I Coma_Cose raccontano “Nostralgia”, il nuovo album

Come ci stiamo purtroppo abituando, anche i Coma_Cose presentano il loro nuovo lavoro, Nostralgia, in uscita venerdì 16 aprile 2021, grazie a una conferenza stampa via Zoom. Un album breve, sei canzoni più un’outro, che però è anche una sorta di concept. Introdotto naturalmente dalla performance al Festival di Sanremo 2021 con Fiamme negli occhi.

California e Fausto Lama si presentano alla stampa con la semplicità e la freschezza pop che da sempre li contraddistingue e raccontano come il nuovo disco racconti la vita prima che Fausto e Francesca si conoscessero. Lo sguardo si è rivolto al passato anche semplicemente per provare a colmare la mancanza di un anno, il 2020, in cui le occasioni vere di vita sono venute a mancare.

L’esperienza di Sanremo è raccontata come una “bella deviazione dal percorso”. Gratificante, accolta bene dal pubblico, con la canzone che viaggia bene anche in radio. Tra l’altro i due spiegano come abbiano dovuto “combattere” per imporre proprio Fiamme negli occhi, mentre altri consigliavano altri brani. Ma benché credano molto nel pezzo, non è esattamente così che si svolge il resto del disco, anzi è molto più cupo. “Un disco sospeso”, lo definisce Fausto, ricco di fragilità e intimità.

A partire da una copertina che vede due bambini in mezzo alle fiamme. Il simbolo è riferito al cambiamento che consente l’infanzia, un cambiamento che poi però può anche essere molto circoscritto e fatto “bruciare” di meno.

I Coma_Cose sono consci del fatto che Sanremo abbia portato loro molto nuovo pubblico sull’onda del singolo del Festival, che è solare benché il testo abbia dei chiaroscuri. E che molti nuovi fan non si riconosceranno immediatamente nelle canzoni del disco. Un lavoro che non va a indorare la pillola e che ha tratti ruvidi. L’attenzione cade per esempio su un brano, La canzone dei lupi (“La vera canzone del disco” secondo i due), grande manifesto di libertà che ha risonanze molto profonde.

Del resto si fa musica per tutto quello che è l’output (i concerti, il successo, le copertine) o perché non ci dormi la notte? La domanda esistenzial-urgente è di Fausto, che però aggiunge anche che loro due al momento sono tranquilli con quello che fanno, anche se hanno dovuto e devono dire molti no, sono loro stessi e sono felici.

Le domande dei colleghi viaggiano anche molto sul personale e così si scopre come Francesca sia impulsiva (“sono una kamizake”) mentre Fausto è la parte riflessiva della coppia. Ma hanno trovato un punto di compromesso nello smussarsi gli spigoli a vicenda, pur rimanendo per lo più ognuno delle proprie idee.

Se ci sarà la canzone giusta fanno sapere che a Sanremo ci torneranno anche in futuro, che l’etichetta di “nuovi Albano e Romina” l’hanno presa giustamente sul ridere e non dispiace (“magari avere la loro carriera, una tenuta in Puglia e il loro successo in Russia”).

Coma_Cose: vuoi guardare in faccia le persone

Noi di TRAKS siamo riusciti a fare un paio di domande ai due ragazzi.

Partiamo da Sanremo e da Fiamme negli occhi: in passato avete usato molto spesso i giochi di parole come “gancio” per attirare l’attenzione sui testi delle canzoni, mentre nel brano sanremese non è stato così. Un caso isolato oppure ritroveremo la stessa tendenza anche in Nostralgia?

No, ci abbiamo messo uno stop. E’ stata sicuramente una chiave ironica, una cifra che può anche essere stata funzionale, anche “memizzata” eccetera, è stata anche un punto di forza, una cosa che ci divertiva fare e ci appassionava.

Ora però ci siamo resi conto che una cosa che abbiamo sempre vissuto e pensato in maniera naif, forse si stava prendendo troppo spazio rispetto a quello che è il codice di narrativa vera dei Coma_Cose, che è una sorta di poesia altissima e bassissima insieme. Qualcosa di piccolo e di materico mischiato a “immagini immaginifiche”. Che è quello che cerchiamo di fare, con metafore eccetera.

Questo disco invece ha detto basta ai giochi di parole perché rendono troppo ironica la chiave di lettura e non volevamo essere male interpretati, non volevamo correre questo rischio. E un po’ ci siamo anche stancati e fa parte delle cose che non verranno più riprese, già il pezzo di Sanremo è molto “ripulito”. Quindi sicuramente il disco procede su altri mondi lessicali.

E per la situazione dei live? Per l’estate siete pronti a farne qualcuno, da cinque a dieci, in situazioni piuttosto tranquille. Ma siete più dalla parte degli arrabbiati o dei rassegnati?

Be’ siamo arrabbiati per come è stata trattata la musica, come è stato trattato il comparto artistico. Giustamente servono delle restrizioni ma è ambiguo che non si possano adattare al mondo dello spettacolo: non si capisce perché in altri luoghi si possa andare e a vedere uno spettacolo no. Almeno proviamoci, con tutte le norme necessarie.

Quest’estate sembra che questa cosa sarà fatta, noi non vogliamo mancare all’appello perché ci sembra giusto partecipare a qualche cosa che crei cultura, movimento e interazione. E aspettiamo ovviamente anche noi che si rischiari del tutto il cielo e che ci lasciamo questa cosa alle spalle. Però bisogna anche mettercela tutta e cercare il lato buono, perché se ci impuntiamo e diciamo che finché non si apre tutto non si suona, allora…

Pensiamo che fare il musicista sia non dico una missione, ma nel momento in cui vuoi buttare fuori qualcosa, vuoi anche veramente guardare in faccia le persone, se no non ha senso.

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