Fabio Curto, “Rive volume 1”: recensione e streaming


Un’esperienza a The Voice, vincente, ormai alle spalle. E ora un ritorno in grande stile: si chiama Rive volume 1 il nuovo album di Fabio Curto.

“Dopo anni di sperimentazione nel 2017, ho intrapreso un percorso di selezione molto rigida riguardo ai miei brani pubblicando “RIVE Volume 1” insieme al circuito di Calabria Sona e alla Marasco Comunicazione. I brani erano tutti molto diversi tra loro e a un certo punto ho sentito l’esigenza di intraprendere una strada”.

“La maggior parte erano in lingua inglese e ho accettato per la prima volta la sfida di un rewriting in lingua italiana cercando ossessivamente gli stessi suoni, la durata delle parole, il numero di sillabe e soprattutto il ritmo delle stesse. Per me le parole sono certamente importanti ma nel regno della musica penso che sia quest’ultima a dover regnare e per musica intendo suoni, emessi da un piano, da una chitarra o da una voce… è di suoni che voglio parlare alla gente, emozioni che trasudano da un intro teso e che sfociano in un inciso esplosivo e liberatorio».

Fabio Curto traccia per traccia

L’album si apre con Suona con me, un blues “da frontiera”, con cori e con il vento del deserto che soffia. Accordi insistiti e un’aria più oscura in Mi sento in orbita, selezionata anche per il video e sicuramente più “urbana” del brano di apertura.

Sembra avere le caratteristiche di una ballad molto melodica Neve al sole, ma poi si accelera e si acquista un beat molto più marcato, nonché molto pop.

C’è qualcosa di “spiritual” invece in Only You, cantata in italiano ma dalle caratteristiche anglofile (anzi, americanofile), con sonorità semplici e ben mescolate.

Un’ora fa riaccende il motore, sempre con carburante rock blues. Si procede poi ad ali spiegate con L’airone, questa sì una ballad melodica alla ricerca di alte intensità.

Anche con Fragile si viaggia bassi e soffusi, con qualche tasto di pianoforte e qualche accenno di spiritualità. Giro di chitarra beatleasiano in apertura di Domenica, che invece poi si rivela essere una canzone cantautorale quasi tutta basata sulla voce. La bonus track Alone, questa sì cantata in inglese, chiude il lavoro con un crescendo “orchestrale”.

Qualche scelta sonora “facile” di troppo qui e là (colpa dei talent?) ma la qualità del lavoro di Fabio Curto è piuttosto evidente, in un disco ben modulato e levigato.

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