“Fertile”, Stearica: la recensione #TraKs

Nuovo album per il consolidatissimo trio torinese Stearica, ormai uno dei gruppi strumentali più importanti in Italia e non solo: il nuovo disco si chiama Fertile.

Fertile come la Mezzaluna, teatro della nascita della cultura mediterranea ma anche delle rivolte della Primavera araba, cui il disco è sostanzialmente dedicato.

Si parte con Delta, una potente cavalcata molto diretta e muscolare, nonostante qualche piccola deriva psichedelica finale. Altrettanto potenti le sgomitate di Halite, che a suon di percussioni si fa largo attraverso cieli nuvolosi.

Più moderati i modi di Bes, che parte sommessa affidando alla batteria le operazioni di introduzione. In un secondo tempo emergono dinamiche strumentali molto più allarmanti.

Dialettica Geber, che non forza esageratamente né i ritmi né le sonorità ma rappresenta comunque un viaggio ricco di elettricità, con un ponte tranquilllo in mezzo e una seconda parte tempestosa.

Il clima all’interno di Nur (con Ryan Patterson dei Coliseum alla voce) è da battaglia fin da subito, con un rumoroso drumming impegnato a marcare il territorio.

Arriva poi Tigris, che riporta alla mente i primi Prodigy per i ritmi, ma con soluzioni più elettriche che elettroniche. La sezione finale suona imponente ed evocativa.

Si parte dal basso e da lontano con Siqlum, che fa registrare una crescita progressiva controllata, con la chitarra che entra poco a poco. Una volta arrivati in cima, il brano si frammenta e si scompone, come a rappresentare esitazioni successive.

Amreeka si muove in atmosfere calme ma anche piuttosto scure, con percussioni e parole mormorate, come in un rituale o una preghiera, con Scott McCloud dei Girls Against Boys alla voce. Il risultato è una brano che rispetta, quasi per incidente, la forma canzone, pur rimanendo non proprio “mainstream”.

Si chiude con Shah Mat (“scacco matto”, ma anche “il re è morto”), che vede la partecipazione di Colin Stetson al flauto, corno francese, sax tenore e baritono, e che di nuovo muove trame sotterranee e più cupe rispetto ai brani iniziali, come se le prime speranze dell’album si fossero gradualmente dissipate.

Piace il mood complessivo del disco e la bellezza statuaria di alcuni passaggi, piace il modo diretto ma non banale con cui i brani emergono dal disco.

Piace anche la voglia di mescolare sound del tutto contemporaneo a un impianto complessivo molto strutturato, regalando freschezza e velocità all’album.

Rispondi

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi