Grandi insegne il grande allibratore, “Ad oggi mancano”: la recensione

Scarso rispetto per la sintesi, a partire dal moniker, del SEO e anche qualche problema con le d eufoniche (ma quello è piuttosto comune). Al di là di tutto questo Grandi insegne il grande allibratore pubblica Ad oggi mancano, un disco di notevole interesse.

Nicola Cancellieri è presentato come “un mix tra Vasco Brondi, Rino Gaetano, Guccini, Claudio Lolli”, ma è soprattutto la sua personalità, sghemba e scomposta, a uscire vincente da un disco di debutto che, su basi autorali, innesta invenzioni tra rock, noise, folk, post rock.

Grandi insegne il grande allibratore traccia per traccia

Si parte da una già molto sostenuta Sottomarino, con i cori “parappappara” ma anche con una crescita dell’incazzatura progressiva, tra immagini di autoreclusione e di soddisfatto odio per il mondo.

Panorami bdsm sono la base su cui si costruisce una cruda e inquietante Rossella, gridata il giusto. Immagini ambigue ma tristi, torture celebrate dal sax, una mescolanza di flash tra una crime series e una ballata sporca e malinconica.

Ad oggi mancano, la title track, apre acustica ma raddoppia subito con l’elettricità, per un ambiente sonoro dominato dalle chitarre e da un cantato rabbioso. Ma c’è anche il sax che converte il discorso verso un’oscurità dalla quale si emerge in modo corale e sorprendente.

Si parte con un coretto (uo-o-o-oooo) anche con Camposanto, che per la legge del contrasto ha un percorso rock sostanzialmente allegro, con un lavoro di basso teso e attento. Un brano che sa di fiori morti e porta con sé un afrore dolciastro.

Il re dei topi arriva da lontano e poi inserisce accordi acustici su idee tra il folk e l’indie rock. Si va piano con Aria buona, ballata che parte dalla gentilezza per alzare la voce (anche solo per organizzare un soliloquio fatto come si deve).

Albero filtra la voce e organizza una sorta di canzoncina ottimista e sudamericana, provvedendo poi ovviamente a mandare in vacca tutto l’ottimismo in tempo zero.

Si va sull’onirico con Una casa tutta per noi, tra le più malinconiche del disco, su sonorità indie e su ritmi molto rallentati.

Neve parte pesante, con risonanze sinistre che si sviluppano in un allargamento vocale che sa quasi di hardcore, con un finale a loop insistito.

Perderti è stato meglio che incontrarti è molto più cantautorale e narrativa, con archi, fiati, incisi, un’atmosfera da festa triste.

Si chiude con l’eponima Grandi insegne il grande allibratore, con la quale si torna all’acustico, per un’ultima scheggia di tristezza, condita da particolari reali quasi alla Carver. Fra problemi di lavoro e stiratura.

C’è spesso un’immagine di morsi, di denti che strappano, di dolore fisico alla base delle canzoni di Grandi insegne il grande allibratore (uno dei nickname peggiori di ogni tempo, diciamocelo).

E la musica si muove di conseguenza, mordendo dove può, tirando pugni e schiaffi, occasionalmente una carezza, ma soltanto per poter colpire meglio e di più poco dopo. Un disco violento, doloroso, che parla con il tuo fegato e gli tira dei pugni. Ma come non se ne sentono tanti, davvero.

Genere: cantautore

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