, tra cori e influenze internazionali.

Progetto sicuramente singolare, quello di Ascari: l’impostazione classica, non soltanto nei pezzi strumentali, impone un certo tipo di ascolto, non certamente immediato. Ma con un minimo d’impegno si possono godere le sfumature e i dettagli di un disco intelligente, curato e profondo.

Genere musicale: classica, canzone d’autore

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