InO, “Casa Anastasia”: la recensione

Vicentino, classe 1979, quinto album pubblicato ma primo da solista: Andrea Sella, in arte InO, pubblica CASA ANASTASIA, il nuovo album, completamente autoprodotto.

Un disco da cantautore, con una costruzione delle canzoni “vecchio stampo” ma senza ignorare i suoni e gli stili che caratterizzano il presente. Anastasia come la nonna materna, simbolo di affetto e di vicinanza, per un disco capace di impeti improvvisi e di ironia, parlando molto d’amore ma senza eccessi zuccherosi.

Il punto di partenza delle canzoni è spesso acustico, ma senza guardare troppo agli steccati si finisce per sbordare spesso nel rock, nel pop, perfino nell’indie, con attitudini musicali spesso vicine a quelle di una band vera e propria.

InO, infatti, nell’album ha collaborato con Matteo Modini, batterista e co produttore; Alberto Girardello, bassista; Daniele Asnicar, chitarrista. L’album è stato registrato da Luca Sammartin nello studio Produzioni fantasma di Montecchio Maggiore, Vicenza.

InO traccia per traccia

Il disco apre con Tu, apertura piuttosto impetuosa ma tutto sommato tranquilla del disco. Si parla di allegrie agrodolci e il grido si fa eco da solo.

Un invito alla vita, confezionato con modi un po’ rock ma anche morbidi qua e là, è quello che emerge da A lei, secondo brano baldanzoso e leggermente psichedelico.

Andiamo a Venezia rallenta i ritmi, si fa un po’ americana nei suoni, per raccontare di una gita fatta “per cancellare i giorni nefasti”, con panini e tutto. L’aspetto rustico prevale sulle luci dei canali, tra chitarra e qualche fischettìo.

Introduzione lunga e morbida per Romantica, che poi spiega meglio il romanticismo del porcospino, in un pezzo curioso e ironico.

Passo un po’ più drammatico quello di Cometa, che approfondisce i battiti del drumming. La canzone si apre e diventa quasi tempestosa, sicuramente più oscura del resto dell’album.

Si arriva così al singolo, Precario di secondo nome, che non si lega soltanto al precariato del mondo del lavoro ma a quello della vita, con qualche contrapposizione e qualche contrasto.

Un carillion apre Ma non vuoi, che poi cesella in maniera piuttosto critica e molto rock il celebre jingle "a Natale puoi". Un pezzo aggressivo e con molte "lucine tossiche".

Chiusura tambureggiante per l'album con Ciao, finale lungo e psichedelico che galoppa sulle prime e si rilancia spesso. Il brano poi si dilata, si allarga, esplode. E c'è spazio per una sorpresa finale.

Ha provato a fare da solo, InO, salvo le collaborazioni citate. E ha fatto bene: ne è uscito un disco sensato, rotondo e di forte personalità. Le radici rock e pop del progetto sono lì da vedere, ma il discorso è svolto anche con taglio narrativo e cantautorale. Un ottimo primo passo.

Genere: rock-pop

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