Il Muro del Canto: l’accento sull’amore

L’amore mio non more è il quarto disco in studio de Il Muro del Canto, gruppo rock folk romano che coniuga tradizione popolare e suoni moderni. Abbiamo intervistato Daniele Coccia e Alessandro Pieravanti in rappresentanza del gruppo.

Ormai siete una presenza consolidata: come avete affrontato questo quarto album? Avete cambiato qualcosa nelle lavorazioni rispetto al passato?

D.C. – Abbiamo lavorato con lo spirito di sempre cercando di non ripeterci nelle soluzioni e divertendoci a trovare qualcosa che mettesse d’accordo tutti. Per fortuna il disco è stato molto gradito dalla nostra fan base e dalla critica che si espressa molto bene parlando de L’amore mio non more.

Un pettirosso, un orologio e una vipera: che cosa simboleggia la copertina?

D.C. – Questi tre simboli insieme stanno a indicare il bene e il male nel tempo della nostra vita. Nel titolo abbiamo posto l’accento sull’amore, l’unica forza utile con la quale fronteggiare il vuoto e all’odio in espansione.

Avete inserito per la prima volta due canzoni in italiano e una canzone “al femminile”: potete spiegare i motivi di queste scelte?

D.C. – Senza ‘na Stella è scritta al femminile perché parla di una donna, anzi è il suo cuore che ci parla nel testo. È una canzone appassionata e interpretata dalla stupenda voce di Lavinia Mancusi. La scelta di includere due brani (uno recitato e uno cantato) in italiano è stata semplicissima e senza grandi ragionamenti a monte. Sia Stoica sia Il Tempo Perso ci hanno convinto tutti da subito e ora fanno parte del nostro disco, anche se non sono in dialetto.

Ho trovato molto toccante “Roma maledetta”: vorrei sapere come nasce e come vi è venuta l’idea di mettere in un testo alcuni degli episodi più significativi e sofferti della storia millenaria della vostra meravigliosa città.

Roma Maledetta nasce dalla voglia di mettere in scena l’estetica della negatività e di come spesso fatti di cronaca nera acquisiscano un fascino morboso. Partendo da questo punto di partenza ho capito che poteva essere un espediente per raccontare la storia di Roma.

Vorrei sapere qualcosa anche sul video di “La vita è una” e sulla presenza di Marco Giallini.

A.P. – Il video de La Vita è una nasce da alcuni incontri speciali: quello con Marco Giallini, grandissimo attore che ha molti punti in comune con noi e la poetica del Muro, dall’estrazione popolare, alla romanità, a un’attitudine di vicinanza a chi è in difficoltà.

L’altro incontro speciale è stato quello con la palestra popolare del Quarticciolo che incarna ciò che da anni cerchiamo di raccontare nei nostri testi: cioè che un riscatto è possibile, ed è possibile soprattutto in territori difficili, e questo riscatto passa attraverso principi di comunanza e convivenza che in questo caso sono rappresentati dallo sport e più precisamente dalla boxe.

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