Ci sono botti e botti, anzi botte. Non nel senso di menarsi, ma nel senso di botte di conti che sarebbe carino che ci si facesse, soprattutto quando si parla di denaro pubblico. Ne abbiamo fatti un po’ la settimana scorsa parlando di quanto si investe in musica in Italia (spoiler: pochissimo), ma non ci sono soltanto i fondi statali. Ci sono anche quelli regionali e comunali.
E quanto investono i comuni italiani in musica? Be’ i nostri sindaci e i nostri consigli comunali spendono, non c’è dubbio. Spendono bene? Oddio, non sempre. Mettiamola così. Prendiamo un caso classico: il Capodanno. Anche semplicemente per dare un senso ai “botti” di cui parlavamo nell’incipit.
Ma anche perché, come dire, ci sono alcune cifre legate al Capodanno in musica, che fanno alzare qualche sopracciglio. Parliamo di numeri, che sono sempre piuttosto sostanziosi. Per esempio il Comune di Siena ha stanziato 652.500 euro per la serata di Capodanno in piazza del Campo, con Francesco Gabbani. A Genova la gara per il concerto del 31 dicembre parte da 740.000 euro più iva. A Cagliari la base è di 500.200 euro, iva compresa. A Sassari parte da 633.050 euro più iva per Zucchero, e per Max Pezzali, l’anno scorso, il sindaco ha parlato di un milione e 170mila euro in tutto.
Una settimana fa illustravamo come lo Stato dia alla musica popolare dal vivo un milione e mezzo di euro l’anno, diviso tra 65 imprese, circa 23.000 euro a testa. Il vicesindaco di Genova, da solo, ha detto che per il Capodanno si spenderà circa un milione.
Il cachet è la parte piccola
Chiarisco subito che non ce l’ho con chi sale sul palco. Oddio, con Gabbani e Pezzali sì, ma per altri motivi, non perché si fanno pagare: è il loro mestiere. A Siena il pacchetto artistico pesa 261.800 euro su 652.500, circa il 40%. Il resto è palco, audio, luci, tecnici, sicurezza. Gente che lavora, e che ultimamente lavora anche poco.
Le ragioni di questa spesa sono musicali e artistiche? Direi proprio di no: qui parliamo di visibilità e turismo. La Regione Sardegna mette oltre 3 milioni per 18 piazze, circa metà dei costi, per circa 200.000 persone attese “se il tempo regge” e con una stima di ritorno di 20 milioni di euro. Il calcolo parte da cento euro di spesa a testa: è un’ipotesi, non una misura. Il sindaco di Sassari dice che bisogna “pensare in grande”. E chi sono io per dirgli di pensare in piccolo?
Però bisognerebbe pensare in grande sempre e in modo equo, no? Forse bruciarsi il budget tutto su una seratona con il nome di richiamo che suona in piazza in una serata a ingresso gratuito può essere un espediente di richiamo una tantum. Ma, passato Capodanno, ci sarebbero altri 364 giorni in cui la musica non è che sparisca. Né spariscono coloro che con la musica lavorano.
E il resto dell’anno?
Abbiamo citato Genova, città che amiamo particolarmente, e che è vero che spende moltissimo per il concerto di Capodanno, ma di fatto investe anche nel resto dell’anno, anche se un po’ meno: il bando per tutti i festival e le rassegne della città vale 500.000 euro, con un massimo di 20.000 euro a progetto per quelli di almeno otto giorni e 5.000 per quelli di almeno tre. Il concerto di Capodanno, come detto, parte da 740.000 più iva. C’è una certa differenza e sarebbe bellissimo invertire le cifre, ma non pretendiamo troppo.
A Napoli il cartellone di Natale diffuso ha 290.000 euro per musica, teatro e danza (e solo per le feste: nel resto dell’anno c’è Affabulazione, 889.000 euro di fondi del ministero per le periferie), mentre la sola proposta artistica del Capodanno 2025 è stata affidata per 536.772 euro. L’Emilia-Romagna, che è molto virtuosa e ha un bando regionale apposta per i live club, ha assegnato 284.000 euro a diciassette posti in cui si fa musica in tutto il 2025. Non poco, ma meno della base del Capodanno di Cagliari, che costa circa 500.000.
Siena, quella di Gabbani e dei 650mila euro, nell’arco del 2026, ha investito circa 550.000 euro sulla musica, di cui 490mila per Siena Jazz. Agli altri? 51.000 al Conservatorio e 10.500 in tutto alle associazioni: briciole di cantucci, senza vin santo. Oristano ha speso 154.000 euro di soldi regionali e comunali per il Capodanno 2025, 130k per il Settembre Oristanese (per farci suonare The Kolors. The Kolors? The Kolors). E per il resto dell’anno non si trova traccia di cifre per la musica. Olbia, che è Olbia, spende una cifra tra 1,2 e 1,4 milioni nel concerto di Capodanno, con fondi parte regionali e parte comunali. Chiaro che poi per il resto dell’anno non rimane tantissimo: il bando per i contributi ordinari alla cultura 2026 vale 40.000 euro, per musica, teatro, danza e cinema messi insieme.
Meno tre, meno due, meno uno, meno undici milioni e otto…
Di base, lo abbiamo capito, per Capodanno si spendono soldi pubblici come fossero noccioline: Ancona 120.000, Matera 137.500, Cosenza 172.000, Catania 394.000, Torino 754.000, Salerno 605.000, Palermo 535.000. Roma, pur attraverso partecipate del comune, 1.595.000 (tutte cifre iva esclusa, dai contratti pubblici del Capodanno 2025-26).
Abbiamo fatto due conti, partendo dagli open data dell’ANAC: 61 Comuni capoluogo con almeno un contratto per il Capodanno 2025-26 spendono un totale di almeno 11,8 milioni di euro. Sono gli importi dei contratti, di norma iva esclusa, quindi con l’iva la cifra sale, e mancano all’appello Comuni importanti come Genova. È quasi otto volte il fondo statale per la musica popolare dal vivo che sta lì, misero, con il suo milione e mezzo.
Perché funziona così? Perché l’italiano è un popolo festaiolo? Forse anche. Ma probabilmente c’è sotto un discorso un tantino più sottile. Come si diceva poco fa, per molti comuni la regola è: la musica è intrattenimento, mica cultura. Quindi è un investimento in pieno spirito panem et circenses, che bisogna devolvere per distrarre questi quattro smandrappati che si vogliono divertire. Non qualcosa che provochi emozioni, pensieri, stimoli, partecipazione, condivisione.
Poi a tutti piace sentire musica a Capodanno, si stimolano i consumi, si incentiva il turismo, si tengono aperti i bar, i baracchini, gli hotel (ma non sarebbe male anche fare una stima di quanto ci perdono i locali che, quella sera, sono sovrastati dal concertone in piazza e devono chiudere).
Però è del tutto evidente che anche in questo caso c’è un dualismo tra la musica da intrattenimento e la musica da ascolto. La prima è sdoganata e anzi merita investimenti pubblici. L’altra, come al solito, la mettiamo sotto al tappeto e facciamo finta che non esista.









