In breve: cinque nuove recensioni per te

Cinque nuovi suggerimenti in breve per te, per scoprire/riscoprire qualche disco che potresti esserti perso per strada.

Plan de Fuga, “Fase 2”

A distanza di poco più di un anno dal precedente Fase 1, i Plan de Fuga pubblicano l’album Fase 2 per Carosello Records. Sono sei le tracce che compongono questo lavoro che mette un punto alla parentesi di scrittura in italiano della band bresciana, eccezion fatta per l’ultima traccia, “Change it”, che vuole quasi chiudere il cerchio e riaffacciarsi verso la lingua inglese. L’ep si apre su toni drammatici con Mi ucciderai, con voce che strappa, su atmosfere sfumate. Ritmi più alti quelli di Come vuoi che sia, mentre Alzare la marea cambia il panorama con le qualità interpretative del cantato, i violini e un tessuto ritmico variegato. Episodi sintetici e una certa quantità di movimento si indovina in Causa effetto, la più intensa dell’ep. Il drumming consistente sorregge anche Distruggi tutto, già presentata come singolo. L’ep si chiude con Change it, che torna all’inglese e a un umore soft.

Fitzcataldo, “Fitzcataldo”

Pubblicato in vinile e in digitale Fitzcataldo seconda prova discografica omonima della formazione milanese (distr. Artist Firts Digital – promo. IndieBox Music). Rispetto al disco d’esordio “Fitzcataldo & the Trivettes” (2014) in questo secondo episodio i Fitzcataldo esplorano nuovi percorsi sonori. La traccia di apertura è I won’t be watching, scelta come singolo di presentazione e ricca di fasi diverse, su atmosfere soffuse ed evocative. Più intima Wonders, benché costellata di chitarre con vocazioni psych/malinconiche. Atmosfera stranamente rarefatta quella di Scent of the spring, che si immerge in atmosfere quasi da jazz club. Delicate chiude l’ep su toni quasi new wave e movimentati. Buona ancorché breve prova dei Fitzcataldo, che nei quattro pezzi mettono comunque in mostra una palette di colori interessante.

The Giant Undertow, “The Weak”

The Giant Undertow è il progetto individuale di Lorenzo Mazzilli, veneto della bassa padovana trapiantato a Bologna. Già attivo in varie band, tra cui The Johnny Clash Project, ha cominciato nel 2013: The Weak è il suo disco d’esordio, uscito qualche tempo fa in digitale, CD e vinile, con il supporto e la collaborazione di diverse etichette: In The Bottle Records, Shyrec, Indipendead, PoPe V e la canadese Death Roots Syndacate. Con atmosfere western country e slide guitar, si comincia sulle note di Lone. Anche il resto del disco è influenzato da praterie, cappelli da cowboy e sonorità morriconiane, con qualche pizzico di Tom Waits e Nick Cave qui e là, per esempio in The Battle of Wine. Oppure in Captivity Waltz, waltzer dalle movenze morbide e dalla buona personalità. Toni epici e cori in Murder Cue, seguita da una più contemplativa Palpah. Passo lento e cadenzato per Where is my Bedroom, mentre si chiude con Dance in a Bone. Disco ricco di personalità.

Veyl, “Ayorama”

Veyl pubblica Ayorama, ep che  si compone di sei brani tra elettronica, ambient, glitch con una particolare attenzione alle melodie della voce. Il tutto è prodotto dalla stessa Veyl con Emilio Pozzolini, membro dei port-royal, una delle più importanti realtà in ambito elettronico italiano. L’ep si apre su note rarefatte e sintetiche come quelle di Flowers. Meno pop e maggiore acidità si configura in brani come The Highest Sky, ma il cuore dell’ep sembra legato alla stagione del synth pop, come provato da brani come Broken Arms. Qualche approfondimento elettronico si manifesta in un brano come Ayorama, la title track, che assume colori diversi anche grazie a inserti hip hop. Pop raffinato e sensazioni electro si sposano bene nell’ep di Veyl, con una buona produzione a far sì che tutto funzioni a dovere.

The Slaps, “Declaration of Loss”

Si chiama Declaration of Loss il primo disco di The Slaps, pubblicato da Dischi Soviet Studio: i quattro giovanissimi della provincia veneta, con alle spalle oltre cento live, mettono in piedi le proprie attitudini garage rock in pezzi come You Are Nothing, che apre il disco. Il garage scorre libero nel disco, a volte con qualche venatura psych, per esempio in Waves, con le chitarre che si appropriano della scena. Qualche idea punk e più asciutta si manifesta in pezzi come Run, mentre Lack of Will lascia spazio a qualche sensazione più morbida e post grunge. Orizzonti più variati e vasti sono quelli che presenta la determinata The Sand. Un buon esordio, contrassegnato da buoni livelli di passione e una certa conoscenza dei propri mezzi.