Hugo Race Fatalists, “Taken by the Dream”: recensione e streaming

Piccola escursione extra-italiana oggi, ma per incontrare la musica di un personaggio che in Italia c’è spesso e che collabora altrettanto sovente con musicisti italiani: Hugo Race.

Dopo le recenti escursioni di Hugo nell’elettronica mondiale e nel blues, l’ex membro dei Bad Seed torna a far parlare di sé come Hugo Race Fatalists e un nuovo album di canzoni folk moderne, dal titolo Taken By The Dream.

Registrato in collaborazione con Diego Sapignoli e Francesco Giampaoli (membri dei Sacri Cuori) gli ospiti in studio includonoChris Brokaw (ex Dirtmusic, Come, Codeine), Bryan Colechin (The True Spirit), la violinista Vicki Brown ( Calexico), la cantante pop neozelandese Lisa Crawley, Giovanni Ferrario (Scisma, PJ Harvey) e le apparizioni “cameo” del socio musicale di lunga data Michelangelo Russo.

Hugo Race Fatalists traccia per traccia

Si parte con Phoenomenon e l’atmosfera è già piuttosto fitta: la voce profonda tratteggia scenari tra il folk, il blues e il cantautorato.

This is Desire si addentra in discorsi sonori più cupi, tra risonanze e nervosismi sintetici, ma sempre in uno scenario da frontiera.

Si riacquista subito ritmo con Bow & Arrow, che gode di un duetto vocale interessante, dalle molte sfumature.

La chitarra elettrica risuona nell’introduzione di una piuttosto spirituale Heaven & Hell, portando alla memoria idee di rock “antico”.

Slide guitar e panorami profondi anche quelli che circondano Fools Gold, mentre usa suoni più “urban”, per così dire, Gonna Get High.

La molto oscura Symphony è anche il singolo tratto dall’album, calato in un’aria da cantautorato “dark”.

Altered States percorre strade con un movimento cadenzato, ma anche con suoni che emergono dal buio all’improvviso.

Un po’ marcia e un po’ preghiera, Smoking Gun gioca sull’opposizione fra il drumming marziale e una chitarra elettrica piuttosto anarchica.

Si chiude con la title track Taken by the Dream, atmosfera piuttosto sognante, ma al confine con l’incubo, e inquietudine che serpeggia, ancora una volta, nell’oscurità.

Un lavoro molto intenso, quello degli Hugo Race Fatalists, che si muove sinuoso tra blues, folk, cantautorato, rock pescando qui e la le influenze che servono e impastando il tutto per ottenere un album interessante e vellutato.

Genere: blues, cantautorato

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