Beppe Giampà, “La porta del mondo”: recensione e streaming

Beppe Giampà è un cantautore e interprete di reading musico letterari. Nel 2009 ha inciso il suo primo album solista E il sentimento brucia, seguito nel 2012 da I mattini passano chiari in cui mette in musica alcune poesie di Cesare Pavese raccolte nel libro Verrà la morte e avrà i tuoi occhi. Questo lavoro viene apprezzato nei caffè letterari, club, festival letterari e teatri italiani ed esteri.

Nel 2016 nell’album Della fatal quiete musica le poesie di alcuni dei piú importanti poeti della letteratura italiana (Foscolo, Leopardi, Carducci, Pascoli e Campana). Nel 2018 racconta la storia del Torino calcio dal 1906 (anno della fondazione) al 1992 (Finale di Amsterdam) nell’album La storia delle storie, il mito granata che attraversa il 900.

Nel 2015 riceve il premio Ponti di Memoria per l’impegno civile dall’Associazione Ponti di Memorie e dal MEI. Grazie ai suoi progetti teatrali legati alla Resistenza e ad Italo Calvino riscuote una lettera di encomio da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La porta del mondo è il titolo del suo nuovo album, ed è il secondo capitolo dedicato alla poesia di Cesare Pavese. Il disco esce in occasione del 70esimo anno dalla morte del poeta, il lavoro è prodotto dallo stesso Beppe Giampá con Gianluca Guzzetta per la Senza Base Records.

Beppe Giampà traccia per traccia

L’album si apre con la canzone Terra rossa, terra nera; una chitarra acustica e una fisarmonica accompagna la poesia che racconta di una terra descritta nelle sue due sfumature: nella prima parte è ricca, portatrice di novitá; è dolcissima e ricorda la figura materna. Nella seconda parte si trova un simbolo di sterilità: è buia, dura, distrugge le stagioni e i sogni. Le due immagini convivono nella poesia senza che una vinca sull’altra.

Il disco continua con la ballad Hai viso di pietra scolpito; la poesia racconta una descrizione di una donna che il poeta paragona al mare nella prima strofa, nella seconda la protagonista viene vista come le cose che non passano mai (il tonfo di una mela, la canzone del fuoco…). Il componimento poetico viene accompagnato dalla musica dolce di un pianoforte e una chitarra acustica.

La terza traccia dell’album è Un paese ci vuole, un testo di Cesare Pavese che è un inno al Paese dove non è nato ma è cresciuto, uno scritto in cui il poeta racconta il suo amore per la campagna, per la natura e per i piccoli villaggi abitati da gente semplice e laboriosa. Questa canzone è accompagnata da un’armonica.

Tu sei come una terra e To C from C: il disco continua con l’unione della quarta (cantata in italiano) e quinta traccia (in lingua inglese). La poesia di Pavese racconta, con parole semplici, l’illimitatezza dell’amore. Nella quinta traccia del disco la voce di Chiara Gallino recita, in inglese, la poesia di Pavese raccontando il passaggio dalla speranza per un amore duraturo alla consapevolezza che si era trattato solo di un flirt. Le due canzoni sono accompagnate dalla chitarra acustica e da un kazoo suonato dallo stesso Giampà.

L’album continua con la canzone Passerò per piazza di Spagna, poesia ambientata in una delle piazze della capitale; si differenzia dagli altri componimenti di Pavese per la descrizione delle immagini colorate e sfolgoranti (il cielo azzurro, i fiori, i pini verdi, le rondini bianche e nere). La donna amata compare in questo paesaggio pieno di vita e colori come una divinità dell’estate. Questa ballad è accompagnata da una chitarra acustica e dei tamburi.

Il viaggio nel disco continua con la settima traccia, Tu non sai le colline, una ballad della poesia di Cesare Pavese che rende leggero un canto del dolore che la guerra causa nella vita e nelle relazioni delle persone. Le parole crude di un racconto di una battaglia vengono rese più delicate dal suono della chitarra acustica.

Il legame tra la musica di Beppe Giampà e la poesia di Cesare Pavese continua con la canzone The night you slept. Il violino e i tamburi accompagnano le parole del componimento poetico che descrive il pianto di un uomo causato dalla perdita della persona amata. Il testo è accompagnato dalla chitarra acustica e dalle percussioni che danno alla canzone un’atmosfera di malinconia.

Il disco si conclude con la traccia I mattini passano chiari, la poesia di Pavese viene accompagnata solo da un pianoforte. Il testo è un richiamo a tempi ormai perduti, di una storia d’amore arrivata alla fine, ma i ricordi vivranno sempre nella memoria del poeta.

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