Il Vaso di Pandora, “L’Astronaufrago”: la recensione

Il Vaso Di Pandora è un gruppo alternative rock basato a Bologna, che nasce nel 2009 dalla cantante Antonella Farace e dal batterista Francesco Scaglioni. Dopo vari cambi di line up il quartetto si completa con Gianbattista Mastropierro al basso e Mirco Massarelli e Lorenzo Vermeti alle chitarre.

Dopo l’ep del 2010 Istinto, Psicosi Di Una Donna Curiosa del 2012 e Massacri per Diletto, uscito nel marzo 2015, L’Astronaufrago segna il loro ritorno sulle scene nel 2019.

Il Vaso di Pandora traccia per traccia

Inizio piuttosto ondeggiante per il disco: L’Urlo di Munch trascura bellamente le origini scandinave del quadro del titolo e si immerge in atmosfere arabeggianti e parzialmente psichedeliche.

Si procede poi con il singolo Eva, molto più diretta, veloce e incisiva, con un sapore elettrico anche un po’ retrò.

Impatto piuttosto drammatico e chitarra in grande evidenza con Nulla cambia, che prende forme robuste e ruvide.

Inizio roboante per Crisalide, tra immagini statiche all’esterno e caotiche sul versante interno. Influenze internazionali entrano di prepotenza.

Arriva quasi ovvia, viste alcune somiglianze soprattutto vocali, la cover dei Matia Bazar di Vacanze romane, qui resa in modo piuttosto oscuro e “sporco”.

Riferimenti all’attualità, soprattutto social, con Il Signor Distruggile, con qualche intento parodistico.

Si contiene un po’ sui ritmi PJ, comunque elettrica e vibrante. Si chiude con Luna, terminale old style dell’album, che si dipana come ballad acustica.

Il Vaso di Pandora porta avanti un progetto compatto e coerente, con un suono molto deciso e ottime qualità vocali.

Genere: rock

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