Gazzelle: “Non so se questo è indie, ma sono io”

Siamo stati alla conferenza stampa di Gazzelle, che è presente al Festival di Sanremo 2024 con la sua Tutto qui. All’evento con la stampa ha preso parte anche Fulminacci, in vista del duetto su Notte prima degli esami di Venditti, che è fra i brani più attesi della sera delle cover. E fra le prime domande c’è ovviamente chi chiede a Flavio se è strano essere un indie a Sanremo: “Le etichette lasciano tempo che trovano. Io non credo di essere simile a niente. Sono venuto a Sanremo per portare il mio mondo, la mia storia, la mia esistenza. Nelle mie canzoni scrivo tutto quello che mi capita nella vita, a volte scrivo anche di cose che non capiteranno più o mai. Non so se questo è indie, ma sono io”.

In passato Flavio aveva dichiarato che non si sarebbe sentito “nel suo” in un contesto come quello del Festival. Ma le situazioni si evolvono: “Negli ultimi anni è cambiato qualcosa, ora mi sento tutto sommato a mio agio in questo festival, anche se personalmente non sono proprio un tipo da festival, da conferenze stampa… Per me è tutto nuovo ed è il motivo per cui sono qui: avevo voglia di novità, a livello professionale (se questa si può chiamare professione…). Volevo un po’ di emotività, di batticuore: le due sere in cui ho cantato il cuore batteva e perciò sono soddisfatto. E’ una sensazione che avevo incontrato soltanto durante i live: è un festival, canti insieme ad altre 29 persone, è una gara. Questo palco si porta dietro 74 anni di storia e a me affascina tanto perché mi piace l’impatto che da sempre, da quando ricordo, ha sulla cultura e sui costumi italiani. Mi piaceva l’idea di essere qui su questo palco che hanno calpestato Vasco, Rino Gaetano…”

C’è anche chi gli chiede se è stato influenzato e se ha influenzato Ligabue, di cui è anche amico: “Di averlo influenzato io non credo. Lui ha influenzato me perché quando ero più piccolo l’ho ascoltato tanto… Mi ricordo che zia Letizia (che salutiamo) stava sempre con me perché era la più giovane tra le sorelle di mia madre. E stava in fissa, lo ascoltava continuamente. L’ho assorbito tanto, lui ha questo talento di sintetizzare dei concetti, delle emozioni, che credo sia la cosa più difficile. Sintetizzare in 3 minuti magari 4 anni di vita comunque non è semplice, quando ci riesci vuol dire che sei bravo a fare questa cosa. E oltre al dono della sintesi ha pure il dono della semplificazione. Quello secondo me è un dono suo come pure di tanti altri che ho citato prima. E spero di averlo anch’io”.

Tutto qui è una ballata classica alla Gazzelle, diversa dalla maggioranza dei brani in gara quest’anno: “È stata una casualità, non sapevo che cosa avrebbero portato gli altri. Io per lo più scrivo pezzi lenti, con quei bpm lì. Non sapevo sarebbe stato un festival con tante canzoni uptempo. Ma è stato un vantaggio, così riesco a trovare uno spazietto per me”.

A chi gli chiede se ha notato dei cambiamenti rilevanti nelle ultime edizioni del Festival, risponde: “E’ un fatto che Sanremo negli anni passati non era come adesso: ogni volta ha attraversato il tempo in cui era, ha attraversato l’epoca in cui era fatto. Negli ultimi anni grazie ad Amadeus ha intercettato un certo tipo di musica e di generazione. Credo sia normale, per forza di cose. Tra vent’anni ci saranno altri cantanti e credo sia giusto così. Un festival così importante rispecchia il tempo in cui viene fatto. Vedendo tanti artisti che conosco e che comprendo ho iniziato a pensare che fosse il palco giusto per me. Poi non è che ci ho pensato più di tanto: faccio le cose come mi vengono. Un giorno mi sono svegliato e ho pensato che volevo fare Sanremo“.

Sull’emozione di suonare con l’orchestra il discorso è piuttosto chiaro: “Con l’orchestra è tutta un’altra cosa: la prima volta che ho fatto la prova a Roma ho avuto la prima esperienza con un’orchestra ed è stato bellissimo, indimenticabile. Sentire 70 persone che suonano la musica che hai scritto tu ti fa sentire bene. Devo dire che il pezzo ha acquistato qualcosa in più, l’orchestra dà una rilevanza maggiore”.

A proposito del testo della canzone, che è aperto alle interpretazioni, c’è chi fa notare che la si può legare a una persona che non c’è più e che magari si rivorrebbe nella propria vita: “La canzone parla di tante cose e mi piace quando riesce ad avere più significati, è questo l’obiettivo che avevo. E’ una canzone d’amore dedicata a persone che non ci sono più, al dolore e alla mia voglia di essere utile per quella persona che in quel momento sta soffrendo, andare oltre i miei limiti, andare a vivere nel passato di quella persona. Penso che sia una canzone surreale per questo, perché vorrei andare a vivere nei ricordi di un’altra persona”.

C’è chi gli fa notare che è una canzone sexy e gli chiede a quale pubblico si rivolga: “Non penso a un target preciso a cui parlare: spero che vada più lontano possibile. Io spero che anche una persona di ottant’anni ascolti questo pezzo, lo trovi sexy, faccia l’amore… Fondamentalmente sono solo parole: tutto dipende da chi lo ascolta“.

Fulminacci è coinvolto su una domanda che riguarda il duetto di venerdì. “Cosa faremo domani, nella serata dei duetti? Sicuramente omaggeremo una canzone che ci piace tanto. Non faremo niente di estremo o di assurdo, cercheremo di viverla in modo semplice. Già durante le prove di ieri mi sono emozionato tantissimo”.

A chiudere, il discorso si sposta sulle nuove generazioni di cantautori e al messaggio che si può lasciare a chi inizia adesso e magari punta a uno dei Sanremi futuri. La parola torna a Gazzelle che consiglia di fare “più esperienze possibile di vita. Se non vivi non scrivi. Devono cercare di vivere più esperienze possibili, bisogna che raccolgano qualcosa dalla vita. E’ fondamentale per scrivere qualcosa e per creare empatia con chi ascolta. E ascoltare tanta musica di chi l’ha fatto prima di loro”.

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