Ed Mud, “Childhood”: la recensione

Il producer napoletano Ed Mud pubblica Childhood: un disco che parte dal vissuto, un album autobiografico nel quale condivide alcuni dei suoi ricordi d’infanzia attraverso determinati suoni e atmosfere,  una direzione intrapresa dopo un lavoro d’introspezione durato anni.

L’album culla l’ascoltatore in mondi diversi attraverso echi soul e chitarre tropicali che si adagiano su beat hip hop e new jazz. Un viaggio coerente e nostalgico che l’artista riesce a rendere sempre colorato e credibile.

Ed Mud traccia per traccia

Si parte da Kanagawa, pezzo morbido e cadenzato, che introduce a un viaggio elettronico che segue ritmi naturali.

Accordi di chitarra apronto The Sea Around Us, in cui appare la voce umana per la prima volta, per accompagnare un movimento ondeggiante e soffice.

Waves è il primo degli interludi, altra traccia soffice che lascia passare poi Cyrano Perspective, che monta un drumming più ricco ed evidente.

Atmosfere più vintage, con il basso che pulsa in fondo, riempiono tutti gli spazi di My Vision.

Altro interludio sospeso e dorato con Afternoon in Florence, seguito da Childhood, la title track. Una voce femminile filtrata canta di memorie d’infanzia con un’aura molto vintage e piuttosto soul.

Breath propone suoni isolati in partenza, salvo poi far emergere un discorso notturno, da jazz club, giusto con qualche punta acida qui e là.

Una malinconia più insinuante si infila in D R T N, altro interludio che lascia il posto a In My Darkness, che apre l’ultima tranche del disco. Qui i suoni black antichi e moderni operano in contrasto, per un brano che passa dall’ombra all’ombra più scura.

Scivola via fluida Yasuo, con un groove continuo e sommerso. Haru ha movimenti più rapidi, ma sempre senza esagerare.

Si chiude con tutti i colori oscuri di Rainy Day, con la voce che echeggia lontana e sensazioni jazzate che si stendono sulla superficie del brano.

Nelle anse morbide del nuovo album, Ed Mud colloca i propri ricordi d’infanzia velandoli di suoni di origine elettronica ma di aspetto vivo. Un disco elegante e, a tratti, anche struggente.

Genere: elettronica

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