FASK: raccontare la nostra storia attraverso i dischi

Siamo un po’ degli habitué delle interviste ai Fast Animals and Slow Kids o FASK che dir si voglia: quest’anno è già capitato un paio di volte di scambiare quattro chiacchiere con Aimone e compagni. Ma del resto TRAKS non poteva perdersi l’uscita di E’ già domani, nuovo disco della band perugina, in arrivo venerdì 17 settembre, successore del molto amato Animali notturni, di nuovo prodotto da Matteo Cantaluppi.

Per l’intervista si sono prestati opportunamente tutti e quattro i FASK (Aimone Romizi, voce, chitarra e percussioni; Alessandro Guercini, chitarra; Jacopo Gigliotti, basso; Alessio Mingoli, batteria e seconda voce), che proprio oggi hanno annunciato un in-store tour di presentazione che in qualche modo anticipa quello che sarà il tour “vero”, in arrivo nella primavera del 2022 (debiti scongiuri permessi). Come sempre il più chiacchierone è stato Aimone (al quale abbiamo dedicato un paio di domande “in esclusiva”) e il più taciturno Jacopo, ma presentiamo le risposte facendo una somma di ciò che tutti e quattro hanno espresso.

Nelle prime fasi di lavorazione del disco avete “fatto i conti” con un disco di grande successo ma anche di svolta come Animali notturni?

Li abbiamo fatti non facendoli. Appena abbiamo iniziato a scrivere i pezzi nuovi ci siamo detti: “Cerchiamo di non pensare a tutto quello che abbiamo fatto fino a ora”. Come avevamo fatto con Animali notturni e con Forse non è la felicità, cerchiamo sempre di distaccarci dal nostro percorso per non essere influenzati in un modo che ci potrebbe un po’ chiudere le ali, in un verso o nell’altro.

Ogni volta cerchiamo di non pensare troppo per non fare la stessa cosa ma neanche per dover cambiare a tutti i costi. Il senso è di cercare di essere il più liberi possibile in modo da fare esattamente la cosa che ti identifica in quel momento. E’ una cifra che manteniamo da sempre, l’idea di essere piuttosto coerenti con noi stessi. Un disco deve rappresentare i FASK in quel periodo, come se noi poi guardandoci indietro potessimo raccontare la nostra storia attraverso i dischi. Che è un po’ la vera figata del fare musica: abbiamo un Facebook fatto di musica.

Poi quel disco ha purtroppo avuto una vita a metà: è partito alla grande, poi il mondo è esploso e si è interrotto sul più bello, nella parte migliore della sua vita, nella parte migliore della tournée, cioè quella nei locali da concerti. E’ stato un bellissimo tour ma soprattutto nei Festival, che non è proprio “il concerto dei Fask”. Stavamo pensando proprio a una scaletta particolare, ai pezzi che non avevamo suonato in estivo, per far sentire proprio come suonava. Poi l’avevamo anche “maturato”, alcune canzoni le avevamo riarrangiate e al tour successivo arrivi proprio preparato.

Il produttore è lo stesso, ma il suono mi sembra puntare in direzioni anche diverse e più vaste. Con quali idee vi siete messi a lavorare sul disco?

Questo è vero, suona già molto più ruvido rispetto ad Animali notturni. E questo perché di fondo eravamo arrivati già lì con delle idee differenti. I pezzi sono tutti un po’ più spinti, sia in termini di apertura perché ci sono questi ritornelli che “aprono” molto sempre, sia per quanto ci siamo messi a provare cose nuove, perché prima eravamo lì “tastoni tastoni” a cercare di capire che cosa sarebbe successo con una persona in più, cioè il produttore.

In questo caso ormai abbiamo capito di più come si interfaccia con noi, c’era una chiacchiera e una confidenza totali, e quindi abbiamo trovato soluzioni per mettere, che so, un assolo di sax gigantesco a metà di Fratello mio, oppure la ritmica alla fine di Rave, una batteria elettronica alla fine dell’ultimo pezzo: è la prima volta nella storia dei Fask che facciamo qualcosa del genere: sacrilegio!

Adesso come aggettivo magari è un po’ esagerato, ma lo vediamo come un disco molto eclettico: si parte da un pezzo chitarra e voce, in maniera soffusa per poi arrivare al sax, oppure la parte di spoken word di Willie su Cosa ci direbbe. E’ un disco in cui succedono parecchie cose. Dal nostro punto di vista siamo riusciti a dare una visione d’insieme molto sensata, e questo anche grazie a Matteo Cantaluppi.

Poi ha inciso anche il fatto che abbiamo avuto tanto tempo, abbiamo scritto tante canzoni, magari anche un maggior numero di brani in un periodo più piccolo, abbiamo preso quelli che ci sembravano più rappresentativi e ci abbiamo costruito un pattern che cristallizzasse tutto questo tempo. Aver tempo da un punto di vista musicale ti permette di fare tante cose in più. Questa cosa qua, nel male, almeno l’abbiamo portata a casa.

