Davide Cadelano: intervista, recensione e streaming


Tutto quello che meriti è il nuovo lavoro discografico e primo disco da solista di Davide Cadelano. Dieci brani in cui il cantautore sardo racconta la società odierna, attingendo dal rock e dalla tradizione cantautorale italiana. Tra le collaborazioni presenti, spicca fra tutte quella di Beppe Dettori, ex Tazenda, nel singolo Dimmi. Abbiamo rivolto qualche domanda a Davide.

Come sei arrivato a questo tuo primo disco da solista?

E’ stata un’ esigenza. Fino a qualche anno fa militavo nella band dei Dipensieri, con la quale abbiamo pubblicato un album nel 2014 dal titolo Non colleziono farfalle, dove ero comunque autore dei testi e delle musiche. Però poi per vari motivi il gruppo non è riuscito ad andare avanti, ma io mi sentivo sempre più carico e sentivo la necessità di scrivere. Così, in maniera molto naturale è arrivato questo disco.

Sono incuriosito dalla struttura dell’album: mi sembra che quasi tutte le canzoni veloci siano concentrate nella parte alta del disco, mentre scendendo si trovano le ballad. C’è un motivo particolare per questa scelta?

La struttura del disco e la successione dei brani è stata dettata da una scelta di armonia, nel senso: ho scelto soltanto come cominciare il disco, cioè con “Dentro me non c’è niente”, successivamente (con varie prove) vedevo di volta in volta, brano dopo brano quale fosse quello che meglio si unisse a livello sonoro al precedente e così via.

E’ vero, il disco diciamo così, sfuma in energia diventando più intimo verso la fine, ma solo per il motivo che ti indicavo poco fa. C’è una parte del disco che a me piace molto ed è la successione delle tracce 7, 8 e 9 che sono tutte in tonalità di re maggiore e in versione molto acustica, cantautorale; è come se ci fosse un piccolo disco nel disco.

Nel disco ci sono alcune collaborazioni tra cui spicca quella su “Dimmi” con l’ex Tazenda Beppe Dettori. Come nasce il duetto con lui?

Conobbi Beppe Dettori nel 2015, presi delle lezioni di canto da lui (è sempre stato un punto di riferimento nel modo di cantare e suonare la chitarra acustica). Poi è nata un’amicizia e una stima reciproca, ci consigliavamo sui brani e sulle loro strutture. Poi gli chiesi se gli andasse di partecipare al singolo del disco che stavo registrando e per lui fu un piacere, per me molto di più.

Hai aperto i concerti di cantautori come Sinigallia, Bugo, Benvegnù: sei riuscito a “rubare” qualcosa da questi personaggi?

Aprire i concerti di altri artisti è un’ esperienza che ti fa crescere moltissimo, perché hai di fronte un pubblico che è attento, che comunque aspetta con ansia il proprio beniamino, e tu comunque devi intrattenerli, coinvolgerli e sfruttare al massimo l’opportunità. Naturalmente ho potuto vedere come si muovono sul palco, prima durante e dopo l’esibizione, di alcuni porto con me un bellissimo ricordo, di altri assolutamente no!!

Una curiosità per chiudere: come i grandi chitarristi del passato hai dato un nome alla chitarra. E fin qui ok. Ma perché “Gertrude”?

Quando comprai la chitarra acustica che ancora uso fu la prima vera chitarra che acquistai, mi ci sono voluti tanti sacrifici e tempo per mettere assieme la somma necessaria. Non so perché, non avevo mai dato un nome a nessun strumento prima, ma il giorno ero certo che avesse un’ anima, e che fosse femminile e che si chiamasse Gertrude (non conosco nessuno a me vicino e non mi ricorda nessuna persona in particolare, intima o famosa), per me si chiama così soltanto la mia chitarra. Poi sono arrivate Rossana e Martina… elettriche!!!

Davide Cadelano traccia per traccia

davide cadelanoSi parte in chiave elettrica e piuttosto blues con Dentro me non c’è niente, brano d’apertura dalle cadenze regolari, ma anche con aree più libere.

Arriva poi Dimmi, il singolo, cantato in duetto con Dettori, senza paura di alzare la voce e cercando di  riversare una certa quota di aggrressività, facendo uscire un pezzo ricco di contrasti.

Con Sulla Luna si va in elettrico e anche un po’ in acido, con un brano dai giri alti ma anche sereno, con il basso capace di costruire linee in sottofondo.

Più sfuggente ed evocativa L’unica realtà, che ha suoni post grunge, una batteria che risuona pesante, un che di antico.

Briciole suona quasi favolistica, con toni più tranquilli e sapori di terra. Non c’è parte di me invece ha tutti gli aspetti di una ballad elettrica e rock.

Probabilmente questa è la parte “intensa” del disco, visto che si prosegue con Polvere, altra ballata d’impatto, questa volta acustica, che qui e là può far pensare al primo Moltheni per stile.

Si prosegue con Menti, che vede ancora voce e chitarra protagoniste e l’attitudine narrativa del cantautore a emergere in pieno.

Oggi libero le nuvole è leggermente più sognante, senza essere però troppo eterea ma anzi piuttosto determinata. Il falsetto qui ha funzioni sostanzialmente psichedeliche.

Si chiude con un po’ di rock, anche se a ritmi non particolarmente alti: sono quelli di Ricordalo sempre, canzone di memoria e sentimenti.

Prova molto consistente quella d’esordio per Davide Cadelano: il cantautore fa mostra di essere già piuttosto “rodato” sia come compositore sia come esecutore. Ne risulta un disco dai molti aromi, fluido e con testi intelligenti.

Genere: cantautore

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