Geller, “Male Male”: recensione e streaming

E' uscito il 19 aprile per Giungla Dischi il debut album dei Geller dal titolo Male Male, già anticipato da diversi singoli che già lasciavano intravedere quell'aura oscura, quella malinconia estrema, quelle scuse continue di rimorsi e relazioni naufragate, a suon di chissà come sarebbe stato se...

La cosa che davvero stupisce dell'ennesimo disco pop dell'underground di Roma, è la buona dose di cinismo che il duo di Centocelle porta nei suoi brani, il parlare di droga e alcol liberamente come rifugio sociale, la solitudine urbana, sentimenti stratificati e complessi, tutte cose che non si ritrovano così facilmente all'interno di irresistibili pop.

Male Male si muove nei canoni dell'it-pop, ambientazioni urban (a partire dalla copertina), derive dance e voglia di ballare scalzi e qualche suggestione rap. Ogni brano si presenta come un singolo, tormentone, da urlare ai concerti.

Geller traccia per traccia

Apertura con la title-track Male Male, synth martellanti, una misteriosa ragazza tormentata, ubriaca alle sette di sera che annaspa per non annegare, segue Murano, la più bella e straziante, di chi chiede scusa se non riesce ad amare come a quindici anni, poi c'è Ci Pensi Mai, per tutti i rimpianti e le cose non dette, Pausa, singolo con cui abbiamo conosciuto i Geller, apertura estiva (sempre cinico-malinconica e senza spazio per la positività), la subacquea Non so ballare, come la colonna sonora di una festa a tema Tre Metri Sopra Al Cielo, si prosegue con Bomba a Mano per chi è distanza, alcolico, ansioso, e si perde tutta la vita davanti allo scorrere del tempo, SPRITE e la voglia di stare meglio, una fuga notturna in auto, ultima: Vivere e morire al Prenestino che vanta scintillii luminosi, di chi ha appena fatto after, anche se domani si lavora, e si convince che è l'ultima volta, che viaggerà, e si godrà davvero la vita.

In sostanza: Male Male parla a una generazione di trentenni disastrati, che si rincorrono e si sfasciano nei baretti del Pigneti durante la settimana. Male Male andrebbe ascoltato solo per ritrovarcisi, inevitabilmente, e prendersi un po' male, sempre inevitabilmente.

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