Poi a un certo punto ti devi fermare. Perché siamo andati avanti per mesi sullo stesso pezzo fino a diventare ridondanti. Devi dire “fine”, a una certa. Un pezzo su cui abbiamo lavorato tantissimo è per esempio Senza deluderti, che nasce in una maniera completamente diversa. Alla fine in studio abbiamo deciso di riarrangiarlo completamente. Di fare questo brano in cui c’è una parte prima molto d’ambiente per poi arrivare a un finale molto rock’n’roll.

Chi schiaccia il tasto “stop” di solito?

Tendenzialmente uno ferma l’altro. A turno qualcuno dice: “Guarda, stai un po’ sbroccando”. Anche Matteo ogni tanto. Anche perché è molto pragmatico. Comunque un “hai rotto i coglioni” arriva spesso, ecco.

FASK: dalle montagne a Sanremo

E’ ben nota la passione di Aimone per la montagna, con tanto di seguitissime storie social. Anche in altre canzoni questa passione era entrata parecchio nei testi, ma stavolta il discorso è ancora più esplicito. Come nasce “Lago ad alta quota”?

Aimone: In realtà è una domanda molto precisa perché tutti hanno questa idea della natura. Ma questa è una canzone molto specifica perché io questo pensiero ce l’ho avuto quando sono andato a vedere a un piccolo lago che si forma in cima ai monti Sibillini, che non sono i laghi di Pilato, che sono magari più famosi. E’ proprio un laghetto piccolo che si forma nel tardo maggio e dura quindici giorni e poi si prosciuga. Però è bellissimo, incastonato sotto a una montagna; e ho proprio pensato a come la vita di questo lago fosse un soffio rispetto a quella della vita della montagna che lo protegge.

A partire da questa immagine ho scritto il testo. E’ particolare perché non è stato l’immaginario della montagna come entità, quanto l’immagine del piccolo lago molto celeste che avevo nei miei occhi, e che poi si nasconde.

Come al solito c’è qualche citazione nel disco. Una è da Freddie Mercury. Come mai in una canzone piuttosto selvaggia e poco Queen come “Rave”?

Perché non c’è connessione con i Queen: è più connesso al senso del pezzo. In questo brano noi cercavamo di spronare noi stessi a puntare più in alto. La musica si ruba: si ascolta, si impasta con le proprie cose. E allora quando rubi, ruba al Re. Punta alla Luna. E il primo “Re” che ci è venuto in mente era Freddie.

Il senso è puntare in alto, cercare di andare più in alto possibile. Perché è facile in ambito musicale accontentarsi e su quello basare la propria esistenza. Invece bisogna “detonare”, bruciare il castello, in modo che questa cosa sia realmente sentita e personale.

Nello stesso verso c’è un mezzo dissing, sembra che ve la prendiate con qualcuno che vi ha copiato…

No, ce la prendevamo con noi stessi. Cercavi lo scoop eh?

Eh sì, mi è andata male anche stavolta! Mentre una citazione che decisamente non mi sarei aspettato è quella di Viola Valentino con “In vendita”… Perché è una citazione, vero?

No! Non avevamo per niente quella reference… Ce l’hanno detto tutti quando l’hanno sentita. Però a noi piaceva quel pezzo. E alla fine il fatto che si unissero le cose non ci è dispiaciuto.

Facciamo un giochino? Vi hanno già chiesto tutti di Sanremo e del resto vi avevo chiesto anch’io in passato la stessa cosa e avete detto che se ci sarà l’opportunità ci andrete, ma con il pezzo giusto. Se aveste dovuto scegliere una canzone da questo disco, quale avreste portato all’Ariston?

Ce ne sono un po’… Anche Rave ci sarebbe piaciuta, con quel finale caricato… Comunque Rave è matta, con la doppia batteria, come ce l’abbiamo noi durante i live… Non si vedono tanti pezzi così. Anche nei live siamo una delle poche band che porta delle parti così “drummate”, per cui sarebbe stato bello vederla anche su quel palco.

Però poi anche Lago ad alta quota avrebbe avuto un bel percorso. Perché comunque è di springsteeniana memoria, e a noi emoziona molto. Ci sono un po’ di pezzi che ci sarebbe piaciuto suonare lì. Ma poi è un po’ cambiato il Festival in sé: ora è un posto dove puoi esprimere chi sei davvero.

Una volta c’era il cosiddetto “pezzo per Sanremo”, nella realtà non è più tanto così: ora tu fai un pezzo rappresentativo di quello che sei. E Sanremo va a pescare tutto un tot di artisti e musicisti rappresentativi della musica italiana. Quindi anche un pezzo come Rave poteva starci.

