Denis The Night & The Panic Party, disomogenei e creativi

denis the night

Ormai sono vecchie conoscenze di TRAKS, visto che li abbiamo seguiti passo passo per tutte le tappe di una giovane ma già brillante carriera. Ma Denis The Night & The Panic Party riescono a riservare sempre qualche buona sorpresa. Per esempio quelle contenute in un disco come Cosmic Youth (qui la recensione), primo lp, che arriva dopo esperienze molto prestigiose su palchi internazionali come Primavera Sound Festival di Barcellona, Indie Music Week di Manchester, Liverpool Sound City. Li abbiamo intervistati.

Alle spalle avete ep, esperienze internazionali di grande prestigio, ma arrivate ora al disco “intero”: anche voi pensate che l’lp sia un concetto un po’ superato oppure ci credete ancora?

Avevamo questo disco pronto da un po’ a dire il vero ma abbiamo preferito lanciare pillole e uscite collaterali, remixes, featuring scaturiti dai nostri incontri artistici e fare lo_fi versions semmai anche delle stesse tracks, in attesa che qualcuno iniziasse ad attendere un po’ questo lavoro. I concerti e le uscite internazionali stanno crescendo, qualcuno vuole un lp dei Denis in casa davvero?! Eccolo! Noi intanto stiamo gia’ iniziando a lavorare al nuovo disco. Quello che sarà lo decideremo man mano che le cose accadono. Nessun piano a tavolino, come sempre!

Tenendo conto che siete stati fermi molto poco negli ultimi tempi, che tipo di nascita e crescita hanno avuto le canzoni di questo disco?

In realtà, le canzoni contenute in questo nostro primo album sono il frutto di un lungo processo lavorativo piuttosto disomogeneo e sicuramente creativo. Nel senso che nessuno di noi pensava inizialmente di concepire un album. Quando ci andava di scrivere una canzone, la scrivevamo. E la scrivevamo utilizzando gli strumenti che in quel momento, quel dato giorno, avevamo a disposizione.

Allora capitava -a volte- di creare delle bozze strambe fra sintetizzatori, filtri e pedali rigorosamente lo-fi (praticamente eravamo circondati sempre da cavi, fili, prese elettriche a penzoloni nella stanza) per far nascere una cellula melodica o ritmica da sviluppare; altre volte, invece, tutto partiva da un giro di basso o di chitarra come su Lorraine e Bodyguard. A ogni stagione possiamo dire, un paio di canzoni, e forse nelle tracce questo si percepisce.

Perché avete scelto “Androgynous Love” come primo brano e come singolo?

È la canzone che più ci assomiglia. Non si prende troppo sul serio però, ha tutte le carte in regola per essere presa molto seriamente. Ritmicamente e melodicamente è piuttosto accattivante, sembra pop ma non lo è, sembra funky ma non del tutto, un po’ anni ’90 ma solo in parte. Diciamo che probabilmente è la canzone più da beach party del disco, e, ascoltata di sera in riva al mare con birra e cocktail in mano fa la sua sinuosa figura.

Denis The Night & The Panic Party: riff sovrapposti e composti

Come nasce “Lorraine”?

denis the nightNe sono state concepite due versioni. Nel disco c’è ovviamente la versione ufficiale, la prima nata. In rete e in un nostro ep precedente è possibile ascoltarne una versione soft, elettronica, intima e minimale. Lorraine tratta da “Cosmic Youth” è venuta alla luce una mattina d’autunno di due anni fa, da un giro di basso al quale incollammo un riff di chitarra e una improvvisazione di vocoder. “Wow” fu la nostra esclamazione!

Vi suonammo immediatamente una traccia di batteria elettronica e una traccia di batteria acustica e poi, incompleta, senza melodia di voce, la lasciammo nel cassetto per più di un mese senza sapere come completarla. Scrivemmo altre cose nel frattempo, senza più pensare a quei riff sovrapposti e composti mesi addietro.

Una mattina, però, riascoltandola dopo tanto tempo, ci sembrò chiaro quello che il vocoder improvvisato da un finto inglese cantava: ‘Lorraine’ era la parola che sembrava ripetere sempre a un certo punto del giro. Il resto, venne a ruota: melodia, testo e finale al piano scordato registrato in casa…a ripensarci, non abbiamo messo il fiocco rosa dopo il parto :)!

Dopo Barcellona, Manchester, Liverpool, vi siete esibiti anche al MaMa Festival di Parigi: com’è andata la serata? 

Non avevamo alcuna aspettativa ma abbiamo lavorato tanto allo show e abbiamo dato tutto in quel live. E’ andata molto bene : siamo stati accolti con calore dall’organizzazione del MaMA, dal direttore artistico del locale in cui suonavamo (Bus Palladium) e dove probabilmente torneremo, dai francesi che, ci avevano già conosciuto al concerto tenuto lo scorso anno a L’International (il primo club parigino che ha creduto fin dall’inizio al progetto).

Potete raccontare la strumentazione principale che avete utilizzato per suonare in questo disco? 

Non ci sono tanti segreti per quanto riguarda la strumentazione utilizzata, ci siamo semplicemente affidati alle macchine e agli strumenti che avevamo già, strumenti anche con un costo molto basso, insomma abbiamo dato la priorità a tutti i piccoli dispositivi analogici sia per generare suoni che per filtrarne altri. Un altro ruolo importante è stato quello del computer che ci ha permesso di sfruttare le potenzialità e la versatilità dei software digitali per ulteriori sperimentazioni sonore. Per le nuove composizioni, su cui ci stiamo tuffando, avremo a disposizione nuove attrezzature qualitativamente migliori e più ricercate in modo da poter sperimentare ancora di più l’elaborazione dei suoni.

Chi è o chi sono gli artisti indipendenti italiani che stimate di più in questo momento e perché?

Di più e senza troppi motivi al di là del piacere di ascoltarli: Niagara, Verdena, Martello, Two Monkeys, Bruuuno Belva, Motta, Colapesce, Gli Ebrei, Marta sui Tubi, Zolle, Go!Zilla.

Potete indicare tre brani, italiani o stranieri, che vi hanno influenzato particolarmente? 

L’italia ha diversi artisti molto validi che producono cose meravigliose, ma sinceramente non saprei chi citare e soprattutto trovare dei brani che hanno influenzato le nostre composizioni. Per quanto riguarda artisti stranieri vale lo stesso discorso, l’universo che si è creato con l’avvento delle nuove macchine negli hanni ’50 ha generato milioni di dischi che a loro modo hanno creato un gusto personale in ognuno di noi, anche per quanto riguarda tutta la scena più sudicia della storia musicale negli ultimi 40 anni che ha donato sicuramente preziosi spunti per poter distruggere tutto ciò che può essere distrutto.  Citiamo e consigliamo l’ascolto di “Do you realize?” – The Flaming Lips, “All I Know is Tonight” – Jaga Jazzist  e  “From Here to Eternity “ – Giorgio Moroder  ma, ovviamente, ne potremmo ancora citare molti altri.

Salva