Nando Fiorino è un compositore che ha scelto per identificare il proprio progetto musicale il nome Il Cavallo Di Torino.  Nato e cresciuto a Marsala, in Sicilia, da cinque anni vive a Milano. La Recherche è il suo nuovo album. Gli abbiamo rivolto qualche domanda.

Ci vuoi raccontare qualcosa del tuo progetto musicale, e spiegarci il nome che hai scelto?

Il progetto musicale nasce nella mia città natale, a Marsala, in Sicilia, per la precisione nel garage dei miei genitori; ma da qualche anno l’ho trasferito in una cantina milanese, nella quale vivo. È un progetto “solitario”; ma questo non esclude il fatto che in futuro io possa collaborare con qualche altro musicista. 

Per il nome del progetto ho preso spunto dal film A Torinói Ló (in italiano: Il Cavallo Di Torino) del regista ungherese Bèla Tarr. Quest’ultimo ha tratto l’ispirazione, per la stesura del soggetto, da un probabile avvenimento nella vita del filosofo tedesco Friedrich Wilhelm Nietzsche: si dice che nei pressi della sua casa torinese, Nietzsche, vedendo un cavallo adibito al traino di una carrozza fustigato a sangue dal cocchiere, perché non voleva muoversi, abbracciò l’animale, pianse, finendo per baciarlo; in seguito cadde a terra urlando in preda a spasmi. Questo sarebbe uno dei primi episodi che preannunciavano il suo crollo psicologico. 

Sono sempre stato affascinato dalla “pazzia”; nella mia vita per essa ho provato diversi sentimenti e stati d’animo, anche contrastanti: desiderio, paura, amore, odio; l’ho divinizzata e l’ho anche bandita; ho visto la luce in essa, ma anche la perdizione; ne ho avuto compassione, ma anche disprezzo; sono entrato in simbiosi con essa, ma l’ho anche sentita lontanissima da me. Ma soprattutto la “pazzia” è quasi sempre stata la mia musa ispiratrice. 

“La recherche” è il titolo proustiano del tuo album. Ci racconti atmosfere e ispirazioni che hanno accompagnato il tuo lavoro su di esso?

La lettura di À La Recherche Du Temps Perdu di Marcel Proust mi ha dato lo spunto per la realizzazione di questo album: ho pensato di musicare alcuni momenti importanti della mia vita. Alcune tracce si riferiscono a un evento in particolare; altre sono un insieme di eventi, accomunati dalla loro stessa natura o dallo stesso effetto che hanno operato in me. 

È l’analisi musicata di alcuni punti salienti della mia vita: ogni traccia è un’istantanea, impressionata dalle emozioni e dai sentimenti provati in questi punti. È un album intimo, introspettivo, esorcizzante. 

Quali sono i tuoi punti di riferimento musicali?

Nella mia vita ho ascoltato e mi sono approcciato a molti generi musicali. Posso dire con certezza che prediligo tutto ciò che ha una matrice rock. Col senno di poi posso constatare che ne La Recherche sono stato fortemente influenzato dal post-rock, dal noise-rock, dal rock sperimentale; ma anche dall’industrial e dall’elettronica. 

Hai pensato a una resa live del disco, quando si potrà?

Penso che trasporre il disco dal vivo, cercando di ricreare quelle atmosfere e quegli incastri sonori, sia molto complicato; ma non voglio escluderlo a priori – molto probabilmente più avanti cercherò e proverò qualche soluzione funzionale. 

Che cos’hai in progetto nel prossimo futuro?

Sto lavorando al prossimo album – ho già composto sette brani. Per quest’ultimo sto traendo ispirazione dall’opera Suicidi Esemplari, dello scrittore spagnolo Enrique Vila-Matas. Vorrei ricordare alcuni personaggi, più o meno famosi, accomunati principalmente da una cosa: il suicidio. Le atmosfere del disco saranno fluttuanti, diafane, oniriche; ma anche tristi, tetre, disperate; e pure frenetiche, incazzate, violente. 

Inoltre vorrei pubblicare un mio ep che ho prodotto nel 2014, ma che non ha mai visto la luce.  Nei prossimi mesi lavorerò alla produzione di una colonna sonora per un mediometraggio – per lo stesso regista ho realizzato la colonna sonora di un cortometraggio nel 2018. 

Il Cavallo di Torino traccia per traccia

Il racconto ha inizio con Nascita, costruzione che sa di noise piuttosto gutturale per poi sfociare verso un sofferto industrial, con citazione di Elephant Man alla fine.

Voci ronzanti e disturbanti si intersecano nell’inizio di Mamma+Elena, prima che parta un motivetto d’antan sullo sfondo. La melodia si fa largo piano piano, con un po’ di elettricità e qualche voce femminile tremolante.

Infanzia si allunga fin quasi a nove minuti, con ronzii e un lunghissimo estratto cinematografico. Il discorso diventa quasi psichedelico e piuttosto immaginifico con Romina.

Invece Adolescenza rotola con rabbia e rumore, e altre citazioni cinematografiche. La Passione si svolge armeggiando con altre impressioni noise.

Viene illustrata con brevità e dolore la Morte dei miei nonni, mentre Musica e desolazione è un rock piuttosto aperto e veloce.

I sentimenti rock si propagano fino ad Anxietas, che però è più inquieta. Sulla strada torna al cinema e affianca i dialoghi con tenui accordi di chitarra.

Si procede con Sono semplicemente un essere umano, che torna a Elephant Man, seguito da inquietanti parabole elettriche. La Stanza 1616 si popola di suoni altrettanto inquietanti e misteriosi.

Si allunga e si fa dolorosa anche Per l’inesprimibile, costellata di vocalizzi filtrati e straniati, con il Marlon Brando di Apocalypse Now a raccontare l’orrore. Stranamente moderata, ma anche intima, ecco poi Autofagia.

Sentimenti ambivalenti emergono poi da Manicomio, prima tranquilla e poi parossistica. Si chiude con Concepimento, quasi un ritorno all’inizio, con tanti piccoli bagliori a costruire un’emersione finale molto più vasta e quasi onnicomprensiva.

Esperimento interessante, quello de Il Cavallo di Torino, che mette in scena una vita intera servendosi per lo più di suoni e scene di film. Non ne esce un disco “per tutti”, ma la sperimentazione funziona così.

Genere musicale: post rock

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