Del signor Uffa

Lui è Hygge, un nome danese anche se non è danese e un singolo di debutto dal titolo Jacopo fuori dal 15 novembre per Grifo Dischi. Abbiamo parlato con lui come al solito di alcolici e futuro. Dategli un ascolto perché ve ne innamorerete a primo ascolto.

Da dove arriva il nome Hygge?

Dal danese, significa stare bene con gli amici facendo qualcosa che prende bene, divertirsi, volersi bene, vedere un film a casa mentre fuori nevica per esempio. Per il mio coinquilino significa: fuori è bellissimo ma io sto bene qua. Per me questa è la definizione migliore.

Descrivi il tuo progetto usando il nome di tre alcolici e ci parli delle tue scelte?

Ahaha questa spacca, beh penso al 1° posto metto l’amaro Lucano perché nonostante il nostro obiettivo sia quello di arrivare a una bella fetta di pubblico a livello nazionale, cerco sempre di parlare del posto in cui sono nato: Potenza, dicendo cose a volte che i ragazzi del mio quartiere sentono più addosso rispetto al mio classico pubblico in target.

Al 2° ti dico la Piña colada, in antitesi con il 1°, mi piace andare in posti lontanissimi mentre rimango legato ai miei luoghi, immaginare posti che non ho mai visto, giocare con la fantasia, andare oltre quello che vedo tutti i giorni. Al 3° invece la bira da 66 del bangladino sotto casa, a portata di mano, fresca da frigo e dissetante ahah.

In definitiva, di cosa parla Jacopo?
Jacopo è una canzone che ho scritto per un amico, poi lui c’ha un nome figo e secondo me ci sta come titolo, in generale parla di incertezza, del non sapere che cosa faremo da grandi, del fare l’università mentre si fa musica, di amicizia, di quanta voglia avevo di andare via da Potenza e di quanta invece ne ho adesso di tornare a casa. Vabbé.

Cosa c’è nel futuro di Hygge?
Voglio suonare, girare l’Italia in furgone, ci credo da anni anche se sono giovanissimo e alla fine tutto torna, mi piacerebbe collaborare con tanti artisti, confrontarmi, crescere, andare sempre oltre le mie possibilitá, cercare sempre nuovi suoni, nuovi generi, parlare di posti lontanissimi, cambiare sempre, altrimenti che noia dai

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