bananophono logoL’avevamo annunciato ed eccolo qua: in free download Dig Deeper di Nrec, pezzo robusto e oscuro da Spaghettitronica (qui la recensione): si può scaricare gratis cliccando qui.

Ma siccome non siamo qui per accontentarci, abbiamo anche intervistato i ragazzi di Bananophono, etichetta molto dinamica che, oltre ai Nrec, ha nel proprio organico anche Versailles, A.N.O., Spirale e svariati altri. Ecco come ci hanno risposto.

Come, quando e perché nasce Bananophono?

La data di nascita e il luogo sono sicuramente questi: Giugno 2014, Marche. Il perché è altrettanto semplice: volevamo creare un contenitore adatto a ogni tipologia di proposta.

Già che ci siamo, due parole sulla scelta del nome e del logo?

Direi che è nato per una contiguità di coincidenze, per fare un po’ i fatalisti. Da una parte eravamo alla ricerca di un’identità precisa sotto la quale firmare l’ep dei Versailles e dall’altra eravamo in contatto con l’illustratore Simone Sdolzini, un artista che sempre in quel periodo aveva realizzato diverse opere targate appunto Bananophono.

Il passaggio da “semplice” illustrazione a logo per un nuovo brand è stato più che naturale, dal momento che ci sembrava che quell’immagine avesse una forza cui era praticamente impossibile resistere.

Qual è il background professionale e musicale di chi gestisce l’etichetta?

Il comune denominatore è sicuramente la musica, vissuta attraverso percorsi differenti, chi manipolando suoni da dietro una consolle in continuo scambio con l’artista, chi gestendo la produzione, curando ogni aspetto di uno show, dalla promozione alla logistica.

Più semplicemente il nostro background è questo: una lunga gavetta fatta di km saltando da un tour all’altro.

Perché la scelta di non specializzarsi in un genere specifico, vista l’epoca iperspecializzata?

Forse la domanda, così posta, non è esatta… Mi spiego: il presupposto da cui parti secondo me non rispecchia così tanto la situazione attuale del mercato; alla fine esso è costituito di tanti fruitori, lo fanno loro più che gli artisti o le etichette, e con la fase 2.0 di internet e i social network a farla da padrone, non ha più molto senso parlare di “generi” o, ancor peggio, “scene musicali”, perché non siamo più di fronte a gruppi di persone che coltivano il proprio interesse in catacombe clandestine.

Pensa all’elettronica, che ormai puoi trovare a vari livelli, con le dovute differenze, praticamente ovunque, o pensa anche a come si è evoluta l’idea di dj set.

Tutto può fare parte di tutto, insomma, e se si vuole affrontare la musica forse sarebbe bene considerarla come un macro – insieme e non come un sistema di micro – insiemi separati, questa è la nostra visione e speriamo che si rifletta nel nostro lavoro.

Quali sono i criteri per essere presi in considerazione dalla vostra etichetta?

Essere bellissimi e disposti a tutto! Scherzo, sia chiaro. Essere bravi, competenti e/o umili (difficile coniugare le due cose, anche se finora ci è andata sempre bene!), originali, entusiasti e con una gran voglia di mettersi in gioco.

Lo so che sembra un copiaincolla della sezione “lavora con noi” del sito di qualche multinazionale, ma quello che serve è in effetti quello. Di nostro possiamo però assicurare che è davvero quello che cerchiamo!

Ci puoi raccontare qualche aneddoto su come avete “catturato” le band che avete nel vostro roster?

Guarda, in realtà sono spesso loro a catturare noi o magari è reciproco. A volte invece è il Varnelli. Prendi per esempio Enrico Tiberi, chitarrista e cantante degli Shell Collector (una band rock/metal).

Un giorno arriva proprio mentre stiamo bevendo il distillato di cui sopra e ci racconta che aveva in cantiere un progetto che rappresentava il suo passaggio dalle distorsioni e overdrive all’utilizzo di campioni e synth.

E questo in un periodo in cui cercavamo appunto di affrancarci un po’ da sonorità distorte e dalle schitarrate. Ci è sembrato un segno divino mandato dal dio Varnelli, ed è nata la collaborazione per “Spaghettitronica”. Chissà cosa potrebbe succedere in futuro cambiando alcolico!

Ci sono un paio di nuove aggiunte alla vostra etichetta in arrivo nei prossimi mesi: ci puoi raccontare qualcosa in merito?

Sì, direi che dopo le splendide esperienze con Versailles, A.N.O., Nrec e Spirale, questo è un periodo in cui siamo concentrati sugli Insil3nzio, al lavoro sul loro nuovo ep, che vanta la prestigiosa produzione artistica di Ale Bavo e Filo Q nel singolo “Minotauro”, il cui videoclip vede come protagonista Giorgio Montanini, reduce dagli interventi su Ballarò e dal suo programma Nemico Pubblico, entrambi andati in onda su Rai Tre.

Oltre a questo abbiamo il nuovo di HLFMN che dai suoni un po’ tropical glitch si sta muovendo verso l’afro breakbeat e, per finire, il synth pop dei Rusvelt, formazione molto giovane ma parecchio interessante.