Di Chiara Orsetti

Carlo Corallo è sicuramente un cultore della scrittura, come la sua biografia racconta. Il suo disco d’esordio, intitolato Can’tautorato, spiazza fin dal primo ascolto: i testi sono pensati, ogni parola è frutto di un lavoro di precisione artigianale, accompagnati da sonorità morbide e malinconiche, dove il pianoforte sa quali spazi riempire senza risultare mai troppo invadente, e dove il mood a volte sa diventare jazz. Si inserisce nella scena hip hop italiana, ritagliandosi un posto tra chi ha deciso di provare a elevare il contenuto allontanandosi dalla tradizione.

Carlo Corallo traccia per traccia

La sintassi usala come suggeritrice / Le cose che fanno male sono quelle pre-ferite.

Amari un po’ è il primo singolo estratto. Al di là del facile omaggio a Lucio Battisti, il brano introduce immediatamente nel mood Corallo: a tutti gli effetti un brano cantautorale e rap allo stesso tempo, a cui uno spiccato accento regala ancora più personalità al risultato. Si racconta l’amore, quello che fa stare benissimo e quello che diventa un piccolo inferno quando volge al termine.

Prende bocca di rosa / E le leva il rosa di bocca

Si prosegue aumentando il ritmo con I sogni e le prostitute. Attualità e pulsioni, riflessioni e istinti si intrecciano mentre sotto impera il jazz. I racconti di vita di prostitute e di clienti, impegnati ognuno a incassare la propria dose di soddisfazione, scorrono tra le note raccontando e analizzando pensieri e anime che sembrano lontane, ma che alla fine vivono lo stesso tormento.

Si vuole un letto che non si misuri in piazze ma in pazzie

Un letto è il protagonista della traccia n. 3: la ricerca di un letto da acquistare diventa una riflessione su quante cose si possono fare con questo oggetto di arredamento che smette di essere qualcosa su cui dormire ma un luogo di incontro o di scontro a seconda della sua dimensione. L’inserimento di una televendita old style risulta immancabile e aiuta a prendere fiato tra un pensiero e l’altro.

In natura la coda sta alla fine delle fiere

Missori diventa Missouri quando ci si incontra e ci si piace. C’è la diffidenza, c’è la voglia di raccontarsi, e ogni parola riesce a evocare la luce che emanano i primi appuntamenti. Sicuramente uno dei brani da ascoltare a prescindere da età e convinzioni, data anche la capacità di introdurre uno spaccato sulla generazione dei cantanti indie singoli dai nomi al plurale e il loro pubblico.

Si prosegue con Una canzone di successo, dove il dialogo tra Carlo Corallo e Matteo Maffucci degli Zeroassoluto. Il giovane cantautore chiede consiglio all’esperto di tormentoni per riuscire a scrivere una hit che possa scalare le classifiche, ottenendo però risposte confuse e rilanciando con idee ancora più contorte, in un divertente scambio di battute da sbrogliare parola per parola.

Quando sono depresso divento l’animale domestico di me stesso

Potenziale nuovo singolo, Jessie e James accompagna la capacità creativa a cui l’artista ci ha abituato a un ritornello diverso dal solito, cantato da Dile. Una storia d’amore anche questa, anche se parla di parallelismi tra gatti e persone, di vita di coppia, di servitori e di potenti, di animali in genere, omaggiando un Willie Peyote a cui è impossibile non pensare ascoltando che alcuni preferiscono i cani alle persone.

Guardarsi negli occhi / Non è mai un momento perso

Vetri spessi sugli occhi e momenti di fragilità sono protagonisti di Piacere Miope, dove la sensazione di non riuscire a vedere contribuisce all’incredulità per le cose scontate ai più, fornendo l’analisi per nuove parole. Questa volta una voce femminile fa compagnia all’artista aiutando a regalare love reaction.

Se potessi farei tante canzoni ma senza il ritornello / che non si cantano e si ascoltano in silenzio

La frase scelta per rappresentare Tornare a casa, penultimo brano del disco, è anche quella che sceglierei per rappresentare l’intero album. I ritornelli sono sopravvalutati, avendo a che fare con un tipo di scrittura che sa tenere botta fino alla fine di un album. Si parla di Sicilia, di ritorni, di fichi d’India e di spine che si portano sulla pelle anche quando la Sicilia si abbandona.

Il senso di libertà di un gabbiano sta nel saper volare sia sul mare sia sulla discarica

Si termina con il volo di Un Gabbiano questo viaggio nell’universo di Carlo: uno dei brani più lunghi dell’intero album, spaccati di vite quotidiane che si intrecciano e, sfiorandosi, creano anelli di congiunzione tra le vite di tutti.

Un musicista regala canzoni, ma in questo caso le canzoni di Carlo Corallo per Can’tautorato hanno regalato un artista da tenere d’occhio. L’appartenenza a un territorio, la lontananza, i sentimenti, le perversioni e le difficoltà vengono trattate con riguardo e rispetto, come un gabbiano che vola nel mondo e lo racconta a modo suo.

Genere: cantautore, hip hop

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