Adesso faccio qualche nome: TheGiornalisti, Canova, Ex-Otago… tutta gente con un visibilissimo frontman che a una certa ha salutato la compagnia… non chiedo ad Aimone se se ne andrà, ma se l’idea di fare un disco solista (alla Appino, per capirsi) non lo ha mai solleticato.

Aimone: No, ma m’è venuta ora, in questo momento… No, penso davvero di no perché ho un problema personale: io senza di loro mi sento completamente nudo. Tipo quando mi dicono: devi venire a fare un pezzo voce e chitarra, con me deve venire almeno l’ “Orsetto” (aka Guercini, NdR). Credo che sia proprio un limite mio personale. Per adesso non ho avuto proprio l’idea e sinceramente mi spaventa anche il solo pensiero. Perché poi non mi divertirei proprio. Già gestisco male l’ansia quando siamo in quattro, che ognuno la para all’altro. Ma figurati un disco da solo che sei lì che ti devi promuovere. No no, per adesso proprio no. Però ci sta pensando Alessio (ridono).

Il peso dei tour rimandati

Avete annunciato un nuovo tour per il 2022. Però vorrei sapere quanto sia difficile avere un disco nuovo e dover stare fermi ora.

E’ ovviamente tutto terribile. Fosse per noi vorremmo andare a suonare dopodomani. Però non dobbiamo neanche essere dei “carciofi”: è evidente che la situazione non permette di fare dei concerti come li vogliamo noi, cioè aggregati e vicini. Quello che si spera è che il programma vaccinale vada avanti e che la situazione comporti un rischio molto abbassato. Da non sentirci neanche in colpa: noi non vogliamo essere causa di niente. La musica è un momento di aggregazione, ma positivo. In questo caso stiamo parlando proprio del Male, della malattia. Abbiamo preferito un po’ soffrire e posporre a un momento in cui ci sembra ragionevole fare concerti.

Già è saltato un tour, e ne sono saltati altri cento, ci sembra giusto annunciare nel momento in cui è realmente plausibile. Perché annunciare e poi posporre per l’ennesima volta è una roba che ci fa stare male. Perché noi viviamo per suonare e andare a fare concerti. Non siamo di quelle band a cui piace solo andare in studio. Ci piace lo studio ma ci piace andare a suonare. Il fatto del vecchio tour è un dolore che noi ancora adesso ci portiamo.

Tra l’altro i Pinguini Tattici Nucleari hanno appena annunciato un ulteriore rinvio del tour…

Capito? Pensa a loro come stanno. Io lo so, loro sono proprio devastati. Era proprio il loro anno: il Forum… E’ una roba che secondo me è pesantissima da sopportare. Capisco che chi ha investito anche dei soldi è dispiaciuto, ma visto anche dalla nostra parte non è bellissimo.

Una domandina sulla questione green pass temo sia d’obbligo: vi associate a Cosmo, Levante, Mahmood e gli altri a chiedere di applicare fin da subito le regole che vigono negli altri paesi?

In termini “mentali” siamo d’accordo, ne abbiamo già parlato, anche se non siamo così dentro le questioni tecnico-scientifiche da poter dire se consentire alle persone con green pass di stare a breve distanza sia sicuro. Però se esiste questo strumento noi ci fidiamo di chi lo hai creato. Il rischio zero non esiste in questo momento, però ci fidiamo di chi l’ha proposto e vogliamo che serva a qualcosa.

La proposta di Cosmo ci sembra razionale e intelligente. Poi magari ce ne sono altre cento. Però intanto è una proposta che deve essere presa in considerazione e analizzata. Dipenderà dalle valutazioni di scienziati, di gente che opera sul campo. Però si basa su principi condivisibili.

Anche perché in ballo non c’è il capriccio di un musicista, ma c’è un intero settore che rischia di crollare. Ragazzi sono due anni: anche noi siamo andati in tour, ma mica eravamo tutti quelli con cui andavamo in tour nell’estate 2019. Noi abbiamo lasciato della gente a casa, così come tutti quanti. Poi noi siamo circondati da amici, gente che ha iniziato con noi: è un senso di responsabilità pesante. E questo succede a tanti musicisti. Quindi in gioco non c’è soltanto il “cantantino” che non vede l’ora di mostrare il proprio ego sul palco.

Il 27% degli organizzatori di eventi culturali ha cambiato lavoro. Quindi quando si ripartirà saremo tutti più poveri. Questo merita una riflessione, come è stata fatta giustamente in altri settori.

La recensione di E’ già domani, il nuovo disco dei FAKS, arriva domani su TRAKS.

Crediti foto:

Art director: Mary Parpinel 

Photographer: Matteo Bosonetto

Ass.Ph: Nico Barbieri 

Make-up : Denise Sodo

Stylist : Andreas Marcante 

Ass. Stylist :Valentina Calicchio 

Scenografia: Martina De Paola 

Attrezzista: Dario Carrara 

Location : overclock

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