Indifesi è l’album di esordio di ChiaraBlue, dieci brani che raccontano di un lungo viaggio interiore e musicale. ChiaraBlue (al secolo Chiara Mariantoni), reatina nata a Losanna e che vive e lavora a Milano, ha alle spalle un lungo periodo di ricerca vocale e di scrittura, con un diploma in Storytelling preso alla Scuola Holden di Torino.

Nel 2019 è stata finalista del Premio Bianca d’Aponte – concorso riservato alla canzone d’autrice, dove si aggiudica la produzione artistica di un brano curata da Ferruccio Spinetti e una collaborazione artistica con Mariella Nava e l’etichetta Suoni dall’Italia – e nel 2020 è tra i finalisti del Premio Bindi.

L’ensemble che affianca la cantautrice è proveniente principalmente dalla musica etnica e dal jazz: le percussioni flamenco di Francesco Perrotta, il contrabbasso di Francesco Carcano, la chitarra mediterranea di Matteo Iarlori e il violino gitano di Andrea Aloisi.

A questo organico si aggiungono ospiti come Daniele Moretto (tromba) e Marco Scipione (sax) in Cecilia, Indifesi, E intanto piove, Il male condiviso, Notte preferita, Angelo Pusceddu alle percussioni di Dinosauri, Livio Gianola (chitarra flamenca) e il Khora Quartet (archi) in Due agosto e Fabrizio Bosso (tromba) in un eccezionale duetto in Solo un se.

ChiaraBlue traccia per traccia

Il disco si apre con Alla fine non c’è, per certi versi già un addio, ancorché negato, con una malinconia sottile e acustica, piuttosto mediterranea.

Ecco poi la title track, Indifesi, sorta di tango che danza con un certo risentimento intorno a dolori e ombre. Ma non è una canzone di dolore, anzi di piacere, a cui si allude in modo più sensuale che carnale. Il violino interviene a completare i concetti.

Cecilia è un racconto, con dialoghi dialettali per rendere più vivo il discorso. Una storia di amore e morte, cantata e suonata con un piglio molto vivido.

Atmosfere molto più scure quelle di un altro racconto con una donna in evidenza, Laura, in Dueagostomillenovecentottanta, con gli archi a sottolineare i passaggi.

Ancora archi, ma con più forza e un po’ di rabbia, per Amore tossico, che fa crescere qualche piccolo climax mentre balla con un certo impeto.

E intanto piove fa tornare la calma, con altra malinconia. Si torna a danzare invece, tra amori persi e vertigini, con Il male condiviso.

Chitarra di sapore ispanico per Notte preferita, che canta la noche che se ne va, con i fiati che alimentano un passaggio un po’ nomade e piuttosto divertito.

Solo un se viaggia con qualche idea jazz portata soprattutto da un notevole ingresso della tromba di Fabrizio Bosso, che conferisce una personalità e colori ancora più vividi. Si chiude con Dinosauri, singolo bandiera di Chiara, qui proposta con un mix nuovo.

Qualità, scarsa attenzione alle mode del momento, capacità di scrittura e di esecuzione, attenzione ai dettagli: tutto quello che ci si aspettava dall’esordio di ChiaraBlue è in queste dieci canzoni, forti e significative. Le sensazioni acustiche che traspirano da questo disco fanno brillare anche di più un talento, vocale e non solo, che meritava di essere atteso.

Genere musicale: cantautrice

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