Chicken Production, “MezziMarinai”: la recensione

chicken productionChicken Production è un gruppo nato a Terracina, a metà tra Roma e Napoli, influenzato dalle lingue, dai suoni e dal transito dei personaggi che nel tempo hanno costruito la cultura del Mediterraneo. MezziMarinai è il terzo lavoro del gruppo, il primo a uscire dai territori in cui è nato per esportare l’ibrido di narrazioni e ricordi che confluisce nei brani.

Dieci canzoni, otto nel dialetto di Terracina e, per la prima volta nella storia del gruppo, due in italiano, a rappresentare il crocevia di influenze dei diversi componenti. Alla base vi è il dualismo tra i fondatori del progetto Daniele Senesi, legato al cantautorato, e Antonio Cicci, che guarda invece alla sfera della world music, in due pulsioni che rendono variegato l’universo degli arrangiamenti. A queste si aggiunge il rock che costituisce invece il background di Emilio Di Manno (batteria), Giovanni Capozio (basso) e Giovanni D’Onofrio (chitarra).

Chicken Production traccia per traccia

Il disco apre con Habibi, che racchiude caratteristiche di intensità ma anche colori molto “marittimi”, in particolare mediterranei, caratteristica comune a gran parte dell’album. Orme prosegue il percorso con un ritmo morbido, ma anche con un incedere deciso e incisivo. Molti i colori e le tendenze world music di Ess le Botte, che fa pensare quasi alla sponda meridionale del Mediterraneo o comunque a climi tropicali.

Capicannonieri è il primo brano in italiano ed è anche uno dei maggiormente meditativi, con qualche spruzzata di ironia sparsa a mano su un testo pensoso, accompagnato da discorsi sonori morbidi e accattivanti. L’Utema ferita torna al dialetto per un pezzo con una certa quantità di dolore, comunque stemperata da suoni mai troppo aggressivi.

Sole an faccia alterna umori e chiariscuri, su un tessuto melodico piuttosto spesso. Una chitarra lontana offre significati nascosti a una canzone inquieta come NataVota. Eccoci poi a Lucilla, l’altro brano in italiano, incalzante ma molto cantautorale (lo si può dire di tutto il disco, ma sembra che nei brani in italiano questa caratteristica spicchi maggiormente).

Marce’ e Lucià cambia decisamente atmosfera, incattivendosi anche grazie a un drumming piuttosto roboante. Si chiude con Ohi Mà, finale dolceamaro con qualche ricamo sia vocale sia strumentale.

Chicken Production pubblicano un disco intenso e sentito, convinto delle proprie basi. La band ha evidentemente trovato una propria strada e la persegue in maniera molto seria, con risultati di rilievo.

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