Blumosso, “In un baule di personalità multiple”: la recensione

In un baule di personalità multiple è il nuovo album di Blumosso. Un progetto musicale nato da un’idea di Simone Perrone (cantautore e scrittore salentino), con un tono intimista e malinconico figlio del cantautorato vecchio stampo. Oltre a Simone Perrone, fanno parte del progetto i musicisti Matteo Bemolle De Benedittis (tastiere), RafQu (chitarre) e Roberto Fedele (batteria).

Blumosso traccia per traccia

Malinconie e storie spezzate stanno alla base di In un albergo di Milano. Il timbro e il tono della canzone sono cantautorali, ma i suoni sono quelli del rock.

Riferimenti a Dalla e un umore variabile invece costruiscono Diverso, che è pop ma senza essere superficiale. Il giorno che ti ho incontrato mantiene i ritmi alti, parla di corse e di incontri, aumenta il passo ulteriormente.

Tono quasi confidenziale in Abbracciami Amor Mio, che non ha paura di suonare “antica”. Al contrario suona più contemporanea Piovere, che apre con un beat insistito, e che poi scivola su binari più elettrici e leggermente più arrabbiati.

Si corre molto con Hai finito la noia, che mostra un’energia consistente e irrorata di idee. Si torna alla tradizione e alla calma con Irmã cara, voce, chitarra e qualche suggestione sintetica in background.

Accordi di chitarra classica in partenza a Quella maledetta estate (Mi ricordi), presto doppiata da un’onda elettrica ma anche intima.

Non eri un angelo racconta, anche con qualche tratto crudo, un amore contrastato, con buone dosi di chitarra elettrica soprattutto nel finale.

Suicidi mancati sono l’argomento di All’ultimo secondo, piano e voce, che chiude il disco su note romantiche ma anche un po’ disperate.

La miscela dei Blumosso funziona bene, con testi curati, musica sostanziosa e una buona ispirazione che percorre tutte le canzoni dell’album.

Genere: pop-rock

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